21/10/2018 21:29:04

Compensi legali tra regole, diritti e doveri

Buonasera avvocato.
Le scrivo perché avrei bisogno di una delucidazione in merito ad un ricorso per accompagnamento. 
Sono stata dall’avvocato del CAF che ha seguito la pratica di ricorso di mia suocera per l’accompagnamento (durata 3 + 2 anni ricorso). Finalmente la causa si è conclusa con la nostra vittoria e l’avvocato mi ha convocata per darmi la comunicazione della somma liquidata (€ 9.250). Come onorario e spese ha presentato una parcella di €  5.000.
A questo punto ho chiesto di fornirmi la nota dettagliata delle spese sostenute, non perché non volessi pagare il suo lavoro, ma mi è sembrato eccessivo il compenso rispetto al totale della liquidazione. L’avvocato si è rifiutato e ha detto che potevo verificare da internet, ma credo che su internet non troverò mai la decisione relativa alla pratica di mia suocera decisa dal giudice sulle spese legali, giusto? Non ha voluto nemmeno rilasciarmi una copia della sentenza.
Come potrei fare per avere questi documenti? Se vado all’INPS mi rilasciano una copia?
Fiduciosa in una sua risposta la ringrazio anticipatamente.
Cordiali saluti

Gentile Signora,
i rapporti tra avvocato e cliente sono regolati dalla libera contrattazione delle parti e, in subordine, dai parametri contenuti nel D.M. Giustizia 10.03.14 n°55, aggiornato recentemente dal DM Giustizia 08.03.18 n°37, tant’è che il giudice usa proprio questi per liquidare le spese di soccombenza.
I compensi prevedono le quattro voci che individuano le fasi di un giudizio: 1) lo studio; 2) l’introduzione (citazione, ricorso, ecc.); 3) l’istruttoria (audizione testimoni, esame prove, ecc.); 4) la decisione (redazione atti finali, discussione, ecc.).
Mi pare di capire che non ci sia stata una definizione sul compenso, per cui il collega ha utilizzato quei parametri per la determinazione del suo avere.
Nel suo caso, il compenso per valore (€ 9.250) di una causa previdenziale innanzi al Tribunale (fascia da € 5.000 ad € 26.000) prevede, attualmente, un onorario complessivo medio di € 5.135  (studio € 885 + introduzione € 740 + istruttoria € 1.585 + decisione 1.925).
A questi importi si debbono aggiungere i seguenti oneri: a) il rimborso forfettario delle spese nella misura del 15%; b) l’addizionale Cassa Forense nella misura del 4%;  c) l’immancabile IVA nella misura del 22%; d) le eventuali spese vive sostenute e documentate (bolli, marche, contributo unificato, ecc.).
Se il collega le ha chiesto un importo onnicomprensivo di € 5.000, il dettaglio può essere letto in questo modo: € 3.352,18 (onorario) + 591,55 (rimborso forfettario spese) + € 157,63 (addizionale Cassa Forense) + €  901,64 (IVA) = € 5.000 da fatturare.
Come può vedere, il suo legale ha chiesto un onorario certamente congruo (€ 3.352,18) ed al di sotto dell’attuale valore medio (€ 5.135).
Tuttavia, vi sono altri aspetti da chiarire.
In primo luogo, mi pare di capire che la sentenza, anche se provvisoriamente esecutiva, non sia ancora definitiva, perché chi ha perso la causa, se ancora nei termini, potrebbe impugnarla in 2° grado innanzi alla Corte d’ Appello: il giudizio, pertanto, potrebbe proseguire ulteriormente. 
In secondo luogo, poi, il giudice potrebbe aver condannato la controparte a pagare le spese di soccombenza perché il ricorso è stato accolto: supponiamo che siano stati liquidati € 2.000 + oneri, lei dovrà sottrarli agli € 3.352,18 + oneri richiesti dal legale, poiché quell’importo (€ 2.000 + oneri) dovrà essere pagato al suo avvocato da chi ha perso la causa.
Ogni avvocato ha un dovere di informazione nei confronti del cliente, per cui lei ha il diritto di conoscere questa importante circostanza.
Tenga presente, però, che le statuizioni del giudice sulle spese non incidono mai sui rapporti tra avvocato e cliente.
Questo significa che lei dovrà sempre pagare i 5.000 euro all’avvocato, recuperandone 2.000 + oneri da chi ha perso la causa (se li recupera) ed anche che, se, invece, lei avesse perso la causa, avrebbe sempre dovuto pagare la stessa somma al suo legale.
L’avvocato, infatti, come tutti i liberi professionisti (medici, ingegneri, commercialisti, ecc.) non è  socio del cliente e, come lavoratore, mette a disposizione i mezzi, ma non i risultati e per questo deve essere sempre pagato, anche se, purtroppo, molto spesso il cliente confonde le due cose, arrivando necessariamente a conclusioni del tutto errate.
Il collega, poi, si è riferito ad Internet, perché sul web si possono consultare liberamente quei parametri forensi per la quantificazione degli onorari a cui accennavo sopra.
Credo, poi, che non le abbia dato la sentenza perché, materialmente, ha ricevuto la notificazione del solo dispositivo (che è sufficiente, anche se mancano le motivazioni).  
Infine, altro punto da chiarire, è se l’avvocato debba esser pagato da lei o dal CAF (o Patronato, non si capisce bene).
Questi organismi sono sorti per dare prestazioni di assistenza gratuite (o quasi) ai cittadini perché, per questo, percepiscono somme dallo Stato e con queste si organizzano.
Dovrebbe verificare se il mandato rilasciato per fare la causa è stato dato al CAF (o Patronato) che poi lo ha affidato ad un suo legale, oppure se è stato rilasciato direttamente all’avvocato, perché è il mandato a determinare, poi, il soggetto obbligato a pagare gli onorari di patrocinio.
Il mio consiglio, pertanto, è quello di accertare quanto le ho detto sopra e, di conseguenza, se il mandato è stato conferito direttamente al legale, versargli quanto di sua effettiva spettanza e cioè l’intero, se non c’ è stata alcuna pronuncia sulla soccombenza, o, viceversa, la differenza.
Se, invece, il mandato è stato rilasciato dal CAF (o Patronato) ad un suo legale, c’è da discutere su chi e come debba effettivamente pagare, anche perché, in questi casi, tra legale e CAF/Patronato, c’è quasi sempre un accordo preventivo che regola i loro rapporti.
Chiariti questi punti e concluso il mandato, le deve essere restituita l’intera documentazione e, se la sentenza integrale non c’è, la si potrà richiedere alla cancelleria del Tribunale che l’ha emessa (non all’INPS), informandosi opportunamente se questa è definitiva o è ancora nei termini per essere impugnata.  
Spero di essere stato esauriente.
Saluti.
Avv. Antonio Dello Preite

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