Caro don Michele,
ho visto il suo video sul web e letto il commento al vangelo, e avrei una domanda, spero che mi possa rispondere.
Cosa ne pensa di un cristiano che pratica sport da combattimento e arti marziali? Le chiedo questo perché io amo praticare questi sport, ma alle volte ci sono pensieri (forse moralistici) che mi spingono a pensare che le arti come il ju-jitsu (basato su leve e strangolamenti, utile per la difesa personale dei più deboli) sia sbagliato farle. Alle volte sto ore a rifletterci facendomi problemi enormi, quando lo pratico invece sto bene. Eppure la cosa che mi attira di queste arti rispetto a tanti altri sport è che danno la possibilità al debole di vincere il forte, al morbido di vincere il duro... non so, ci sono tante cose che vedo affini. Però ecco vorrei un suo parere.
Grazie per la disponibilità
Tommaso
Caro Tommaso, grazie per la domanda che mi poni, molto profonda ed attuale.
Ora, tanto per smorzare la tensione (muscolare???) ti chiedo se vuoi la risposta dal diacono Michele o dal diacono rambo?
Devo dirti che del diacono rambo non ho più notizie dall’ultima volta che si è guardato allo specchio…
A parte gli scherzi, spero che tu desideri una risposta vera, non una di quelle suscitate da un fatto di cronaca nera o da situazioni personali negative che a volte portano a pensare di farci “giustizieri” dei tanti lupi rapaci che affollano le nostre città.
Tu hai posto la tua domanda parlando di sport.
Sinceramente lo sport è un qualcosa di positivo, perché tende a portare un equilibrio fra mente e fisico. Quando questo rapporto di equilibrio si altera, sinceramente non dovremmo più parlare di sport!
Mi riferisco ai tanti cosiddetti sport, anche quelli molto seguiti tipo il calcio, dove gli equilibri tendono a ben altri fattori…
Quindi un primo aspetto della questione è meramente personale.
Se questa tua attività sportiva ti porta a diventare aggressivo, violento… non è colpa dello sport,
ma, eventualmente, devi rivedere te stesso e non necessariamente cambiare sport!
Ma questo sicuramente non è il tuo caso, altrimenti non ti faresti venire il dubbio.
Le attività sportive che tu citi, se svolte correttamente e curate da professionisti e non da saltimbanchi vari, portano l’uomo a “gestire e controllare” la parte fisica affinché non ci sia violenza.
Tu parli anche di difesa personale, di situazioni in cui un essere umano aggredito deve tutelare la propria persona.
Allora il tuo dubbio coinvolge anche molti altri ambiti della vita, a prescindere lo sport, tipo alcuni lavori che tutelano la pubblica sicurezza (agenti di polizia, carabinieri).
Partiamo come sempre dalla Parola di Cristo, molto forte:
“Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5,21-22).
Ci sono dei casi, tuttavia, in cui è ammessa un'eccezione a questa legge universale che riassumiamo nel comandamento "non uccidere". Non uccidere sta ad indicare appunto la "non disponibilità" della vita della persona umana. Nessuno di noi è padrone degli altri e arbitro dei suoi diritti inalienabili. Uccidere significa negare ad un uomo il diritto di restare uomo fra gli uomini: questo è il culmine dell'odio, del volere il male dell'altro.
Per rendere il più possibile chiaro questo grave aspetto riporto testualmente quello che ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica nel capitolo secondo intitolato “Amerai il prossimo tuo come te stesso” quando esplicita appunto il quinto comandamento “Non uccidere” (Es 20,13), per cui cito una fonte autorevolissima: “2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale: «Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...]. E non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ».
Penso che una spiegazione più esauriente di questa del Catechismo non ci sia.
Come di consueto termino affidandoti una bella canzone, di qualche anno fa…
La canzone è “Ci vuole un fisico bestiale” e aggiungerei io che nel fisico bestiale ci vuole il “Cuore di Gesù”, in ogni cosa che facciamo.
A buon intenditore…
Don Michele Cuttano