20/09/2018 07:44:58

Tutolo in trappola, i lucerini ancora di più

Tumore. Una parola che anche a Lucera terrorizza. Legarla a qualunque vicenda cittadina è come infilare un coltello nel burro. E questo è noto a tutti da molto tempo.  
Ed è proprio questa parola che sta avvelenando quella che in questi giorni è diventata ormai una vera e propria campagna elettorale che si caratterizza per un’attenzione particolare all’ambiente. Ma non tutto, si badi bene. Solo una parte di esso: Maia Rigenera.
A questo punto, se ogni concetto viene preceduto o sovrastato dal vocabolo “tumore”, è difficile credere che la paura e l’irrazionalità non prevalgano nei ragionamenti di tantissima gente e che la logica venga schiacciata.
È quello che sta accadendo a una comunità smarrita. Nessuno in questi giorni vorrebbe essere al posto dei lucerini, chiamati ad una scelta difficile che peserà per decenni sul loro futuro. 
Per la prima volta la città è interpellata su una faccenda importantissima che dovrebbe, in teoria, essere caratterizzata da una scelta consapevole e matura, ma nella realtà (almeno finora) non è così. Perché il veleno si sta insinuando ovunque creando solo dubbi, alimentati da paure e sospetti.
Così, la decisione del sindaco Antonio Tutolo di indire un referendum appare incomprensibile. Quello che doveva essere – secondo la sua visione – uno strumento democratico, gli si sta ritorcendo contro, perché il terrore non fa ragionare. 
Chi lo ha capito bene cavalca l’atmosfera, chi, all’opposto, insiste coi dati che forniranno i tecnici, pare in svantaggio. La non logica della situazione sta, per esempio, nel fatto che anche chi regge il suo teorema sui tumori paventati si basa su dati scientifici. E allora? Allora la popolazione, dopo giorni di urla, video e post sui social, sembra in balia di chi la spara più grossa. 
Ma se ci si dà il tempo di ragionare sulle cose lette e ascoltate, da soli si arriva ad alcune deduzioni. Deduzioni, perché la verità su questa vicenda è ancora lontana. 
La prima cosa da chiedersi è: ma la famiglia Montagano ha cambiato strategia? Dopo quasi dieci anni di battaglie tra amministrazione comunale e cittadini con l’azienda Bio Ecoagrimm (che resterà sua a prescindere da come finirà questa storia), d’improvviso la tattica dell’imprenditore è mutata? Montagano, per come lo conoscono tutti, non avrebbe permesso ad alcuno di parlare del suo fiorente progetto nei termini in cui si sta facendo ormai da alcune settimane. Sarebbero partiti i copiosi comunicati con indicati i nomi e i cognomi che “attentavano” la sua libera attività di imprenditore perennemente “perseguitato” da controlli, oltre che dallo stesso Tutolo. Lucera, come è accaduto in passato, sarebbe stata invasa da volantini e manifesti che accusavano di non voler creare lavoro. I media non allineati probabilmente sarebbero stati continuo bersaglio di presunte rettifiche e minacce di querele. Insomma, si sarebbe scatenato un braccio di ferro tra i pro e i contro, fomentato e sostenuto apertamente soprattutto da chi oggi sta andando contro quel progetto. Quindi qualcosa non torna.
Perché su Maia Rigenera finora si è sentito solo il silenzio. Possibile che l’unico ad averlo notato sia stato Luceraweb che lo ha chiamato e intervistato?
Il sospetto (ancora non smentito) lanciato domenica scorsa dalle colonne della Gazzetta da Lello Vecchiarino è una ipotesi così peregrina? Montagano starebbe pensando di ritirarsi dall’accordo con Fortore Energia? E, se mai si potesse ipotizzare per assurdo una cosa del genere, sarebbe interessante capire come sarebbe possibile uscire indenni dalle pieghe del contratto siglato tra le parti. 
Del resto, 40 milioni di euro come investimento nel nuovo impianto non sono una bazzecola. E per quanto si debba versare solo una percentuale, questa rimane piuttosto alta. O c’è dell’altro?
Una domanda però possono porsela da soli i lucerini: se Montagano afferma ancora oggi, nel 2018, che il suo attuale impianto è in regola e che il problema puzza (anche se per mesi si ostinò a definirle “illusioni olfattive”) è dovuto “solo” alla collinetta che sorge alle spalle dell’azienda, davvero le persone comuni pensano che se non si realizza lo stabilimento Maia, in futuro ci sarà qualcuno in grado di contrastare la puzza? Davvero si pensa che la puzza svanirà con qualche filtro e altri controlli? Solo chi non ha seguito assiduamente il caso Bio Ecoagrim può illudersi a tal punto, o peggio ancora, farsi illudere da qualche volpone e mistificatore. 
Ma della puzza si tornerà a parlare meglio dopo.  
Nel gioco dei sospetti è finito in trappola lo stesso Tutolo. Perché quando tre anni fa strinse il “patto del camioncino” con Montagano, col quale decise di sotterrare l’ascia di guerra con la promessa di favorire la realizzazione di un impianto anaerobico, deve aver pensato che con Maia si sarebbe risolto il problema. Che la guerra sarebbe finita insieme alla puzza. Ma così non sta andando. Perché c’è chi gli rimprovera proprio il silenzio sulla questione Maia che nel frattempo qualcun altro ha infiammato ad arte. Così, Tutolo si ritrova nella situazione che se parla contro Maia viene accusato di non risolvere il problema puzza, se parla a favore di Maia viene accusato di volere i tumori a Lucera. Proprio un bel trappolone da cui lui forse pensa di uscire col referendum. 
Ma c’è di peggio. 
Alcuni studiosi ritengono che per condizionare le opinioni di un popolo ci vogliano circa dieci anni. 
Sempre Vecchiarino domenica ha cominciato a incastrare alcune tessere della storia politico-economica di Lucera partendo dal 2008. Come nel gioco dei puntini da unire, sta facendo emergere una figura mostruosa in cui si intravvede ciò che accadde in passato e alcune delle conseguenze che i lucerini starebbero pagando sulla propria pelle.
Mancano ancora molti pezzi, ma si scorge il profilo di una storia che parte dai proiettili e le bombe indirizzati all’ex sindaco Morlacco, passano per i rifiuti e le energie alternative e finiscono con interrogativi spaventosi. 
Allora come oggi le persone comuni non furono in grado di capire quali meccanismi si stessero muovendo sopra le loro teste e pure sotto i loro nasi.
Ma, tornando al discorso puzza: è giusto finalmente porsi delle domande su ciò che potrebbe causare un impianto come Maia, ma è altrettanto sacrosanto chiedersi, nel caso salti il progetto anaerobico, come risolvere definitivamente il flagello delle emissioni. Perché se è vero, come ormai vanno dicendo gli esperti interpellati dai vari ambientalisti, che le puzze sono composte anche di agenti chimici, è legittimo domandarsi che cosa hanno respirato in dieci anni i lucerini e gli abitanti delle zone raggiunte dal tanfo. E quanto questo fattore abbia già inciso sulla salute pubblica. Si ricordi che nella vicenda fu coinvolta anche la condotta dell’acqua che è ancora attiva e giace sotto la famosa collinetta, e Luceraweb non ha mai smesso di chiedere che divenisse di pubblico dominio il noto dossier secretato. Della storia dell’acqua, infatti, possiamo affermare di essere stati gli unici (gli unici) a occuparcene. 
Tutta questa mobilitazione, per il bene primario per eccellenza, semplicemente non si è vista. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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