15/05/2019 18:08:58

Maia si ferma, e chissà quando riparte

Sono pesanti e perentori i toni emersi dalla conferenza dei servizi sul riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata nel 2017 a Maia Rigenera, ex Bio Ecoagrim che addirittura quest’anno chiuderà in anticipo i suoi cancelli per l’ingresso dei rifiuti umidi nel suo stabilimento.
La Provincia di Foggia, dopo una proroga di 60 giorni che scade il prossimo 19 maggio, proprio per quel giorno ha disposto l’inizio delle operazioni di graduale riduzione di accettazione del materiale organico, con ultimo termine fissato al 31 maggio, quindi ben un mese prima rispetto a quanto accaduto negli ultimi tre anni a Ripatetta quando la chiusura iniziava a fine giugno e terminava ai primi di settembre.
Il provvedimento è stato motivato con la necessità non più rinviabile di importanti adeguamenti che l’azienda non ha ancora effettuato, senza contare una lunga serie di criticità (18 per la precisione con relative proposte di sanzioni per violazioni amministrative riscontrate) evidenziate da Arpa Puglia a seguito di controlli sul posto, richiesti dal Comune di Lucera che ha invocato una verifica, ed effettuati l’anno scorso. 
Questa circostanza aveva già generato l’invio di una diffida da parte di Palazzo Dogana che poi ha deciso di riesaminare l’autorizzazione vigente.
Nell’incontro tecnico di martedì mattina, il sindaco Antonio Tutolo ha rinnovato il parere negativo già espresso in passato e ha chiesto la chiusura totale dell’impianto.
L’azienda, oggi presieduta da Gianfranco Varlaro ma sempre partecipata a metà tra la famiglia Montagano e il gruppo Fortore Energia, ha preannunciato la presentazione di una relazione esaustiva circa le modalità con cui intende aderire alle indicazioni dell’Arpa, ma nel frattempo la conferenza ha analizzato sostanzialmente due questioni: una relativa all’eventuale ampliamento e all’utilizzo di capannoni esistenti con cui ridurre al chiuso alcune fasi del trattamento dei rifiuti; un’altra legata al corretto riutilizzo delle acque meteoriche su cui è stata posta grande attenzione, perché provenienti dal ciclo di trattamento e quindi potenzialmente contaminate dal percolato che potrebbe finire nel vicino torrente Vulgano. 
A questo si aggiunge la grande quantità di rifiuti stoccati nei piazzali dell’azienda e che la Provincia ha chiesto di coprire prima e rimuovere poi con effetto praticamente immediato, considerati gli altrettanti rischi di penetrazione della falda sotterranea dal percolato che si sarebbe generato a causa delle piogge e della prolungata sosta dei cumuli nello stesso posto, senza contare le possibili emissioni odorigene e quelle di bioaerosol che viene ritenuto potenzialmente pericoloso per la salute umana.
Da qui la disposizione di sostanziale chiusura senza una data di riapertura, subordinata alla presentazione di tutta la documentazione progettuale per l’effettivo adeguamento alle prescrizioni sollevate da Palazzo Dogana e dalla stessa Arpa che ha definito “inammissibile continuare nella gestione transitoria” e in effetti aveva già espresso contrarietà anche alla proroga concessa a marzo scorso.

Con questo scenario, diventa se possibile anche più difficile la gestione dei rifiuti in Capitanata dove sono state sospese le attività anche della discarica di Deliceto, per cui ora la quasi totalità dei comuni della provinca dovranno cercarsi altri luoghi dove conferire i propri rifiuti organici e indifferenziati, con realistico aumento dei costi di conferimento che poi dovranno necessariamente ricadere sulle rispettive collettività. Per Lucera, in particolare, dopo un breve periodo di consegna obbligata proprio a Ripatetta, si starebbero cercando strade molisane per assicurare un corretto smaltimento e scongiurare scenari da estate torrida in materia di rifiuti.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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