La salvezza è stata una roulotte messa a disposizione a marzo dal direttore della Caritas diocesana don Erminio Di Bello. Ma si tratta di un rimedio a dir poco precario per una famiglia lucerina che da almeno un anno non ha il classico tetto sotto cui ripararsi. Ad aggravare la situazione della famiglia di Fedele Barbetti e Virginia Morelli, con tre figli di 10, 8 e 7 anni, c’è stato lo sfratto da un terreno privato nel quartiere Cappuccini su cui i coniugi avevano costruito una vera e propria baracca in cui dormire, mentre i bambini hanno trovato posto a casa della nonna, almeno per le notti, mentre per il resto della giornata i bambini gironzolano attorno a quell’area incolta che ora è il “giardino di casa”.
Dopo l’arrivo delle Forze dell’ordine e l’esecuzione dello sgombero, infatti, adesso la casa di Fedele e Virginia è la stessa roulotte ma spostata su un terreno poco distante, sempre nel quartiere Cappuccini, a dieci metri dal ponte di Via delle Porte Antiche.
“La nostra casa è tutta qui – ha raccontato Virginia a Luceraweb mostrando le masserizie accatastate accanto alla roulotte dove sono anche i panni stesi – ovvero un tavolo, tre sedie e questo mezzo che ci serve per ripararci la notte. Non abbiamo acqua corrente e riscaldamento, e soprattutto non sappiamo come fare a uscire da questa situazione”.
In effetti, tutto sarebbe iniziato l’anno scorso quando sono stati sfrattati da un alloggio in Via Turati, e da quel momento la situazione è lentamente precipitata, anche a causa delle richieste fatte alle istituzioni e definite “inascoltate”.
“Siamo andati tantissime volte al Comune a chiedere una qualsiasi soluzione che ci aiuti – hanno aggiunto i coniugi – magari anche una masseria o comunque un posto con dei muri e i vari allacci. Invece finora ci hanno sempre rimandato indietro e il nostro nervosismo non fa che aumentare, anche perché i mesi invernali non sono poi molto lontani e la nostra famiglia ha bisogno di riunirsi anche fisicamente”.
E in effetti il rischio di esasperare gli animi, con eventuali gesti inconsulti, è proprio il timore di don Erminio Di Bello, anche parroco del quartiere da solo un anno ma in cui si muove come se fosse casa sua, essendoci cresciuto da ragazzo.
“Per quelle che sono le mie possibilità, io sto cercando di dare una mano a queste persone – ha detto il sacerdote a Luceraweb - ma è chiaro che così non possono andare avanti, qualcuno li deve pur aiutare in maniera più concreta di come riesco a fare io”.
Per ora Fedele e Virginia restano lì, tra la polvere e sotto il sole che arroventa le lamiere della roulotte, ma hanno poca intenzione di arrendersi alla realtà.
“Domani torniamo al Comune – hanno detto – e chissà che non sia la volta buona in cui riescono a trovare un alloggio per noi”. (Luceraweb)
r.z.