01/11/2012 10:32:05

Egregio Collega,
non se la prenda, ma noi siamo tra quelli che hanno gioito per quanto deciso dalla Corte Costituzionale, perché l’aver, a suo tempo, stabilito l’obbligatorietà della mediazione civile, dal nostro modesto punto di vista è una violazione di quel principio di libertà e di uguaglianza, tipico di qualsiasi democrazia che voglia considerarsi tale.
Per anni abbiamo dovuto richiedere la conciliazione alle Commissioni Provinciali di Lavoro per le controversia in materia di rapporti di lavoro subordinato e pubblico impiego, senza che si sortisse effetto deflattivo alcuno, ritrovandoci oggi in tribunale a perorare diritti dei lavoratori ultradecennali.
E l’attento Legislatore, ed i giuristi che ben conoscono il modo Giustizia, cosa fanno: introducono la media conciliazione obbligatoria in ambito civile!
Ma poi era necessaria la mediazione? Non è forse vero che l’art.185 c.p.c. prevede già il tentativo di conciliazione nell’ambito dei giudizi civili, così come l’art.320 c.p.c. per i giudizi innanzi al Giudice di Pace e l’art.410 c.p.c. per la cause in materia di lavoro?
Non era meglio incentivare questi istituti o forse non conveniva a coloro che avevano previsto la nascita di tutta una serie di organismi di conciliazione, attorno ai quali, specie per quelli che si occupavano di formazione, sono ruotate somme non indifferenti, avendo poi formato anche gente che non aveva nessuna conoscenza di diritto?
La verità è che i motivi per l’introduzione della mediazione civile del nostro ordinamento sono altri e non il voler deflazionare la giustizia con un sistema di conciliazione, per alcuni versi cervellotico. Si pensi al fatto che erano da me dovute le spese processuali alla controparte nel caso in cui, rifiutata la somma offertami in sede di mediazione civile, a seguito del giudizio, ottenevo una condanna ad una somma pari o inferiore anche di un solo euro, passando in secondo piano il fatto che la sentenza a me favorevole affermava sì il mio diritto a vedermi riconosciuta una somma, ma principalmente riconosceva un mio diritto – e non certo economico per gli utenti, per quei cittadini che reclamano il riconoscimento di un proprio diritto, i quali, sì poveri cittadini che non arrivano alla fine del mese, devono – ora dovevano fortunatamente –  pagare prima la conciliazione e poi i costi della giustizia, determinando un aumento dei tempi ed una duplicazione dei costi!
Qualcuno aveva anche affermato che essa avrebbe rappresentato una possibilità lavorativa per i giovani; invece, la verità di questa esperienza di media conciliazione mostra che l’istituto era stato creato per soddisfare solo coloro che, avendo i mezzi economici, hanno potuto creare una serie di organismi/enti di conciliazione e di formazione di media conciliatori, creando poi una nuova categoria professionale, quella appunto dei media conciliatori.
Organismi tutti costituiti da colleghi operanti sulla scena da molto tempo e poco propensi a condividere questa “esperienza professionale” con altri, soprattutto con i giovani. I quali, peraltro, dovevano soggiacere a rigide regole di competenza territoriale per aprire una sede conciliativa.
Infine, non si deve dimenticare che uno dei primi compiti del buon avvocato non è quello di fare causa, ma quello di trovare una giusta soluzione ai problemi dei propri assistiti, i quali non devono vedersi mercanteggiare i propri diritti innanzi a conciliatori, ma devono trovare soddisfazione nel riconoscimento delle proprie ragioni innanzi alle sedi giudiziarie (almeno fino a quando il Ministro Severino ce le lascia!) come quella di Lucera che, notizia di oggi, è stata classificata come tra le sedi giudiziarie più virtuose, precisamente la nona in Italia (fonte Il Sole 24 Ore).
Pertanto, senza rancore con nessuno, benché meno con lo Stimato Collega e conciliatore, si è felici che l’istituto della conciliazione non decolli, ma venga riposto lì, tra le sciagurate riforme legislative degli ultimi anni, frutto degli interessi personali di qualcuno, ricordandoci che siamo innanzitutto avvocati.

Avv. Leonardo Albano
Avv. Lucio Cesarini

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