13/10/2020 09:01:36

La campagna elettorale degli sconfitti

Se è vero che chi vince festeggia e chi perde spiega, della sua sconfitta al ballottaggio Fabrizio Abate finora ha evidenziato pochi errori e invece ha espresso grande soddisfazione per il risultato ottenuto contro quella che ha definito una “corazzata”, ovvero la sua ex coalizione di appartenenza, Piazza pulita, oggettivamente partita in vantaggio in termini di organizzazione e ramificazione sul territorio.
E paradossalmente fa bene a essere contento, perché se avesse vinto forse avrebbe avuto più problemi di quelli attuali nel governare uno schieramento che è sostanzialmente un ossimoro.

Sarebbe bastato leggere qualche post social prima del secondo turno, e ancora di più qualche elegante battibecco tra suoi compagni di partito (anche se lui e altri in realtà non risultano ancora iscritti) per capire che all’interno del Pd ci sono già almeno due cerchie, e non più il solo asse Giannetta-Dell’Aquila che ha gestito abbastanza agevolmente quel poco di consenso emerso dalle urne del 2019. 
Di questa sua prima esperienza elettorale da esponente di punta rimarranno una frase e un retroscena. 
La prima è stata “Sputami in faccia se non vado candidato sindaco”, pronunciata da Abate a un suo amico all’indomani dello strappo fatto in Consiglio comunale, quando criticò apertamente le imminenti dimissioni di Antonio Tutolo, considerate da molti come il pretesto per rifiutare la scelta di Giuseppe Pitta su cui stava convergendo buonissima parte della maggioranza, mentre lui riteneva di essere il successore naturale. 
“Ho fatto per anni il vice sindaco, ora tocca a me”, confidò, facendo rimbalzare nuovamente quel pallino che già si era fermato oltre sei anni fa quando gli fu preferito incredibilmente Giuseppe Bizzarri. 
Quella colorita espressione era già tutto "il" programma, anche se non aveva ancora alle spalle un progetto politico ben definito, ma solo una traccia che portava in Piazzetta Del Vecchio dove fino al giorno prima avevano attaccato pesantemente il commercialista lucerino, ritenuto co-responsabile del dissesto finanziario del Comune. E invece i miracoli della politica fanno questo e altro, facendo diventare uno, poco prima ritenuto incapace, leader di una coalizione a cui si sono aggiunti altri personaggi che dovevano trovare una collocazione fuori dal perimetro tutoliano, finora altrettanto critici verso quel mondo, oppure molti aderenti a quella gestione politico-amministrativa e poi improvvisamente diventata deplorevole e priva di competenze. Insomma, più esigenze opposte sono confluite in un accordo mai spiegato per davvero, a parte le acrobazie lessicali di chi riesce a dire (oggettivamente benissimo) tutto e il contrario di tutto, anche senza concordare messaggi e iniziative.
E c’è una circostanza che evidenzia ancora meglio come nella coalizione “Insieme per Lucera” in realtà non andassero tutti nella stessa direzione, visto che di quel volantino sul “Partito delle discariche” con la sua faccia sul retro, ossia uno dei contenuti più dirompenti della campagna elettorale, assieme al video di Pitta sul “Robin Hood al contrario”, Abate ne sia venuto a conoscenza praticamente all’inizio della sua distribuzione in migliaia di copie, per cui è stato costretto ad aggiustare il tiro. E quello non era nemmeno l’episodio iniziale di altre situazioni a cui si è assistito pubblicamente: mentre al candidato sindaco sarebbe stata data “carta bianca” sui possibili apparentamenti, un aspirante consigliere comunale indicava pubblicamente Raffaella Gambarelli, esponente del Movimento 5 Stelle che aveva rifiutato l’intesa fin dal primo turno, come un’auspicabile assessore nella eventuale Giunta guidata da Abate, lasciando di sasso molti esponenti della coalizione che si sono ritrovati con proposte del genere senza una preventiva discussione. 
Il ritorno di Abate al Partito Democratico, quindi, finora non è stato proprio l’idillio che sembra, e i prossimi giorni potrebbero dare qualche risposta più precisa circa gli equilibri da trovare tra i vecchi e i nuovi militanti, magari finalizzati a costruire un percorso in grado di portare una candidatura ancora più forte nel 2025. Con o senza Abate si vedrà, ma almeno una certezza la lascia: pare sia l’unica persona perbene di Lucera, considerata la quantità di volte che questa espressione è stata ripetuta nelle ultime settimane dai suoi sostenitori, specie nel quartiere Porta Croce, sollecitato via social alla mobilitazione con un vero e proprio diktat che aveva poco di artistico. Senza contare gli ambienti parrocchiali dove solo le messe si sono salvate, ma la presenza del direttore dell’Opera San Giuseppe sotto il palco durante il comizio di Abate con Raffaele Piemontese è stata una scena sufficientemente indicativa e soprattutto mai vista prima.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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