16/10/2020 10:06:03

Ultime novità in agricoltura

Con l’autunno riprende il ciclo delle lavorazioni agricole e la preparazione dei terreni in vista delle prossime semine. Nel contempo è entrato in vigore il regolamento transitorio per la Pac che sarà in vigore fino al 2022. Quindi è opportuno analizzare i cambiamenti, oltre che seguire la tipologia di grano da mettere in campo considerando la possibilità di sottoscrivere una nuova filiera (2020-2022) entro il 31 dicembre prossimo. 
Le scelte della tipologia del seme da usare si lega anche nell’aderire o meno ad una filiera (notoriamente ai vantaggi delle filiere corrispondono svantaggi quali l’utilizzo di sementi certificati e obbligo di varietà da impiegare con meno resa).

PAC
Il regolamento transitorio prevede 5 settori (cosiddetti pilastri) su cui si fonda il contributo totale per ettaro.
1. Riserva nominale per i giovani agricoltori con estensione anche alle zone montane e svantaggiate (con limitazione di una sola richiesta per singola particella);
2. Pagamento accoppiato (titoli + altro) che per il 2021 porta il valore del titolo base a circa 210 euro a cui aggiungere il 51% per il greening e/o quello per giovani agricoltore (+ 50%). La novità è che gli Stati membri potranno variare il meccanismo delle ”convergenze” che mira a livellare il valore del titolo a circa 210 euro. In pratica tale meccanismo bloccato al 31-12-2019 ha portato ad abbassare il valore dei titoli che erano maggiori dei 210 euro ed alzare quelli che invece erano minori).
3. Fondo grano duro è invece il contributo di 100 euro per ettaro per coloro che si impegnano a coltivare grano duro per 3 anni in un contratto di filiera. Il fondo è accessibile per coloro che lo sottoscriveranno entro fine anno. Il contributo non può superare la superfice di 50 ettari.

Varietà da utilizzare
La scelta di quale varietà impiegare per la semina è dettata da molte variabili. In primis chi aderisce a una filiera deve usare grani certificati che si distinguono per un elevato valore delle proteine ma per una resa che è più bassa delle altre. Dalla sperimentazione, le migliori specie per l’elevato valore proteico restano il simeto (15,1%), l’aureo (14,9%) e lo svevo. Per le rese medie, il cui indice medio è di 95,5, sono risultate più produttive il Furio Camillo (indice 110), il Monostir (indice 106) e l’Ideflix. Sempre sopra la media il Titoflorio, il Claudio, l’Antolis, il Marco Aurelio. Tra i più bassi sono i grani con maggior valore proteico il Simeto, Gs Armando, Svevo.

Agroecobonus 110%
Senza entrare nel merito della specificità delle normative Ecobonus 110%, si è posto il quesito se tale agevolazione si applichi anche in agricoltura. La legge prevede che l’agevolazione è applicabile solo ai privati, quindi non imprese e per non più di 2 abitazioni. Le risposte al quesito è che, nel limite delle due abitazioni, l’imprenditore agricolo potrà utilizzare l’ecobonus, ma sempre e solo sulla cosiddetta “casa rurale” e non sui capannoni, stalle, ovili, etc. Lo stesso non è poi soggetto al pagamento di un consistente carico fiscale e/o contributivo, resta il rischio di non poter sfruttare a pieno il credito d’imposta, che scaturisce dall’intervento (resta sempre la possibilità di cederlo a terzi o banche).

Nuova PAC Post 2022
Dal 1° gennaio 2023 gli Stati membri potranno optare per 3 forme di integrazione. La prima consiste nel pagamento annuale uniforme per ettaro (in questo caso i titoli saranno aboliti al 31-12-2022) e si percepirà una somma per ogni ettaro di terreno condotto; la seconda consiste nel pagamento differenziato per ettaro (anche qui i titoli cesseranno di avere efficacia al 31-12-2022); la terza forma di integrazione si conferma come l’attuale PAC, cioè con il pagamento in base ai titoli che continueranno ad esistere anche dopo il 31-12-2022 e dopo un ricalcolo. E’ evidente che bisogna considerare con una certa attenzione il rinnovo di contratti di fitto perchè si potrebbero creare situazioni particolari post 2023.

Bonus attrezzature agricole 4.0
La Finanziaria 2020, all’articolo 1 c.185, ha introdotto un credito d’imposta per l’agricoltura determinato 4.0, rivolto agli investimenti in attrezzature agricole innovative. A distanza di circa un anno non sono state fonte di circolari attuative e i dovuti chiarimenti. Molti agricoltori hanno acquistato attrezzature credendo di poter beneficiare del credito d’imposta pari al 40% dell’imponibile in fattura per non pagare imposte e contributi. In effetti purtroppo non è così! Affinchè si parli di “innovative”, bisogna fare riferimento a una macchina (esempio trattore) che sia gestito da un hardware d’avanguardia, con un software d’avanguardia, che abbia possibilità di dialogare con eventuali altre attrezzature con analogo software. La domanda è: sono meritevoli del credito d’imposta tutte quelle attrezzature innovative non autonome? Se per i trattori e mietitrebbie la risposta è positiva in quando mezzi autonomi, non è invece così per quelle non autonome come seminatrici, imballatrici, aratri etc. Affinchè queste possano usufruire del credito, anche se tecnologiche, devono avere le possibilità di dialogare attraverso hardware e software con il trattore. Ora, dato che le case costruttrici si avvalgono di propri software e protocolli sotto copyright, qualora non vi sarà dialogo tra il trattore X e la seminatrice tecnologica Y, allora il bonus spetterà solo alla prima attrezzatura ma non alla seconda. Purtroppo nelle perizie attestanti le caratteristica di innovazione tecnologica 4.0, quasi sempre non si sottolinea l’aspetto appena considerato. 

Per qualsiasi informazione:
Studio Viola & partners (0881-549932) - studioviola@studioviolaepartners.it

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.