27/07/2020 07:50:13

Top e flop di Tutolo in sei anni

Ora che le dimissioni del sindaco Antonio Tutolo sono diventate irrevocali, tanto che stamattina si insedia anche il commissario prefettizio Ernesto Liguori, c’è da fare un bilancio al termine dei sei anni di governo di Lucera, anche se il completamento della prima fase e solo l’inizio della seconda hanno fatto segnare delle evidenti differenze sul piano amministrativo, senza contare quella delle persone che le hanno caratterizzate.
Le assenze del 2019 potrebbero aver pesato parecchio anche sugli esiti contestati dell’esperienza terminata il 3 luglio, ma questo è il momento di mettere sulla bilancia i pro e i contro di un percorso che riceverà valutazioni positive e negative a seconda dei punti di vista e degli interessi personali più o meno soddisfatti.
A ogni modo, ci sono degli elementi piuttosto chiari da cui partire, con un elenco affatto esaustivo di situazioni che vanno considerate nella loro oggettività. 

TOP
Tra i top ci sono anzitutto l’avviata risoluzione del problema Alghisa, con il cantiere in fase avanzata che veniva considerato come fantascienza fino a pochi anni fa; la rinascita dell’ospedale Lastaria, frutto di un accordo politico con la Giunta regionale (presidente Michele Emiliano e assessore al Bilancio Raffaele Piemontese in particolare) che risale alle elezioni provinciali del 2019; la restituzione all’Anas dei 3 km della SS.17 dopo 14 anni di gestione comunale che ha portato più problemi che benefici; i finanziamenti ottenuti per la messa in sicurezza e la fruizione del castello che versa in condizioni sempre più precarie; l’adozione del Piano Urbanistico Generale, dopo decenni di varianti e incertezze, anche se gli sviluppi economici ed edilizi restano tutti da verificare; la lotta alla puzza che negli ultimi anni è praticamente scomparsa, dopo un percorso di tensioni e soluzioni tutt’altro che semplici da individuare; la drastica riduzione dei costi a Palazzo Mozzagrugno, sia per la politica (rimborsi, gettoni di presenza, spese di rappresentanza) che per i fitti passivi; sorveglianza sui ripristini stradali dopo lavori nel sottosuolo da parte di aziende poi obbligate a rifare completamente l’asfalto, cosa che però già non sta accadendo più; una pubblica illuminazione finalmente dignitosa ma da completare con la promessa installazione del wi-fi nel centro storico e un sistema di videosorveglianza all'altezza delle nuove esigenze di sicurezza; la risoluzione dei sversamenti fognari al quartiere Cappuccini con il rifacimento della condotta sotterranea che si era rivelata di portata insufficiente; il recupero di diversi edifici scolastici dal punto di vista sportivo (palestre), energetico e strutturale, anche se resta il neo del completamento del plesso Cappuccini.  

FLOP
Tra i flop, al primo posto per distacco ma a pari merito ci sono due questioni: Palazzo Sant’Anna, tormentone della campagna elettorale 2014 che dopo sei anni è rimasto nella stessa situazione, possibilmente peggiorata, nonostante i tentativi pure fatti di trovare una soluzione con la proprietà che evidentemente non ha voglia di dismettere ma nemmeno la forza di agire in Piazza Duomo; e poi il dissesto finanziario dell’ente, il primo nella storia della città, i cui sviluppi negativi devono essere ancora misurati del tutto, nonostante i tanti debiti onorati che dovrebbero comunque rientrare nell’elenco delle cose positive. 
Poi vengono: l'inerzia sul rondò in zona 167 su cui le proteste e le richieste di dissuasione sarebbero in grado di seppellire letteralmente le due palazzine previste sul posto; Viale Castello a serio rischio incompiuta per difficoltà economiche e complicazioni progettuali, ma si tratta dell'unica opera pubblica dell'era Tutolo e quindi assume anche un alto valore simbolico; la gestione dei Servizi sociali, soffocati da una certa ignavia politica e soprattutto burocratica, specie quest'ultima che uccide la dignità delle persone senza farle morire; larghissime tolleranze su trasporti e rifiuti, settori in cui le aziende appaltatrici hanno avuto mani libere nell'operare in modalità che sono sotto gli occhi di tutti; la gestione personalizzata del settore eventi e spettacoli, estivi e natalizi ma non solo, oltre alle evidenti oscillazioni "umorali" sulla concessione di presidi pubblici come anfiteatro, teatro Garibaldi o biblioteca; l’inconcludenza sui due maggiori impianti sportivi, con lo stadio ancora appeso alle deroghe federali (l'ultima arrivata mercoledì scorso) per assenza di programmazione pluriennale e il palasport per il quale si è scoperto solo dopo cinque anni che non era mai stata siglata la convenzione con i gestori, provocando con grande ritardo l’emersione di crediti a favore dell’ente ma anche possibili difficoltà a recuperarli; la viabilità schizofrenica e la riduzione progressiva di parcheggi nelle zone centrali; il cimitero, luogo di trascuratezza fisica e bramosia edilizia, peraltro nemmeno ancora concretizzata, i 13 ettari su Via Biccari inseriti nel Pug, uno dei pallini di Antonio Tutolo che si sono rivelati completamente privi di attrattiva secondo le intenzioni di un insediamento rurale appena fuori Lucera. E chissà che la cubatura prevista non venga ora redistribuita sul centro urbano, argomento che si prospetta di grande interesse per la prossima campagna elettorale in cui certamente compariranno spesso anche i finanziamenti Gal richiesti da Tutolo e famiglia, operazione che rischia di provocargli più problemi di quanto potesse minimamente immaginare, rispetto ai benefici messi letteralmente in cantiere. 

Due le frasi, invece, che resteranno nella storia amministrativa del periodo di governo di Antonio Tutolo, entrambe ampiamente verificate e confermate nel tempo: “Il Natale lucerino è mio!” e “Non mi prendo responsabilità per cose che non mi piacciono!”. Quest'ultima spiega da sola molti dei flop citati. 

Riccardo Zingaro
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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