11/07/2020 10:02:03

Daspo urbano, flop silenzioso

Qual è il bilancio di sei mesi di esercizio del cosiddetto “Daspo urbano”? Zero provvedimenti adottati. Il numero impietoso lo ha fornito direttamente Giuseppe Colomba, presidente della commissione Attività produttive che ha varato un dispositivo che quindi allo stato concreto si è rivelato un flop. Il consigliere comunale non è arrivato ad accusare direttamente le forze dell’ordine che devono applicare le norme previste, ma certamente si è lamentato nel suo intervento che ha preceduto l’approvazione di un aggiornamento dei due articoli di polizia urbana su cui si poggiano prescrizioni e divieti. "Speriamo non diventi lettera morta", ha detto.

Aree di applicazione
L’aggiornamento approvato in Consiglio comunale (su richiesta di chiarimenti dello stesso ufficiale di Governo) ha fissato l’intero centro storico (delimitato dalla cosiddetta Circonvallazione) come una delle più importanti zone di vigore della norma che si estende anche a scuole, aree adibite a verde pubblico, chiese, cimitero, edifici e complessi culturali e monumentali, presidi sanitari, luoghi di prevedibili consistenti flussi di persone, aree per fiere, mercati e spettacoli. 
Ma nonostante le complicazioni generate dalle restrizioni anti Covid, e le successive polemiche e proteste per la gestione di Via Amicarelli, è evidente che quella che sembrava una soluzione adottata da una moltitudine di comuni  si è rivelata più l’adesione a una espressa richiesta dellla Prefettura che una reale risposta a problemi di ordine pubblico. 

Divieti e sanzioni
Insomma, in buona parte della città è teoricamente possibile “contrastare fenomeni di stazionamento o di occupazione abusiva di spazi pubblici e garantire la libera accessibilità e fruizione”, da cui conseguono le previste sanzioni che arrivano fino al famigerato “ordine di allontanamento”, partendo comunque dalla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 100 a 300 euro. In caso di reiterazione del divieto di accesso nelle 48 ore successive, l’accertamento della violazione comporta l’applicazione della sanzione di 200 euro, ma con la possibilità che il questore, qualora dalla condotta tenuta possa derivare pericolo per la sicurezza, disponga il divieto di accesso fino a sei mesi.
In sostanza, è vietato “intrattenersi negli spazi pubblici o di uso pubblico in violazione dell’art.688 del codice penale, in stato di ubriachezza, quando costituisca condotta che impedisce l’accessibilità e la fruizione delle predette aree; compiere atti contrari alla pubblica decenza (art.726 c.p.), nonché tenere altri comportamenti vietati dalla legge; bivaccare, impedendo l’accesso ad edifici di valore storico e monumentale ed ostruendo le soglie degli ingressi; esercitare l’attività di parcheggiatore abusivo, il commercio abusivo ed, infine, consumare bevande alcoliche all’aperto, al di fuori degli spazi e dei locali di ristorazione autorizzati”, nei particolari luoghi su indicati. 

Difficoltà 
In realtà fin dalla sua adozione di novembre 2019, era stata evidente la difficoltà di individuare “chi e come” effettuare poi praticamente controlli ed elevare sanzioni durante la movida serale e notturna, quando i vigili urbani hanno ormai già staccato dal servizio e l’intero perimetro cittadino è presidiato da una volante della polizia di stato, da una pattuglia di carabinieri e da un’auto delle fiamme gialle, talvolta nemmeno tutte insieme. Fanno spesso eccezione i week-end e le festività cittadine, quando solitamente arrivano rinforzi da altri centri.

I bivacchi sui gradoni della cattedrale non sono (fortunatamente) spariti, il commercio abusivo e selvaggio è (purtroppo) rimasto. E poi si è visto chiaramente che anche durante i giorni di maggiore tensione post lockdown: le forze dell’ordine non riescono a controllare in maniera continuativa e sistematica, tanto più se devono mettersi col centimetro a controllare chi beve alcol fuori dagli spazi consentiti, mentre magari da un’altra parte della città, non rientrante nel Daspo urbano, spuntano pistole o coltelli.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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