14/05/2019 07:13:06

Il poker della campagna elettorale

Chi conosce Antonio Tutolo anche prima di essere entrato in politica, riferisce che sia un buon giocatore di poker, dotato quindi di una forma mentis che qualcuno ha riconosciuto anche nella gestione di alcune situazioni scottanti per la città, specie nel suo rapporto con livelli politici superiori a quello locale. 
Sedere ai tavoli, quindi, per lui non dovrebbe rappresentare una novità o peggio ancora un timore, ma quello apparecchiato con la sua stessa coalizione qualche insidia gliela potrebbe portare, almeno sue due versanti. 
E’ realistico pensare che, in caso di nuova vittoria, avrà paradossalmente più difficoltà rispetto al suo primo mandato, perché non sono pochi quelli che nella sua maggioranza scalpitano per avere maggiore autonomia di giudizio e operatività, dopo cinque anni trascorsi a ossequiare il leader e a salvaguardare l’unità di uno schieramento caratterizzato da oggettiva coesione, pagata però con qualche frustrazione. Alcune creste sono rimaste finora visibilmente abbassate (altre per niente in verità) ma sembrano pronte ad alzarsi, magari cercando alleanze interne e trasversali nella stessa coalizione.
E poi c’è l’incognita degli inserimenti “esterni” al nucleo storico di Piazza pulita, candidati (spesso ex detrattori accaniti su cui molti temono comportamenti destabilizzanti per la maggioranza) approvati dal leader del quale però non è sfuggita ai più attenti la “giocata”: accettati sì, ma singolarmente rispetto ai gruppi di riferimento, con una buona garanzia di “isolamento” in caso di elezione, e quindi con limitati rischi di fibrillazioni o disturbo, eventualmente sia in Giunta (che a questo punto dovrebbe avere almeno sette membri) che in Consiglio. 
Ma forse mai come in questo periodo, il gioco di carte più famoso con i quattro semi si potrebbe associare a parecchie circostanze della corrente campagna elettorale, con atteggiamenti e linguaggi che sono riscontrabili anche nel centro-destra che si è formato per l’occasione.
E’ il bluff la parola, e l’azione, più ricorrente nell’analisi dei comportamenti di molti esponenti della coalizione, annunciata, disegnata e definita come “finalmente unita e coesa”, ma che ha continuato a perdere pezzi per strada subito dopo il risultato delle Primarie, straordinaria esperienza politica ma che si è poi rivelata a conti fatti altrettanto dannosa quanto i contrasti, i veti e gli ostracismi che avevano portato a quella soluzione per individuare il candidato sindaco. Basterebbe mettere a confronto le facce presenti nella foto della conferenza stampa di presentazione delle Primarie e poi le liste che oggi sostengono Michele Consalvo per verificare la sottrazione di risorse da cui già mancavano altri pezzi storicamente appartenenti a questa area politica.
L’assenza più eclatante è ovviamente quella di Giuseppe Bizzarri che, per rimanere in gergo pokeristico, ha fatto il suo all-in alle Primarie, rimettendoci l’intero budget politico a disposizione. La conseguenza è stata un completo ritiro dalla competizione, mandando anche un messaggio di mancata accettazione di un ruolo di subalternità, dopo essere stato cinque anni fa candidato sindaco ma battuto sonoramente in quella occasione da Tutolo al ballottaggio. 
Questa campagna elettorale, però, molte carte le deve ancora mostrare, e c’è da giurare che gli assi compariranno solo l’ultima settimana, quando Piazza Duomo e i social network diventeranno i tavoli su cui giocare una partita a quattro, con un apparente favorito e tre outsider. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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