12/06/2019 10:39:09

Voto di scambio, a Lucera tutto tace

Come ogni volta accade prima e dopo le elezioni su un territorio, l’espressione “voto di scambio” circola incontrollata sulle bocche e nelle teste di tante persone, anche se poi solo una parte è in grado di comprendere la reale portata di quello che è un vero e proprio crimine, punito pesantemente dalla legge italiana.
Forse perché si tratta di uno dei reati che ha tra le più basse percentuali di emersione ufficiale rispetto alla sua pratica ritenuta effettiva, oltre a essere uno dei più difficili da dimostrare da parte di forze dell’ordine e magistratura.
Naturalmente anche a Lucera si favoleggia di voti comprati con pacchetti di denaro gestiti da alcuni personaggi in cerca di elettore, addirittura fin dalle primarie del centro-destra, ma poi di riscontri effettivi non ce ne sono, sia di passaggi di soldi che di forniture alimentari non pagate, oppure di servizi resi a… credito elettorale. 
Non è possibile quindi nemmeno sapere se questi presunti reati abbiano poi sortito l’effetto sperato in termini di elezione del candidato “spinto”, anche perché in tal caso ci sarebbe da aumentare l’attenzione su eventuali infiltrazioni o inquinamenti dell’istituzione comunale.
I comandi locali di polizia e carabinieri riferiscono di non aver ricevuto alcuno spunto investigativo particolare, cosa che invece è accaduta per esempio a Bari, dove al momento sono quattro gli indagati a seguito di una specifica attività svolta dalla Digos del capoluogo regionale, sulla base di denunce reali di cittadini che si sono presentati in questura per raccontare di offerte di denaro ricevute da persone vicine ad alcuni candidati (di entrambi gli schieramenti principali), oppure a seguito di verifiche che la stessa Digos ha effettuato materialmente dopo aver letto segnalazioni generiche e post su Facebook in cui venivano descritte dinamiche già note: 30 o 50 euro per un voto “dimostrato”, distribuzione di cibi o buoni carburante. 
In questo contesto di lavoro coordinato dalla procura che pare abbia aperto più fascicoli con l’ipotesi di corruzione elettorale, si è quindi spiegata meglio la presenza (più o meno visibile) di poliziotti attorno ai seggi nelle zone periferiche della città nelle ore in cui questi sono rimasti aperti, e quando si sono chiusi è poi iniziato un meticoloso studio delle liste dei candidati, incrociando nomi, luoghi e preferenze e magari facendo raffronti con i voti ottenuti dagli stessi nelle precedenti consultazioni.  

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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