03/04/2017 19.59.48

Il Garibaldi era morto e nessuno lo sapeva

Il Teatro Garibaldi era morto e nessuno lo sapeva. Non è noto quando sarebbe stato celebrato il funerale. Tuttavia, proprio in questi giorni, sarà che siamo sotto Pasqua, se ne festeggia la risurrezione. E per risvegliarlo ci sono voluti 35mila 572euro, con una partecipazione da parte del Comune di Lucera di ben 10mila.
Un esborso economico per il settore Cultura senza precedenti da parte della Giunta Tutolo, che finora ha sempre potuto sostenere con il contagocce pochissimi e selezionati progetti.
La risposta standard è sempre stata che non ci sono soldi in cassa, la stessa raccontata a cittadini e media locali. Solo qualche mese fa la consigliera Francesca Niro, proprio sul palco del Garibaldi, di fronte al pubblico intervenuto per un concerto di musica classica con artisti di fama internazionale, quasi con le lacrime agli occhi si diceva dispiaciuta che l’Amministrazione comunale non avesse i mezzi per sostenere quel tipo di attività culturali di così elevato livello, ma che le associazioni avrebbero potuto contare sulla vicinanza dell’Ente da lei rappresentato. Tuttavia non ha spiegato come.
Con l’era Tutolo, alcune stagioni teatrali e musicali di successo e respiro nazionale sono state annullate, e manifestazioni estemporanee si sono accontentate di qualche spicciolo.
Così, non essendoci trippa per gatti, col tempo in molti hanno rinunciato a presentare le proprie iniziative. E, tranne alcune eccezioni, si è andati avanti con i patrocini gratuiti, la copertura di qualche spesa minima o l’utilizzo gratuito del Teatro. 
Ora, con l’inaspettata elargizione di quei 10mila euro viene in mente quel celebre spot che recita: ti piace vincere facile?
Perché se a tutti viene detto che non ci sono soldi per abbassare le tasse, rifare le strade, per i servizi sociali, perfino per sostituire le decine di alberi tagliati in città, e tanto meno per la cultura, all’improvviso non solo spunta una nuova rassegna ma la si propone addirittura come la “cura” per risollevare il Garibaldi, a partire dalla stessa Niro, autrice di un vero e proprio spot pubblicitario durante l’ultimo Consiglio comunale.
In questi giorni, nel presentare il cartellone teatrale “PrimaVera al Garibaldi”, firmata dall’attore Fabrizio Gifuni e dalla sua manager Natalia Di Iorio, si è parlato di “un piccolo passo di grande eccellenza per restituire il Teatro Garibaldi alla centralità del suo ruolo. L’inizio di un progetto, con la speranza di aprire il respiro verso nuove stagioni”.
Promotrice dell’iniziativa è l’associazione Mediterraneo è Cultura di Lucera che ha formalmente presentato il progetto da 35mila euro al Comune, il quale ha deciso di finanziarlo senza alcun ritorno economico dalla vendita di biglietti e abbonamenti. Praticamente a fondo perduto (oltre alle spese di funzionamento della struttura) e a favore di un sodalizio che peraltro può già vantare il record di sostegno comunale, visto che si aggiungono anche i 4 mila euro ottenuti a settembre per un Festival della Letteratura che comunque non è più quello dei primi anni.
E a dar credito a quanto riportato nella delibera, quasi 19 mila se ne andrebbero di cachet (e quindi che cachet!) agli artisti Maria Paiato, Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Marcello Prayer e Marco Baliani che comunque “per generosità” parteciperanno con altrettanti monologhi alle quattro date in programma da aprile a maggio 2017, oltre al service tecnico con noleggio e al coordinamento organizzativo e tecnico. Altri 12mila saranno impiegati per la comunicazione e la promozione, cioè progetto grafico, sito web (del quale in realtà non c’è traccia), ufficio stampa, materiale fotografico, stampa e diffusione depliant, evidentemente il tutto placcato in oro. I rimanenti 2mila saranno spesi per personale di botteghino e di sala (due cassieri per prevendita e serali e quattro maschere di sala per serata).
Se la matematica non è un’opinione, 25 mila euro sono a carico di Mediterraneo è Cultura, mentre i soldi del Comune copriranno una parte dei compensi degli artisti o le spese di promozione. Intanto, nelle casse pubbliche non entrerà nulla.
Tutto questo per l’auspicata rinascita del Garibaldi "un luogo di cui prendersi cura, da riattivare e proteggere con le migliori energie”, spiegano gli organizzatori. La stagione “è la conferma – sostengono - di un antico legame e il primo passo di un felice contagio. Il legame di Fabrizio Gifuni - uno degli attori più affermati del panorama italiano, teatrale e cinematografico - con la città di Lucera”.
In realtà, dalle stesse parole pronunciate da Gifuni, si tratterebbe del primo passo per affidare proprio a lui la direzione artistica del teatro e di allargare il progetto all’Anfiteatro (inutilizzato – dicono - ma chissà come mai?) e addirittura al Cine Teatro dell’Opera.
“E naturalmente – dichiara Gifuni - è anche dall'amore per questa città - che trova origine nei racconti di mio nonno e di mio padre, dal fatto di sapere che l’antico sipario di questo teatro era stato realizzato da un mio antenato e da ciò che più in generale questa città mi ha sempre restituito in cinquant’anni di vissuto - che nasce questo progetto. Da qui la voglia di far rivivere il Garibaldi – teatro che dal dopoguerra non è mai riuscito a costruire vere e proprie stagioni teatrali con la continuità e un livello adeguato all’importanza di questa città - all’interno di un progetto che si pone come obiettivo la costruzione di un percorso di più ampio respiro, che non sia solo un felice passaggio”.
Dichiarazioni che dovrebbero colpire il pubblico lucerino e di Capitanata che finora, a insaputa di Mediterraneo è Cultura, di Gifuni, della Di Iorio e dello stesso Comune di Lucera, ha sempre riempito Garibaldi, Teatro dell’Opera e, quando aperto, pure l’Anfiteatro. Le altre manifestazioni, evidentemente giudicate di livello inferiore (sic!) si sono svolte lo stesso e non hanno goduto di un sostegno economico di tale portata e che non ha precedenti dal 2014, fatta salva la parentesi disastrosa con il Teatro Pubblico Pugliese per il quale c’erano comunque dei vincoli.


E in effetti quelle frasi dovrebbero suscitare una qualche reazione anche in coloro che negli ultimi anni si sono adoperati per proporre e realizzare piccoli e grandi eventi, spesso con date uniche per il Sud Italia, a Lucera, incassando sold-out e l’apprezzamento della critica.
Che i lucerini fossero amanti dei forestieri è cosa risaputa. Credere che un qualunque messia possa giungere da fuori città e risvegliare il presunto Lazzaro è purtroppo una malattia già diagnostica in passato e piuttosto diffusa non solo in città.  
Il mantra di questi anni è: “quello che c’è va valorizzato”. Verissimo. Ma quando si avallano certe operazioni bisognerebbe prima di tutto vigilare sulla reale ricaduta economica sul territorio, oltre che ovviamente culturale. 
E in secondo luogo, badare a che non si offenda l’intelligenza dei propri concittadini. Perché non è facile dimenticare che il sindaco che dichiara di avere un “debito” (in che senso?) nei confronti di Gifuni è lo stesso che con la sua Giunta finora ha bloccato ogni programmazione culturale di una certa stabilità o continuità.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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