03/05/2018 8.02.13

L’inquinamento politico sopra e sotto i tavolini

La questione dei tavolini nel centro storico di Lucera è il prototipo classico di un argomento da campagna elettorale, e siccome in città è partita già da alcuni mesi, essa rappresenta un’occasione perfetta per cominciare a cercare perimetri, questi sì, di consensi. 
Così come sta accadendo per il mercato settimanale, in mezzo c’è di tutto, i finti tonti, i furbi veri, gli onesti che difendono quelli in malafede, e pure i disonesti che invocano la legalità. Insomma, un campionario umano, politico e imprenditoriale di varia natura, peraltro immerso nei social network in cui vengono ben evidenziate le posizioni tra false verità o spostamenti dell’attenzione, prima che dei tavolini stessi.
Un fatto è certo: a Lucera si è tornati all’anno zero, e non solo per l’operazione congiunta di carabinieri e Soprintendenza che ha introdotto parametri e regole nuove su una vicenda in cui parecchi, da anni, hanno marciato sotto traccia con evidenti benefici economici, ma anche per un aspetto che in molti ignorano, mentre chi lo conosce ne minimizza invano la portata.
Il rilascio delle nuove autorizzazioni da parte del Comune è subordinato a un adempimento cruciale: il ripiano del debito tributario nei confronti dell’ente. La tabella che circola sugli smartphone di parecchi lucerini racconta di cinque operatori perfettamente in regola, altri cinque con un debito di qualche centinaio di euro, e soprattutto altrettanti con esposizioni per migliaia di euro, spesso maturati a seguito di anni di mancati (o parziali) pagamenti della tassa di occupazione del suolo pubblico o di contestazioni di abusivismo. 
Nel primo caso, pare che la tecnica utilizzata fosse semplice, efficace e soprattutto senza contrasto: dopo il versamento della prima rata all’atto del rilascio dell’autorizzazione annuale, le successive venivano “dimenticate”, con la conseguenza che l’ammanco per le casse dell’ente aumentava. Come una sorta di conto in banca al contrario e che oggi sta rappresentando uno scoglio intollerabile per chi, da una posizione anche imbarazzante, ambisce a rimettere tavolini e sedie davanti al proprio locale.
E’ questo il vero problema che invece si vorrebbe dirottare sulle (troppe) prescrizioni avanzate dalla Soprintendenza che in effetti sta dimostrando grande attenzione sulla fruibilità dei centri storici in tutta la Puglia, ma con il risultato paradossale di penalizzare quelli più belli come Lucera a beneficio di altri brutti (per non dire inguardabili) in cui i danni estetici sarebbero chiaramente minori. 
L’invocazione di un maggiore equilibrio nella considerazione degli operatori è sacrosanta, ma questa circostanza rappresenta solo il problema minore di una vicenda da cui gli stessi esercenti potrebbero cogliere invece una bella occasione. E’ forse questo il momento giusto per qualificare il sistema ricettivo assieme agli altri colleghi, ricorrendo a modelli, materiali, colori e arredi concordati a priori (a Foggia lo hanno fatto, a Bari lo stanno facendo), con una traccia unica su cui poi declinare con maggiore serenità, perché impostata a medio-lungo termine, la propria offerta eno-gastronomica.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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