05/12/2018 19:34:34

‘Mo’ vene Natale...’

“Mo’ vene Natale, e senza denare...” è un antico motivetto ben noto alla gente di una certa età, quasi una colonna sonora per chi, specie del meridione, non può o non riesce a vivere le festività in maniera diversa rispetto al resto dell’anno, soprattutto a causa di ristrettezze economiche. 
Al netto delle strumentalizzazioni politiche e personali sempre attive a Lucera, il Natale 2018 si caratterizza forse più di altri da evidenti contraddizioni di carattere soprattutto sociale, con ritardi gravissimi nell’erogazione di importanti servizi a fasce deboli della popolazione e innegabile efficienza, solerzia e impiego di risorse nell’allestimento degli eventi del mese di dicembre.
In effetti la “febbre” del Natale già nel 2017 a Lucera aveva raggiunto temperature significative, e quest'anno si è alzata ulteriormente. Il più “malato” di tutti, per sua stessa ammissione, è proprio il sindaco Antonio Tutolo che già da settimane ha dichiarato di essere in modalità “scimmia” sull’argomento. Se non è al Comune lo trovi alla biblioteca di San Pasquale dove quest'anno il Babbo Natale lucerino troverà casa per almeno un mese, a partire dal 7 dicembre. Nell'ex convento si aggira tra addobbi, pacchi, luci, statue e allestimenti vari, in preparazione di un'iniziativa che alla fine costerà intorno ai 100 mila euro e che Tutolo giura rientreranno tutti, sulla base di un biglietto di ingresso di 5 euro per una (sua) stima di 20 mila visitatori. Nel computo record di quest'anno (tanto che esiste un apposito capitolo di bilancio comunale dove attinge personalmente per le spese natalizie) figura però anche per circa metà budget il Lucera Light Festival, ossia una serie di suggestive illuminazioni artistiche in esclusiva provinciale, proiettate direttamente sulle facciate di chiese e palazzi del centro storico e soprattutto in Piazza Duomo, ma anche alla stessa biblioteca in fondo alla Villa comunale. 
E’ questa, in realtà, l’unica rappresentazione veramente gratuita. L’obiettivo resta lo stesso annunciato l’anno scorso, e cioè quello di coniugare il tema natalizio con la possibilità di ammirare il patrimonio storico-artistico della città. Nel 2017 era accaduto al Museo Fiorelli (che quest’anno sarà più che altro una dependance con una mostra di statue di santi sotto campane di vetro come unico evento assieme al resto della proposta stabile in Via de Nicastri) mentre nel 2018 accadrà nel complesso quattrocentesco che ospita la pinacoteca con opere di Cavalli, Ar, Onorato, oltre al preziosissimo capitale di cinquecentine e incunaboli appositamente allestiti e sconosciuti ai più. 
L’operazione ha un respiro culturale, quindi, con possibili e sperate ricadute positive sull’economia cittadina, ma in realtà la vera novità è la concomitanza della tanto sospirata inaugurazione espositiva dei mosaici di San Giusto, ricavata proprio nel cortile della biblioteca, provenienti dal sito paleocristiano dove sono stati salvati dalle acque della diga di Capaccio costruita una ventina di anni fa a sud est della città. Si tratta di un’attrattiva di straordinaria importanza ma che sta finendo paradossalmente oscurata dalle luci del natale lucerino, fuori e dentro gli edifici in cui si lavora, si discute e ovviamente pure si critica. 
Dalla minoranza sono già partite le prime contestazioni, più nel metodo che nel merito, perché vengono evidenziate in questo periodo le difficoltà del Comune a pagare perfino gli stipendi ai dipendenti, senza contare le fatture insolute di fornitori di beni e servizi, anche quelli sociali e quindi di fondamentale importanza. Gli oggettivi problemi legati alla liquidità di cassa sono difficilmente spiegabili ad aziende, artigiani e all’uomo della strada, i quali assistono a tanta mobilitazione (e relativi investimenti) per questo periodo natalizio con addirittura volontari al seguito, senza contare le spiegazioni che non sono state ancora date con sufficienza alle tante famiglie che attendono l’inizio della mensa scolastica, a quelle che hanno dovuto attendere circa due mesi per poter mandare i figli in classe dalle zone rurali con gli scuolabus, e a quelle tante altre che attendono servizi appena sufficienti per varie tipologie di assistenza sanitaria e sociale.
Se è vero che le motivazioni sono spesso legate a lungaggini e ostacoli burocratici (e giudiziari) sugli appalti, per le quali la parte politica avrebbe competenza marginale, allora sarà altrettanto vero che probabilmente a Palazzo Mozzagrugno c’è chi non lavora bene o perlomeno con tempismo e tempestività, nonostante non siano procedure nuove ma spesso da rinnovare ciclicamente. 
E poi non si tratta di novellini ma tutta gente con esperienza alle spalle, per la quale però non risultano penalizzazioni nell'attribuzione dei premi economici di risultato, magari per attività che dovrebbero far parte dell’ordinaria amministrazione. 
Sono circostanze sotto gli occhi di tutti, e questo accade più o meno in tutti i settori dell’ente, forse con qualche eccezione, di fatto con l’assenso della maggioranza politica che tollera eccessivamente queste situazioni.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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