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Le immagini sacre di Ambrosina Contini

Lei è esattamente come le icone sacre che ama tanto: una realtà che ti fa scoprire un’altra ancora più profonda. È l'impressione che si ha ascoltandola e guardando i suoi grandi occhi carichi di mistero. È a dir poco riservata Ambrosina Contini, artista nota per le sue opere pittoriche che, però, da circa due anni non realizza più per dedicarsi invece totalmente alle immagini sacre.
E proprio come le icone, oltrepassando il velo di riservatezza che la ammanta, questa donna dalle mani d’oro, mamma di tre giovani e sposa di un diacono permanente, rivela piano piano lo splendore che si irradia dall’intimo della sua anima.
Senza aver frequentato alcuna scuola, anche se le piacerebbe, ma formandosi leggendo testi e guardando i tutorial pubblicati su Internet, ha cominciato a creare le prime icone seguendo i precisi canoni contemplati dalla antica tradizione iconografica bizantina. Rigide regole che vanno dall’utilizzo dei materiali alle tecniche.

La Contini ha cominciato a interessarsi all’iconografia studiando le immagini da dipingere sui ceri pasquali. Era infatti il 1983 quando, appena entrata in una comunità neocatecumenale di Foggia, le chiedono di decorare il cero da usare nelle celebrazioni. 
“A seguito di quella richiesta – spiega l’artista a Luceraweb – ho dovuto documentarmi in maniera approfondita sulle tecniche e sui materiali adatti, ma soprattutto sulle immagini da riprodurre e il significato teologico che racchiudevano”.
Due anni dopo si trasferisce a Lucera con la sua famiglia, e dalla sua nuova parrocchia, San Giovanni Battista, e dalla comunità catecumenale che fiorisce lì, che comincia però a frequentare dal 2000, perché ancora legata a quella foggiana, arriva la stessa richiesta. Proprio in questi giorni ne sta decorando uno da consegnare a Pasqua.

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In 34 anni la sua passione per quelle immagini ricche di simboli cristiani si fa più forte e decide di passare dal cero alla tavola di legno, mettendo in pratica quanto appreso.

La preghiera è l’elemento essenziale, tanto che nelle due o tre ore che la sera la Contini riesce a ritagliarsi nella giornata, il suo mondo diventano la lode a Dio e la recita del Rosario, toccando una dimensione spirituale così profonda, fatta solo di silenzio, da estraniarsi dalla realtà e a volte, come rivela, a perdere la cognizione del tempo. 

“L’iconografo (anche se non mi attribuisco questo titolo) – spiega – era colui che si metteva di fronte all’immagine e pregava, perché l’icona era una catechesi che veniva scritta, per cui colui che la guarda dovrebbe illuminarsi di Dio, poiché è l’icona stessa che emana luce”. 
I volti delle icone sono essenziali nei tratti, ma perfetti, poiché la perfezione cristiana non è quella formale bensì da scoprire in quel segno asciutto, privo di particolari che distraggono l’occhio e la mente, che quindi lascia spazio al completamento da parte di Dio.
È la vera bellezza, quella che illumina le cose da dentro. "Quella che ci salverà", dice. Perché ricerca costante del volto di Dio.
Allo stesso modo il volto di Ambrosina Contini si illumina quando racconta come dipingere le sacre immagini sulla tavola le procuri quella serenità che giunge solo dalla contemplazione. E dalla fede.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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