10/04/2020 20:07:16

Decreto Liquidità, bazooka o pistola ad acqua?

Ieri 9 aprile è apparso sulla Gazzetta Ufficiale il tanto agognato Decreto Liquidità in relazione all’emergenza Coronavirus, e per gli addetti ai lavori è iniziata una nottata di studio, al fine di rendere edotti gli interessati. 
Per informare i clienti e anche su sollecitazione di qualche dirigente di banca (è doveroso il ringraziamento ad Anna Maria Maffia, ex direttrice della MPS di Lucera poi chiusa, oggi alla sede di Torremaggiore) ci siamo tutti tuffati nell’analisi del decreto. 
Dalla lettura dello stesso quello che spiace di più, in questa apocalisse che ci ha investito, è vedere come lo sforzo di un Governo, a prescindere dalla tendenza di destra, di centro o di sinistra, sia stato vanificato dai soliti burocrati... ministeriali, regionali o provinciali. E’ noto che qualsiasi politico quando assume la direzione di un ministero si ritrova con una serie di funzionari, e volendo o dolendo deve tenersi questi. Accade in tutte le amministrazioni pubbliche, dal Comune al ministero. Tra questi ci sono primi dirigenti, tecnici, esperti, etc, i quali devono scrivere le leggi che il politico di turno vorrebbe emanare e applicare, ma alla fine la penna, quella che scrive il Dpcm, il decreto o altra norma, la tiene in pugno il burocrate funzionario. Questa è la premessa. 
Il succo è che tra il 9 aprile e il 10 aprile siamo tutti rimasti allibiti e demoralizzati sul come la volontà governativa di dare uno strumento facile, agile e veloce sia diventato un decreto che aveva poco o niente delle promesse della politica. 
Anzitutto per i famosi 25.000 euro che, secondo il Governo, sarebbero stati dati a tutti con una semplice autodichiarazione da presentare presso la propria banca. Non è così!
Il decreto recita che tale importo è il valore massimo a cui si può attingere in quanto spetta il 25% del fatturato o del costo della mano d’opera rispetto ai valori del 2019. Tutte le micro attività, per intenderci quelle che non hanno mano d’opera in quanto attività individuali e con fatturati inferiori a 100.000 euro, non avranno quella somma bensì molto di meno. Ad esempio, la cartoleria sotto casa, la parrucchiera, il barbiere, i tanti artigiani che hanno fatturato meno di 100.000 nel 2019, essi avranno il 25% del solo fatturato 2019. Un barbiere che ha fatturato nel 2019 circa 50.000 euro, potrà ottenere 10.000 euro. Bazooka di liquidità o pistola ad acqua?
Rinvio delle scadenze fiscali e contributive. Qui si rasenta la pura follia per rinvii di qualche mese non di qualche anno! 
Per i soggetti sotto i 2 milioni di euro di fatturato nel 2019, le scadenze di febbraio e marzo sono prorogate al 30 giugno (con pagamento in unica rata entro il suddetto termine o in 5 rate), e qui entra in scena il burocrate: per quelle di aprile e maggio si dispone che per i soggetti con ricavi sotto ai 50 mila euro (quindi il 90% delle attività in Italia) qualora abbiano avuto una diminuzioni di fatturato pari al 33% rispetto ai mesi di marzo e aprile del 2019, potranno prorogare i versamenti delle imposte e contributi al 30 giugno!
E’ facile capire che per gli addetti ai lavori questo vuole dire mettersi a paragonare le mensilità di due anni quando ancora sono in corso le fatturazioni e registrazioni contabili, con un aggravio di lavoro pazzesco e di indubbia difficoltà. E tutto questo per rinviare scadenze di uno o due mesi!? 
Sarebbe bastato dire che chi non versava le imposte alle normali scadenze avrebbe dovuto solo gli interessi legali e senza sanzioni.

Capitolo banche (il “Bazooka liquidità”)
Qui il burocrate si è sbizzarrito. Viene stabilito infatti che le banche devono concedere ”con modalità semplificate” prestiti a tassi che erano pubblicizzati in TV allo 0,25%, senza garanzie. Ma dalla lettura del decreto esce un quadro ben diverso, poiché per avere il finanziamento e per le attività sotto ai 5.000 dipendenti e un fatturato inferiore ai 1,5 milioni di euro (in pratica il solito 90% delle aziende in Italia) è necessaria la garanzia dello Stato. 
Affinché questa ci sia, l’azienda deve rispettare le seguenti condizioni:
- alla data del 31 dicembre 2019, non deve essere classificata nella categoria delle imprese in difficoltà, secondo la definizione comunitaria;
- alla data del 29 febbraio 2020, non deve avere nei confronti del settore bancario esposizioni deteriorate, secondo la definizione della normativa europea;
- non deve distribuire dividendi né riacquistare azioni nel 2020, per sé e per ogni altra impresa che faccia parte del medesimo gruppo a cui essa eventualmente appartenga;
- dovrà gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali.

L’ammontare del finanziamento assistito da garanzia non può essere superiore al maggiore tra i seguenti importi:
- 25% del fatturato 2019, come risultante dal bilancio approvato ovvero dalla dichiarazione fiscale;
- il doppio dei costi del personale dell’impresa relativi al 2019, come risultanti dal bilancio ovvero dai dati certificati se l’impresa non ha ancora approvato il bilancio.

Il finanziamento erogato dalla banca e coperto dalla garanzia deve essere destinato a sostenere costi del personale e investimenti. Il tasso di interesse parte dallo 0,255 per giungere al 2%. La durata del prestito è massimo al pari a 72 mesi.
Il provvedimento del Governo prevede due procedure distinte per il rilascio della garanzia Sace. Il ricorso all’una o all’altra dipende dalle dimensioni dell’impresa richiedente.
In particolare, per le imprese con numero di dipendenti inferiore a 5.000 unità e fatturato non superiore a 1,5 mln di euro, la procedura – detta semplificata – prevede il seguente iter:
1. presentazione dell’istanza di finanziamento da garantire per il tramite di Sace Spa ad un soggetto bancario o altro intermediario creditizio;
2. in caso di esito positivo dell’istruttoria eseguita dalla banca (la norma non specifica alcunché in ordine ad eventuali valutazioni del merito creditizio con criteri ante emergenza Covid-19), quest’ultima trasmette la richiesta a Sace Spa che si limiterà a prendere atto dell’istanza e ad emettere un “codice unico identificativo del finanziamento e della garanzia”;
3. la banca, a questo punto, erogherà le somme richieste tranne (e qui viene il bello) per i soggetti “con esposizioni debitorie in sofferenza.”

Insomma, è che se venisse detto: “I soldi te li presto, se ce l’hai già!”
Serviva questo per aiutare quelli in difficoltà?

Studio Viola Feliciano & partners
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(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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