26/06/2020 09:58:45

Nuovo test per il tumore al colon

È risaputo ormai che ancor più di una terapia adeguata, spesso è una diagnosi tempestiva che può fare la differenza nella vita di un paziente. Questo assunto è valido soprattutto quando si parla di tumori o malattie gravi in cui il tempo gioca un ruolo centrale. Per questo la messa a punto di un nuovo test che serve a rintracciare la presenza di un tumore al colon è di certo una notizia importante in campo medico. 
Secondo uno studio condotto all’Università di Bologna, alcuni ricercatori sono riusciti ad approntare un esame che consente di sapere se c’è un tumore al colon solo attraverso il prelievo di sangue. Lo studio, pubblicato sul Journal of Advanced Research, è stato già brevettato e sembra portare con sé vantaggi non di poco conto. La rapidità e il basso costo economico lo renderebbero particolarmente interessante. 
Il tumore al colon è tra quelli più diffusi, nonché la seconda causa di morte tra le persone affette da cancro. Attualmente per prevenirlo si consigliano controlli periodici alle persone affette da rettocolite ulcerosa o morbo di Crohn, cioè le malattie più gravi associate a questa zona del corpo che possono essere causa della sua insorgenza. 
Anche il fattore ereditario ed uno stile di vita scorretto possono avere una voce in capitolo in termini di cause. Per effettuare la diagnosi, oggi si adopera la rettosigmoidoscopia e la colonscopia, che aiuta a comprendere lo stato di salute del colon. Quest’ultimo esame viene in linea di massima ritenuto molto fastidioso. 
Qualsiasi metodo diagnostico deve comunque tenere conto dei sintomi riportati dal paziente, che di solito in questa situazione costata la presenza di sangue nelle feci, dolori addominali, perdita di peso, anemia e gonfiore nella zona addominale. Al momento esistono anche svariati tipi di terapia pensati per migliorare la situazione del paziente. 
È, però, soprattutto uno screening precoce che aumenta la percentuale di guarigione. Infatti, i polipi o i tumori benigni, che possono essere rintracciati nell’intestino, impiegano anche un lasso di tempo lungo, che va dai 7 ai 15 anni, per diventare maligni. Ecco allora che la scoperta dei ricercatori a Bologna può essere considerata in questo campo una vera e propria rivoluzione per i pazienti che ne sono affetti. 

f.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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