02/01/2019 07:14:57

Tutto pronto per il tavolo su Alghisa

Il nuovo anno porta subito una novità in relazione all’ex stabilimento Alghisa, per il quale è in atto un lento percorso finalizzato alla rimozione e messa in sicurezza di quelle collinette che sono sul piazzale in Via Foggia, oltre a sacchi di materiali e sostanze più o meno note che giacciono sotto i resti dei capannoni in disuso.
Gli ultimi tre mesi sono serviti alla redazione del progetto definitivo confezionato da un pool di tecnici che avevano ricevuto specifico incarico, per cui il nuovo importante passaggio è stato programmato per il 19 gennaio. Per quella data il Comune di Lucera ha convocato in Corso Garibaldi un'apposita conferenza dei servizi, con inviti estesi a tutti gli enti del territorio potenzialmente interessanti a presentare osservazioni e richieste sugli elaborati, o per l’acquisizione dei rispettivi pareri di competenza. Si tratta di Soprintendenza, Provincia, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, Azienda Sanitaria Locale, ma anche Regione, Prefettura, Noe dei carabinieri e Procura della Repubblica, questi ultimi due soggetti coinvolti poiché il sito è formalmente sotto sequestro giudiziario.
Gli interventi (rimozione, trasporto e smaltimento in luoghi specializzati) sono stati finanziati esattamente un anno fa dalla Regione che ha assegnato nove milioni di euro per mettere fine a uno scempio ambientale che dura da oltre 15 anni. La vicenda presenta anche la particolare circostanza di un impiego di soldi pubblici per un soggetto formalmente privato, visto che il Comune ha deciso in buona sostanza di sostituirsi alla curatela giudiziaria che ha sempre lamentato la mancanza di fondi per adempiere a operazioni inquadrate come misure di prevenzione e iniziative per contrastare ciò che sta creando una minaccia imminente per la salute o per l'ambiente, intesa come rischio sufficientemente probabile che si verifichi un danno sotto il profilo sanitario o ambientale in un futuro prossimo, al fine di impedire o minimizzare il realizzarsi di tale minaccia.
Su una superficie di circa 8.000 metri quadri si trovano a occhio e croce 464 tonnellate di polvere di alluminio e 8.420 tonnellate di scorie saline di seconda fusione, ma anche altre scorie di provenienze misteriosa e inspiegabile.
Dalle analisi effettuate nel 2013, sono stati riscontrati superamenti dei limiti consentivi per sostanze come Antimonio, Berillio, Cromo, Nichel, Rame e Zinco, ma anche Cadmio, Mercurio, Piombo, senza però apparenti contaminazioni delle acque sottostanti. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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