17/07/2020 11:05:22

Le sliding doors di Piazza pulita

Basta avere un minimo di esperienza e di cognizione degli eventi di una comunità, di qualunque grandezza essa sia, per sapere e capire che in politica la tempistica è (quasi) tutto. 
Perché se da alcune settimane sono sotto gli occhi di tutti gli sconquassi evidenti in quella che era la coalizione più granitica degli ultimi decenni, c’è più di qualcuno che va dicendo che magari tutto questo nello schieramento del sindaco dimissionario Antonio Tutolo non sarebbe accaduto, se solo si fosse attesa anche una sola settimana prima di presentare il proprio candidato di bandiera per le elezioni regionali. 
Peraltro, quella sera del 2 marzo, praticamente alla vigilia del lockdown che avrebbe cambiato l’Italia a ogni livello, Giuseppe Pitta non aveva nemmeno ancora una collocazione precisa in una lista a sostegno di Michele Emiliano, tanto che già allora qualcuno fece sommessamente rilevare che si trattava di un’iniziativa forse precipitosa. 
Aveva ragione, perché poi invece è stata l’intera maggioranza a precipitare pure nel dissesto politico-amministrativo, sebbene le avvisaglie si potessero già intravedere nella partecipazione all’happening di Via Napoli da parte di chi non avrebbe mai votato, né allora né ora, chi era entrato da settimane nella fibrillazione di dover e poter essere il concorrente nella corsa verso Bari.
Ma l’ambizione di uno non coincideva con la convinzione di tanti, e questi sentimenti contrastanti si leggevano sulla faccia di molti, perché poi quella improvvida “ufficializzazione” è stata una delle cause principali dello stillicidio di attese incrociate che ha trascinato tutta la coalizione verso l’attuale “sfascio” (cit.). 
Lo scarso entusiasmo di Antonio Tutolo di marzo si è trasformato in una contrarietà di maggio, talmente crescente che il “diniego” ricevuto nella ormai riunione del frantoio non ha fermato la sua intenzione di provare l’all in, senza che Pitta abbia poi fatto un passo indietro praticamente fino alla fine. 
Nel frattempo le crepe sono diventate voragini, i silenzi sono diventati mormorii, le attese tattiche non potevano protrarsi ulteriormente, e ciascuno ha cominciato a guardarsi intorno. 
Il risultato è quello di questi giorni, accompagnato da lotte e rivalse più o meno sotterranee che arrivano a interessare anche le proprietà e paternità di nomi e simboli di liste, anzi della stessa denominazione “Piazza pulita” che oggi è spazzata dal vento delle divisioni, tanto che hanno cominciato pure a volare i santini, sebbene digitali. Prima lanciati e poi subito raccolti e nascosti, ma ormai le folate li avevano già diffusi e dispersi.  

In effetti il movimento delle origini sembra una foto sbiadita, con tanti animatori e protagonisti che sono scomparsi (politicamente), nonostante siano passati solo pochi anni. La seconda edizione risale al 2019 e altri colonnelli hanno fatto un passo indietro, fondatori compresi. Cosa ne sarà di questa terza mutazione lo si capirà solo il 20 e 21 settembre, con le sorti immancabilmente legate al risultato elettorale di Tutolo che ha detto di sapere benissimo di aver messo tutte le sue fiches in un unica puntata: o va a Bari, o va a casa.
In realtà poi ci sarebbe sempre una terza via, magari da vice sindaco e assessore nella possibile Giunta Pitta, passando da una candidatura a consigliere comunale che lascerebbe aperte le porte della politica in caso di flop regionale.  
Tuttavia sarebbe più corretto analizzare dove lo manderanno i suoi sostenitori, e con quale forza riusciranno a prevalere nella guerra verso Bari in cui stanno scendendo in campo vere e proprie armate elettorali. L’obiettivo messo nel mirino sarebbero all’incirca 8-10 mila voti, numero enorme che Tutolo deve cercare nella lista giusta e fuori Lucera in una buona percentuale del totale, visto che nella sua città il numero dei detrattori è aumentato, a cominciare dalla sua coalizione: ci sono quelli che non hanno gradito il “tradimento” di promesse (fatte e ricevute) e buone intenzioni risalenti a solo un anno fa, non hanno voglia di ricominciare a chiedere preferenze per se stessi e quindi tanto meno a “lavorare” per lui, anche perché si sono fatti due conti e difficilmente potranno essere rieletti a Palazzo Mozzagrugno. E sono parecchi. Poi ci sono quelli (consiglieri comunali, candidati non eletti, famiglie influenti) che hanno in tasca un biglietto per il Piemonte(se), senza che lui abbia mosso ciglio, anzi si è subito premurato di informarli di essere cosciente del mancato appoggio: “Anche se non mi voterete, rimarremo sempre amici”.
Una frase dirompente dal punto di visto politico ed elettorale, perché lascia una sensazione di sudditanza nei confronti di certi ambienti che hanno preso piede a Lucera negli ultimi anni, prima favoriti da un’azione politica che ha mostrato sempre meno le bandiere della uguaglianza, imparzialità e trasparenza, e poi lasciati liberi di decidere... la propria riconoscenza.
Come prenderanno questo certificato di “esenzione” i suoi sostenitori che invece dovranno rastrellare casa per casa, paese per paese, i voti con la necessaria ferocia che le Regionali richiedono?

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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