04/09/2020 08:39:56

Saranno elezioni da ‘paura’

E’ bene che i lucerini lo sappiano per tempo, e possibilmente non da ambienti politici diretti: buona parte dei mancati risultati elettorali positivi sarà attribuita principalmente a una causa: la scarsa affluenza alle urne. 
Che pure è uno scenario realistico, considerati i rischi legati al Covid e le condizioni logistiche di alcuni seggi che non favoriscono certamente il distanziamento sociale, ma la versione con cui giustificare l’eventuale flop si sta già facendo spazio con i dovuti accorgimenti lessicali da proporre, visto che le stime sulla percentuale dei votanti si aggirano intorno a un elettore su due.
Naturalmente l’auspicio è che si tratti di previsioni pessimistiche, ma è evidente che per qualcuno farebbe comodo girare la responsabilità sui cittadini che per tempo, per voglia e per paura non si sono mossi da casa.
Ecco, la paura, per esempio, è un elemento di grande importanza in questa tornata elettorale in cui ci sono candidati che temono di mancare il proprio ritorno a Palazzo Mozzagrugno e altri di arrivarci magari per la prima volta. Basta scrutare i volti dal vivo e ancora di più leggere le sortite social per rilevare tensione, specie nell’area “tutoliana”, sia tra i fuoriusciti che tra i militanti rimasti, dove i risentimenti sono ancora vivi ma le auto critiche devono ancora cominciare seriamente. Si è letto e ascoltato nelle ultime settimane solo qualche piccolo accenno con cui ci si sta ricredendo su alcuni ex alleati, finora troppo comodamente sopportati in cambio di un quieto vivere gestito abilmente da Antonio Tutolo, il quale alla fine imponeva le sue decisioni ma si caricava di ogni critica e responsabilità, anche non diretta, coprendo e riparando chiunque.

E sul fronte regionale tuttavia qualche timore deve aver preso vita anche nella sua testa dell'ex sindaco, certamente favorito nella competizione tutta interna tra i sette competitor locali, ma animato dall’obiettivo di trovare un numero sufficiente di consensi per sbarcare al Consiglio regionale. 
“Se non ci riesco smetto con la politica”, ha detto più volte da due mesi a questa parte, per cui si vuole comprensibilmente giocare le carte fino alla fine. Solo che i calcoli cominciano a essere più precisi dopo aver visto le 28 liste dei candidati in provincia e soprattutto annusato le interferenze di tanti avversari interni ed esterni alla schieramento messo in campo da Michele Emiliano, i quali anche questa volta verranno a pescare pacchetti di voti in città. 
Qualche giorno fa ha preso un’iniziativa apparentemente normale ma a ben vedere piuttosto insolita per chi dovrebbe poggiare la sua candidatura sulla coalizione di Giuseppe Pitta che corre per la sua successione al Comune: ha convocato tutti nel suo casolare di campagna, ricordando le motivazioni della sua decisione di dimettersi a luglio e soprattutto le prospettive per la sua possibile elezione. Ma non dovevano essere argomenti scontati almeno in quell’area politica? Evidentemente no, anche perché nei giorni precedenti sono circolate allusioni e ironie sul fatto che nemmeno lo stesso Pitta lo avrebbe votato alle Regionali. Quest’ultimo ha ovviamente smentito e subito dopo, per la prima volta, si è fatto vedere (e fotografare) insieme all’ex sindaco in un comizio improvvisato nel reticolato di strade a Porta Foggia, quasi a rimarcare un’unione di intenti che tuttavia dovrà essere verificata solo al termine dello spoglio quando ci sarà (tanto) lavoro per gli analisti del voto. E c’è chi dice che se ne vedranno (e conteranno) delle belle, a qualunque livello, lista e coalizione, con una fluidità di preferenze che toccherà livelli mai registrati prima, così come gli imbarazzi di dover assistere a clamorosi scostamenti tra voti di lista e candidati sindaci corrispondenti, performance regionali non aderenti ai risultati locali, oltre alla pesatura dei voti con cui impostare gli eventuali accordi per il possibile ballottaggio.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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