12/04/2019 07:48:08

Sgomento e sconcerto per San Francesco

Buongiorno. Sono una frequentatrice abbastanza abituale della Basilica Santuario San Francesco Antonio Fasani. Ero in chiesa anche domenica per la messa appunto. A fine messa il frate celebrante ha comunicato ai fedeli che la notte di Pasqua non sarà celebrata la veglia pasquale per disposizione del vescovo. La notizia ha fatto mormorare non poco i fedeli presenti nel Santuario. Anch'io sono rimasta senza parole. Chi frequenta il Santuario lo fa soprattutto per devozione al nostro caro Padre Maestro, nostro concittadino e copatrono di Lucera. E allora mi sono domandata: la devozione al santo dov'è? Perché chiudere il Santuario la notte di Pasqua? Inoltre ci è stato comunicato che a partire dal giorno di Pasqua verrà eliminata una messa nel Santuario  (quella delle ore 10). A quel punto il mio pensiero è andato ad altri Santuari dove le liturgie domenicali sono praticamente a tutte le ore. Sono incredula a tutto questo. Se penso che padre Maestro le porte le ha sempre tenute aperte per tutti i lucerini. Ho provato a chiedere ai frati che con molta umiltà mi hanno risposto che hanno fatto quello che gli è stato detto di fare. 
Accettate il mio pensiero. Sono solo una devota del Padre Maestro, il santo di Lucera. 

e-mail firmata

Gentile Lettrice, 
comprendiamo perfettamente il suo sgomento. 
Quelle del vescovo Giuliano in merito al Santuario sono decisioni che lasciano disorientata la maggioranza dei fedeli, soprattutto gli assidui della chiesa di San Francesco, che - benché non sia una parrocchia - per merito della costante dedizione dei frati che vi si sono avvicendati, è come se la fosse.
È un punto di riferimento spirituale di primaria importanza in città, che tuttavia questo vescovo sta cercando di ridimensionare. Togliere una messa e annullare la Veglia pasquale sono iniziative che vanno chiaramente in quella direzione, senza contare il gran fastidio che ha dato in curia (ma questo anche prima dell’arrivo dell’attuale pastore) la nascita del Comitato San Francesco Antonio Fasani, probabilmente visto anch’esso come un concorrente… e pertanto capace di suscitare tanti malumori e mal di pancia in chi forse pensa di detenere un qualunque potere “temporale”.
La risposta remissiva dei frati è in linea con l’orientamento del loro Ordine e nell’obbedienza che in generale si deve tributare al vescovo. Pur tuttavia, ciò che lascia oltremodo perplessi sono come sempre i modi a dir poco spicci e le modalità. Perché se si prendono tali decisioni, che di logico paiono avere solo una legge di mercato che punta ad eliminare una presunta concorrenza (ci sono arrivati da soli anche i nostri lettori, basta leggere i commenti sulla nostra pagina Facebook), poi bisogna assumersene fino in fondo il peso e la responsabilità. 
Ci spieghiamo meglio: non è la prima volta che il vescovo impone dei diktat alzando la cornetta del telefono o inviando una lettera senza comunicare direttamente al popolo di Dio le proprie scelte. Comanda che paradossalmente siano i singoli sacerdoti, o in questo caso i frati, a riferire ai fedeli quanto subito da loro stessi, perchè fissato nelle stanze del Palazzo vescovile. 
I mormorii e i malumori, quindi, rimangono lì, nelle quattro mura delle rispettive comunità, senza che qualcuno abbia la possibilità di farli arrivare alle orecchie di monsignor Giuliano in via diretta, faccia a faccia. Ma quando una protesta resta circoscritta, se legittima, poi esplode tutta insieme all’esterno. E questa volta le cose potrebbero andare diversamente e il malcontento potrebbe arrivare con forza in Piazza Duomo.
Un santuario così importante per Lucera e per la Puglia non è paragonabile a una qualunque parrocchia della diocesi. Toccare San Francesco e il Padre Maestro è come toccare l’anima dei lucerini. Forse si sta sottovalutando l’attaccamento viscerale della popolazione al suo Santo, anche per chi non è un assiduo frequentatore di Piazza Tribunali. 
Eppure si dovrebbe conoscere il popolo che si guida, mentre in questa vicenda non si capisce neanche bene se vi sia il contributo (pure registrato in passato) di qualche (mal)consigliere, oppure se si tratta di un’iniziativa autonoma, e quindi il vescovo andava consigliato efficacemente.
Un interrogativo resta a prescindere: è stato valutato attentamente il probabile effetto boomerang di certe decisioni? 
Evidentemente certe strategie offuscano il discernimento.
Così, invece di valorizzare e di elevare al massimo la figura dell’amatissimo Padre Maestro, certe tattiche sembrano invece volerne affossare non solo l’immagine ma la stessa sua attività spirituale sul territorio, perché quell’avverbio “ancora” nella lettera con la disposizione, lascia presagire che ci potrebbero essere altre soppressioni. I riti della Settimana Santa? La celebrazione dei matrimoni? Lo stesso titolo di basilica solo recentemente ottenuto?
I frati non hanno certo bisogno di avvocati difensori, né tanto meno ne ha bisogno il Santo di Lucera, ma a questo punto non è superfluo ricordare le mirabili opere che i Minori conventuali compiono da secoli con abnegazione, sempre mirando alla crescita spirituale della comunità che non si identifica in un quartiere ma in un’intera città e oltre. 
Si può entrare in qualunque ora del giorno in quella chiesa e c’è sempre qualcuno pronto a confessare, a confortare e ad aiutare. Oltre ai gruppi di giovani e adulti che da sempre si formano umanamente e spiritualmente all’interno del santuario, sono tante le iniziative che vedono coinvolti i frati: dal carcere alle manifestazioni, laiche e religiose, in onore del Padre Maestro. 
Un patrimonio immenso di “buona e santa chiesa” che, con le ultime decisioni curiali, sembra invece essere messo nell’angolo. Anzi, quasi punito. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0313s.