14/10/2020 10:17:23

La campagna elettorale degli altri candidati

A distanza di una decina di giorni dal termine delle Amministrative 2020, gli altri quattro candidati sindaco hanno fornito finora poche delucidazioni sui rispettivi risultati ottenuti nella competizione contro Giuseppe Pitta. 
Eppure la campagna elettorale ha offerto un catalogo straordinario di situazioni ed errori che a Lucera si sono registrati prima, durante e dopo il voto. E così, dopo aver fatto un’analisi della situazione nella maggioranza, peraltro in costante evoluzione, proponiamo una carrellata (affatto esaustiva) di quanto accaduto dalle parti di una minoranza (eccetto Insieme per Lucera) che si va formando fuori e dentro l’aula del Consiglio, partendo dai singoli leader di coalizione.

Giuseppe Di Sabato - Ha ammesso lui stesso di essere partito con grande ritardo, ma non ha terminato la frase dicendo che rappresentava l’ultima spiaggia di un centro-destra che a Lucera era già in via di estinzione ai tempi di Pasquale Dotoli, quando le liti erano un fatto quotidiano e le logiche di spartizione (peraltro risultate puntualmente vane) erano sempre meno nascoste. E molta gente è rimasta con quella immagine di un’area politica senza rinnovamento nei nomi, nei cognomi e nelle facce, senza contare qualche personaggio destabilizzante ancora in cerca di autore (e magari di editore). Se ne sono accorti tutti, nonostante i tutor che cercano di rimanere nell’ombra, tranne quelli che continuano a proporre e proporsi per la guida della città. Non a caso, De Sabato è parso come il capo villaggio di un parco a tema giurassico, pur presentando un’idea della città affatto disprezzabile. Ma bastava guardarsi intorno o scorrere le liste per rivedere tanti disincentivi al voto, peraltro penalizzato anche dalla voglia di indipendenza di Dalila Brescia che ha favorito indirettamente l’accesso al ballottaggio di Fabrizio Abate, il quale si vanta anche di errori e demeriti altrui. E’ possibile che l’esito del ballottaggio non sarebbe cambiato, ma resta il rimpianto per una competizione che avrebbe potuto raccontare una storia diversa.

Dalila Brescia - Forse è ancora troppo “giovane” per sapere che la politica si fa anche con i numeri, e questi contano quando devono contare al momento giusto, al netto delle pur meritorie intenzioni di cambiamento, ricercato a ogni costo ma probabilmente dietro qualche possibile consiglio interessato. Ha avuto un coraggio innegabile, per alcuni è stata solo follia, ma è la matematica a dire che quei circa 700 voti avrebbero fatto la differenza nella classifica del primo turno, permettendo anche a lei di giocarsi una chance per andare in Giunta ed esprimere concretamente le proprie opinioni su una diversa concezione amministrativa affermata con forza. Aveva pure accarezzato l’idea di essere eletta consigliere comunale di minoranza in caso di vittoria di Pitta, ma la carica sarebbe sfumata per una ventina di preferenze che mancano per colpa di un solo responsabile. Questo si chiama Matteo Salvini che nella sua storica visita a Lucera, durante il comizio di undici minuti, non ha mai citato né il nome né il cognome della rappresentante della Lega sul territorio. Un comportamento inspiegabile, visto che nello stesso pomeriggio lo ha fatto nella altre piazze dove si è presentato. Chissà che quel particolare non sia stata la piccola spinta mancante verso uno storico sbarco della Lega in assemblea, non quello di facciata dell’anno scorso.

Francesco Di Battista - Più che una campagna elettorale, è stata un’esercitazione di equilibrismo fatta con il fioretto in mano. Insomma, una presenza impalpabile per chi era partito strappando un’alleanza di sei anni, cercando di marcare la distanza con chi si sarebbe preso praterie dopo essersi accorto di aver concesso troppo spazio, e non accettando il ticket Tutolo-Pitta che deriva dalla madre di tutti gli errori: la fretta di presentare il secondo come candidato alle Regionali quando i tempi erano oggettivamente prematuri. Poi sappiamo tutti com’è andata, e quel “risarcimento” all’attuale sindaco risultava inaccettabile per chi (lui e ancora di più Abate) ambiva alla successione. A quel punto la bella esperienza “Lucera 2.0” rischiava di estinguersi, ma non è detto che accada lo stesso, perché il risultato finale parla di un’elezione di Di Battista e di un esterno (e parente), mentre restano fuori due consiglieri comunali della precedente Amministrazione. Insomma, qualcosa che assomiglia di più a un suicidio politico che a una strategia, apparsa più attenta a non disturbare che a fornire un’identità precisa al leader e al resto della coalizione. Nemmeno tutti i 39 candidati sostenevano la campagna elettorale sui social, il vero campo di battaglia di questi anni. 

Raffaella Gambarelli - Avrebbe dovuto raccogliere i frutti di una dura opposizione fatta in poco più di un anno, e invece il dissenso e l’attivismo sui temi finanziari e ambientali si è rivelato fine a se stesso, magari favorito da silenzi su altri temi forse meno importanti ma altrettanto impattanti sulla popolazione. Non sono mancati, però, nemmeno alcuni scivoloni, come la contestazione di alcune spese effettuate da Antonio Tutolo, poi corrette addirittura retrodatando un post su Facebook, la cui manina sul mouse non è mai stata individuata, oppure l'indicazione di un palazzo diverso del centro storico, per la contestazione di un finanziamento regionale. E’ stata travolta pure lei da un allargamento delle scelte elettorali a disposizione dei cittadini, e pure da un’evidente riduzione numerica del suo gruppo di lavoro, manifestata anche nella difficoltà nel comporre una lista che era stata giudicata unanimemente “debole”. A ogni modo, la presenza pentastellata continuerà a esserci, perché sicuramente continuerà fuori da Palazzo Mozzagrugno a fare opposizione al modo di amministrare della coalizione Piazza Pulita, mentre il lato negativo è rappresentato soprattutto dal fatto che, per eliminare l’incompatibilità dalla sua carica di consigliere comunale durata solo tredici mesi, aveva dovuto rinunciare agli atti della causa intentata contro il Comune, con la richiesta di un risarcimento di 11 mila euro derivante da un infortunio per insidia stradale.  

Riccardo Zingaro

Vedi anche: La campagna elettorale dei vincitori

Vedi anche: La campagna elettorale degli sconfitti

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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