04/06/2019 08:32:04

La campagna elettorale degli sconfitti

Se è pur vero che chi perde ha sempre torto, quelli sconfitti da Antonio Tutolo nell’ultima campagna elettorale hanno offerto un catalogo straordinario di situazioni ed errori che a Lucera si sono registrati prima, durante e dopo il voto. 
Così come nel caso dei vincitori, quella che proponiamo è una carrellata (affatto esaustiva) di quanto accaduto, in questo caso in buona parte della minoranza. 
Dopo il disastro delle Primarie del centro-destra che ha sfasciato ulteriormente una coalizione formata da tanti generali e pochissimi soldati, ci sono ancora quelli che ricordano la frase raggelante di Michele Consalvo pronunciata in occasione della sua presentazione ufficiale davanti al suo partito: “Io sono candidato per caso”, scatenando il doppio cazziatone pubblico e immediato da parte di coordinatore provinciale e regionale di Forza Italia, i quali gli hanno dovuto ricordare di aver puntato su di lui, e non a caso. 
Niente male, insomma, come esordio, ma pure in seguito ha preso belle scivolate anche a causa di un costante equilibrio precario, perché tirato da una parte e dall’altra senza aver apparentemente mostrato una propria capacità decisionale, nemmeno sulla composizione delle liste per le quali ha ingenuamente confidato, dopo aver criticato Tutolo sul tema, “nell’intelligenza dei singoli promotori”. 
“Sì, ciao core…”, avrebbero detto a Roma, la stessa cosa che avranno detto quel lunedì pomeriggio pure a Francavilla e a San Severo, direttrice su cui si è sviluppato il suo asset mediatico, animato più dall’avversione a Tutolo che da una reale adesione alla causa. E meno male che Consalvo aveva sempre dichiarato di volersi impegnare per qualcosa e non contro qualcuno. 
Peccato, perché il commercialista lucerino avrebbe meritato una chance costruita in un contesto diverso, o forse in un contesto diverso non l’avrebbe mai avuta. E chissà se ne avrà un’altra, perché certi treni non passano sempre.  
E intorno a lui non è andata evidentemente meglio, visto che gli smacchi sono stati parecchi. 
Anzitutto per Fabio Valerio, tra gli esponenti più attivi della minoranza uscente. Sembrava avere alle spalle un sostanzioso e allargato sostegno elettorale, ma che si è rivelato insufficiente rispetto alla potenza di fuoco espressa all’interno di Forza Italia da Giuseppe Labbate (con Antonio Buonavitacola) e dallo stesso Michele Consalvo (con Elisa De Maso). Ma il dirigente sanitario lucerino un altro treno lo vorrebbe prendere, perché il vero obiettivo è la candidatura alle regionali del prossimo anno. Basteranno questi mesi per far confluire su di lui tutto il consenso del centro-destra? E quale centro-destra poi? Qua le fazioni sono anche di più di quelle che si aggirano intorno al Partito Democratico, più che altro distribuite tra quelli rimasti fuori che pontificano sugli errori altrui, quelli rimasti dentro che ringhiano contro quegli altri, e quelli che ridacchiano a prescindere, magari perchè scappati all'ultimo minuto. Auguri a Fabio Valerio, la sua sarebbe un’impresa anche più ardua di quella di diventare sindaco.
Sempre in Forza Italia assume contorni bizzarri il comportamento di Giacomo Capobianco: prima implorante nei confronti di Tutolo per una candidatura, suo detrattore un decimo di secondo dopo il rifiuto di questi, poi ancora osannante il sindaco dopo la vittoria, ma nel frattempo oggetto di inedite rivelazioni da parte di Giuseppe Bizzarri, a proposito di altre sue manovre per un (mai nato) terzo polo e perfino con richieste di ingresso nel Movimento 5 Stelle. Un acrobata, insomma, con una rete di salvataggio piazzata più che altro in zona 167, dove a sua volta si è scagliato contro il comitato di quartiere. 
E proprio il sodalizio presieduto da Pasquale Bevere ha regalato un altro flop eccezionale, dopo che la sua candidata presentata urbi et orbi ha racimolato la bellezza di 31 voti, esito indicativo di quanto i cittadini siano accomunati solo dalla causa contro il Comune e non da possibili manovre o speculazioni di carattere politico ed elettorale, senza contare che proprio Bevere, per sua stessa ammissione, ingrossa la lista di quelli rifiutati da Tutolo, anche se cinque anni fa. In questa tornata, invece, ha detto di aver rifiutato lui le “tante” richieste di candidatura, volendo restare alla guida di un organismo nel quale ora però si è cominciato a pronunciare la parola “dimissioni”.  

La lista Senso Civico sembrava un film del secolo scorso e invece era solo un remake del decennio passato, con linguaggi, atteggiamenti, facce e cognomi che ormai fanno parte di un tempo che non torna più. Ma evidentemente c'è chi non si arrende, a partire dall'allenatore della squadra presentata, quel Giuseppe De Sabato che a Lucera ha giocato in un campo e a Foggia in quello opposto, tanto che il figlio Antonio sarà consigliere comunale in caso di vittoria al ballottaggio del centrosinistra di Pippo Cavaliere. È il logorio del civismo moderno, al quale lui ha attribuito "peso, qualità e misura", altra espressione che arriva da un tempo lontano. A ogni modo, è possibile che i candidati siano rimasti offuscati dal tanto fumo di sigari e sigarette sparso negli ultimi giorni intorno a Piazza Duomo.

E poi c’è la famiglia Forte con il tormentone “sociale” che quasi nessuno ha veramente capito cosa volesse significare, sicuramente gli elettori, visto che la lista “Lucera popolare” è stata la peggiore in assoluto uscita dalle urne. Prima non ha trovato spazio nella sua sede naturale del Partito Democratico, poi si è inventata un improbabile ruolo di “ala sinistra del centro-destra” facendo impallidire perfino Oronzo Canà, e nel frattempo ha fatto un tale chiasso sui social network (assieme a un gruppetto di sparuti sodali e familiari, compreso quello inopportuno del presidente del Comitato Feste Patronali) che si è rivelato inversamente proporzionale al risultato elettorale. L’apoteosi è stato poi l’ormai famoso sondaggio del “53% per Consalvo” propalato a urne aperte (sì, a urne aperte), sotto la pioggia di Piazza Di Vagno dove hanno rischiato di prendersi un malanno. Anzi due, uno ai polmoni e l’altro al fegato.

Riesce difficile raccontare ancora qualcosa sul Partito Democratico, del quale si continua a dire che abbia toccato il fondo, ma la volta successiva riesce a fare ancora peggio, forse anche grazie ad Antonio Dell’Aquila che prima voleva candidarsi con Tutolo e dopo il rifiuto l’ha accusato di voler (Tutolo) distruggere il Pd. Poi, dopo l’esito del voto, ha gridato al tradimento plurimo, scagliandosi contro chi continua a far sedere in Piazzetta Del Vecchio, a partire da chi ha sostenuto Bizzarri alle Primarie del centro-destra e poi è stato fatto accomodare al tavolo dei dirigenti locali, certificando che il cuore del partito è in continua fibrillazione, ma difficilmente potrà essere un solo medico a salvarlo.

Raffaella Gambarelli, invece, ha subito esordito da consigliere comunale lamentandosi del fatto che il presidente di seggio le ha vietato di farsi fotografare mentre lasciava nell’urna la sua scheda votata. Strategia mediatica che deve esserle stata suggerita da uno dei tanti parlamentari nazionali e regionali passati da Lucera, forse in numero maggiore rispetto ai consensi ottenuti, per i quali evidentemente è servito poco l’attivismo ambientalista di chi non tace ma nemmeno acconsente al voto pentastellato. 

Tuttavia il vero capolavoro l’ha fatto la dirigenza locale della Lega. Ha preso una rincorsa così lunga per queste elezioni da far promettere sfracelli. Invece la carriera si è conclusa lunedì mattina, ai risultati delle Europee in cui ci sono stati almeno 3 mila lucerini che hanno tracciato una croce sul simbolo (e altrettanti su quello del M5S) senza esprimere nemmeno una preferenza. Nel pomeriggio i sorrisi si sono trasformati in sgomento, sia per il risultato numerico della lista, ma soprattutto  per l’avvenuta elezione di due consiglieri che… sono uscenti ed eletti in altre liste cinque anni fa. Si tratta di due persone che con la Lega hanno poco a che fare, è la loro storia che lo certifica. 
Per alcuni Marina Petroianni e Vincenzo Iannantuoni hanno avuto il merito di mettere a disposizione il proprio bacino di voti, salendo su una barca che aveva un bel vento in poppa, mentre per altri hanno avuto il demerito di rinforzare il consenso a un partito la cui dirigenza locale non si è comunque dimostrata all’altezza della situazione, inserendo candidati da cui si sono fatti scavalcare, magari dando più peso e attenzione ad alcuni ambientalisti con l’interruttore, rivelatisi più che altro dei bluff, come per esempio quelli che cinque anni fa si ispiravano ad Aldo Moro (e c’è chi addirittura Moro se lo sogna la notte e ci parla pure) e oggi si fanno i selfie con Salvini. 
La prossima volta con chi si metteranno in posa? Con Tutolo sicuramente no, è l’ultima volta che può fare il sindaco.

Riccardo Zingaro

Vedi anche lo SPECIALE ELEZIONI
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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