20/08/2017 21.05.43

Feste patronali: cosa resterà

Anche quest’anno, con lo spettacolo pirotecnico della notte tra il 16 e il 17 agosto, si sono chiuse le Feste patronali e, di fatto, l’estate lucerina. Che cosa resterà nella memoria collettiva?
Certamente il ritorno del Torneo delle chiavi, evento atteso per vent’anni e riproposto, con alcuni mutamenti (nel frattempo sono cambiate tante cose, tra cui le norme per utilizzo degli spazi aperti e dei beni storici), ma che ha riscosso un enorme successo in termini di partecipazione sia prima che durante la manifestazione, viva più che mai nel cuore dei lucerini.
E a proposito di cuore, queste sono state le prime Feste cardioprotette, grazie alla comparsa di due defibrillatori che il Comune ha installato in Piazza Matteotti e Piazza Nocelli. Resisteranno a furti e vandalismo?
Vescovo e delegazione - In realtà sono state tante altre le novità introdotte nelle Feste patronali, le prime presiedute da monsignor Giuseppe Giuliano. Anzitutto la Delegazione, che ha sostituito il Comitato feste, sodalizio che sembrava granitico, ma che invece non si è formato (pare perché “convocato” troppo tardi per poter garantire efficienza ed efficacia), lasciando il campo libero ad alcuni dipendenti diocesani e volontari che si sono occupati di raccogliere fondi e organizzare gli eventi.
Questo cambio, se da una parte, con l’introduzione del “festometro” ha fatto intravvedere (finalmente!) quanto materialmente occorre in termini economici per realizzare tutto l’ambaradan per i festeggiamenti in onore di Santa Maria, dall’altra dà l’impressione di aver contribuito a consolidare l’influenza di alcune famiglie all’interno delle Curia diocesana, con l’innesto “ufficiale” delle giovani generazioni nell’organigramma. Insomma, tutto è cambiato per non cambiare, nei fatti, nulla; fatta eccezione della fuoriuscita di Claudio Finizio, presidente del Comitato per 13 anni. 
Il festometro è stato molto interessante perché tacca dopo tacca ha mostrato quanto denaro servisse per la festa: 35 mila euro la cifra dichiarata per assicurare materiale di devozione, trono, luminarie, bande musicali e tre fuochi. Sono esclusi i 25 mila che ha sborsato il Comune di Lucera per il concerto della PFM.
La Delegazione ha reso noto che dal 1° luglio all’11 agosto sono stati raccolti 36.567 euro in offerte da varie fonti. Insomma, un successone! Tant’è che si è potuto elargire un 10% in beneficenza. Eppure non è possibile stabilire se sia andata meglio o peggio del passato, perché i budget delle raccolte precedenti sono segreti meglio custoditi di quelli di Fatima. 
Intanto, a settembre, la Delegazione renderà pubblico il bilancio della Festa. Una novità assoluta in termini di trasparenza.


Gli annunci sul clero - Ma questo 2017 è stato anche l’anno dei mancati annunci e, di conseguenza, degli annunci a sorpresa. Dopo la diffusione da parte di Luceraweb del disegno di soppressione della parrocchia Cattedrale, si è giunti in tutta fretta (letteralmente dalla sera alla mattina) a designare sia il nuovo parroco che il vicario generale. Il tempo, però, dirà se il progetto sia stato solo temporaneamente accantonato.
Abiti e costumi - Tra le perle indimenticabili vanno annoverati il “trono di Barbie” per la Madonna, molto trendy e poco tradizionale, e il passaggio dal faraonico Cornacchia Style al camicione bianco di monsignor Giuliano, evidentemente comodo e adatto ad ogni occasione: dalla benedizione della folla ai saluti dal balcone, passando per tutta la processione del 16 agosto con le due soste a effetto davanti a carcere e ospedale. 
Altra novità è la reintroduzione del Palio e dei vessilli delle cinque porte nelle processioni, cosa di per sé significativa per la città, visto che l’intenzione è quella di ricreare (perché c’era già) un collegamento forte tra evento profano e festa religiosa. Questo, però, annulla quasi completamente quella piccola distanza estetica tra Corteo storico e processione, dove in molte zone, anche vicino alla stessa Madonna, si continua a non pregare, ma a chiacchierare allegramente e a salutare il pubblico.
Le uniche due vere novità sono state legate al protocollo: il saluto ai lucerini emigrati spostato alla mattina del 16, mentre in quello istituzionale del 14 pomeriggio il sindaco per la prima volta è stato posizionato in mezzo alle altre autorità e non seduto accanto al vescovo.  
Fede e tradizione - A detta della Delegazione (organismo che potrebbe essere riconfermato per l’anno prossimo mentre non è detto che il Comune rimetta sul piatto 25 mila euro per il concerto del 16) quello approntato era “un programma di festeggiamenti che strizza l’occhio alla tradizione e alla condivisione”. Ma se strizza l’occhio alla tradizione, sotto sotto allora che cosa resta? 
Senza contare che nei giorni precedenti più di un sacerdote nelle omelie ha cercato in tutti i modi convincere i fedeli che questa sarebbe una festa “al risparmio e più spirituale”, dove però per spirituale si sottolineava la partecipazione con la parrocchia di appartenenza alla novena (quindi una sola volta), la processione (non è chiaro se da partecipanti o spettatori) e una preghiera a Santa Maria. Amen!
Con una preoccupazione costante alla raccolta di denaro, alla fine la strizzata d’occhio, e pure di mano, è stata data come da tradizione in larga parte all’aspetto pagano della festa: luminarie (piuttosto deludenti), fuochi (piuttosto brevi) e bande (piuttosto loquace l’ultima, con un ripetuto “Viva San Severo” che ai lucerini fa sempre un certo effetto). 
Senza un Comitato, quest’anno si sarebbe potuto davvero approfittare per smarcare la venerazione a Santa Maria Patrona dal devozionismo corrosivo che nulla a che fare con l’amore della gente per la bella Madonna nera che protegge la città. 
Si è persa l’occasione per portare la tradizione a un più alto livello spirituale. Un vero peccato!

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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