16/06/2011 11:53:22

L'avvocato Antonio Dello Preite cura la rubrica dedicata all’analisi di problemi di natura legale per Luceraweb

Buon giorno avvocato.
Sono un ragazzo di 30 anni e sto facendo causa contro lo Stato per un anno di ingiusta detenzione.
La causa è stata iniziata con lo stesso avvocato insieme al quale ho vinto il processo in cui ho sofferto un anno di carcerazione.
Il mio avvocato è stato pagato per tutto il tempo che mi ha assistito e, con tutto quello che mi ha chiesto all’inizio, mi ha promesso che per il procedimento per il risarcimento dei danni non mi chiederà niente. Io, comunque, gli ho promesso di pagargli il 10% del risarcimento che prenderò.
Tuttavia, dopo aver depositato la richiesta di risarcimento, il mio avvocato mi ha chiesto, per proseguire il procedimento di risarcimento, il 30% della somma che mi sarà data come risarcimento.
Tra 10 giorni avrà luogo la causa in camera di consiglio e non so come procedere... devo cambiare avvocato? E’ ancora possibile cambiare avvocato?
Chiedo a lei un consiglio perchè mi sembra un pò troppo il 30%, tenendo conto che secondo i calcoli di 235 euro per 360 giorni, più le spese e altro, la cifra sarebbe intorno agli 80 mila euro e poi, per una causa di media difficoltà non mi sembra giusto chiedere 28 mila euro!
Chiedo un consiglio a lei e la ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti.
G.
 
Credo che Le siano state riferite cose un po’ campate in aria, circa la riparazione per ingiusta detenzione, quantomeno per quanto riguarda le cifre ed i criteri di quantificazione e, soprattutto, se c’è il diritto all’indennizzo, cosa tutt’altro che automatica.
Le riparazioni per ingiusta detenzione sono contemplate dagli artt.314 e 315 del codice di procedura penale e regolano gli indennizzi da versare alla persona ingiustamente detenuta in custodia cautelare e prosciolta, poi, con sentenza definitiva passata in giudicato.
Per Legge l’indennizzo non può eccedere comunque la somma di euro 516.456,90 ed il ricorso alla Corte d’Appello competente deve essere presentato nel termine perentorio di due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di proscioglimento (e cioè assoluzione perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato o perché non è previsto dalla legge come reato), al termine del quale, l’istante “… ha diritto ad un’equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave …” .
Cosa vuol dire quest’ultima frase? Che la sola sentenza di assoluzione non è sufficiente – come purtroppo molti credono – ma occorre verificare se quell’arresto o ordinanza di custodia cautelare non siano stati causati dal soggetto, prima incarcerato e poi assolto, poiché i Giudici della Corte, andranno a verificare (ovviamente) non la sentenza assolutoria, ma se, al momento della cattura, il richiedente abbia avuto una condotta tale da “provocare” la misura coercitiva che lo ha colpito.
Le faccio un esempio (di un caso realmente avvenuto) per far comprendere meglio il concetto.
Tizio, pluripregiudicato, sottoposto ad intercettazione ambientale, parlando con un altro noto malavitoso, per rendersi grande a suoi occhi, gli riferisce di una serie di armi ben occultate in determinati posti, fuori della sua casa, vantandosi di prendere in giro le frequenti perquisizioni dei Carabinieri che di volta in volta non trovano nulla, oltre a precisazioni sul come prepararsi a fare un azione a mano armata.
Il Tizio, sulla base del tenore gravissimo di tale intercettazione, viene arrestato e tra carcere ed arresti domiciliari, subisce una custodia cautelare di oltre un anno. Poi nel processo di merito viene assolto perché le armi non si trovano e si capisce che il tutto è stata una “sbruffonata”. La Corte ha escluso il diritto all’indennizzo, perché Tizio, con il suo riprovevole comportamento, ha causato la sua cattura, che, altrimenti, non ci sarebbe stata.
Per concludere, io non so per quale motivo Lei è stato arrestato e se il suo arresto è stato causato dalla Sua condotta, per cui lei avrà o non avrà diritto all’indennizzo sulla base delle considerazioni che ho fatto prima.
Attenzione a non commettere un altro sbaglio: questa procedura dà luogo ad un indennizzo e non ad un risarcimento dei danni vero e proprio (che è tutt’altro e ben maggior concetto).
Quanto ai calcoli che Lei fa, arrivando a quantificare la sua ingiusta detenzione in euro 80.000 è un vero mistero, anche perché, se parliamo della Corte d’Appello di Bari, dove ho personale esperienza professionale, per quei tempi da lei indicati quella cifra non viene minimamente riconosciuta (ad un mio assistito, prosciolto dall’accusa di rapina a mano armata, per un anno e mezzo di custodia cautelare, hanno riconosciuto un indennizzo di euro 40.000).
Non esistono tabelle o criteri scritti, per cui il tutto è rimesso alla discrezione della Corte giudicante: sulla base dei precedenti ci si può fare un’idea approssimativa, ma non si può codificare esattamente modalità e cifre, come, invece, fa Lei.
Sulle questioni economiche interne tra cliente ad avvocato, Lei potrà consultare qualche mio precedente intervento nella rubrica Avvocato sul web”.
Rispondo telegraficamente alle sue domande: a) Lei può cambiare in ogni momento l’avvocato che ha, senza chiedere il premesso a nessuno, perché è un Suo diritto, ma ha l’obbligo di pagare il vecchio avvocato per tutte le prestazioni che ha fatto sino alla sua revoca; b) la legge, con il c.d. decreto Bersani, consente che il cliente e l’avvocato possano concordare il compenso nella misura del tot% del risultato economico conseguito, ma il tutto deve risultare da atto scritto; c) se questo non è stato fatto e vi sono comunque divergenze sulla somma, l’avvocato ha l’obbligo di rendere il conto della sua gestione con dettagliata nota specifica per tutta l’attività prestata sulla base delle vigenti tariffe forensi.
Spero di essere stato chiaro ed esauriente.
Auguri per il felice esito della Sua controversia.
avv. Antonio Dello Preite

Per sottoporre domande scrivere a: a.dellopreite@luceraweb.it 
Periodicamente i lettori potranno trovare risposta a quesiti legali generici che rappresentano una divulgazione ed un chiarimento di argomenti giuridici generali ed impersonali.
Laddove si voglia richiedere una vera e propria consultazione professionale on-line, il caso va rimesso direttamente all’indirizzo consulenza@avvdellopreite.it
L’avv. Antonio Dello Preite (sito Internet www.avvdellopreite.it) riceve tutti i giorni, sabato escluso, nel suo studio di Lucera alla via Indipendenza n° 21 dalle ore 18 alle ore 20 ed è raggiungibile ai numeri telefonici 0881-520993 e 347-2548204

Condividi con:

0,0308s.