09/11/2020 10:28:07

Le doverose domande su Lastaria e pronto soccorso

A Lucera, l'argomento chiusura desta sempre preoccupazione. E finora a motivo. 
Quella del pronto soccorso dell'ospedale Lastaria non fa eccezione, anzi, il termine "temporanea" contenuto nei documenti che annunciano lo stop degli accessi suona come qualcosa di sinistro. Questo nonostante le rassicurazioni di chi della vicenda si sta interessando, il sindaco Giuseppe Pitta e il consigliere regionale Antonio Tutolo, che si sono fatti interpreti e in qualche modo garanti delle decisioni della direzione del Policlinico Riuniti di Foggia, da cui dipende il nosocomio lucerino.
Confidare nelle istituzioni e nelle autorità sanitarie non è semplice per una città che ha perso il Tribunale e molti uffici pubblici e privati, e che stava per veder soppresso anche il Lastaria, difeso con le unghie e con i denti dalla popolazione e dall'ala tutoliana più attiva, che promosse proteste di ogni tipo, non senza interventi di peso da parte di lucerini che occupavano posti di potere.
Pertanto, oggi certe dichiarazioni, per quanto messe per iscritto, richiedono un vero e proprio atto di fiducia. 
Oltre 1.200 persone in pochi giorni si sono unite al gruppo Facebook "#IONONCISTO Il Pronto Soccorso non si chiude!" amministrato da Rita Mastrovalerio allo scopo di tenere alta l’attenzione sul problema, partendo dalla domanda: “La verità dove sta?”. 
“Ci troviamo in condizioni di andare all'ospedale di Foggia che è al collasso di posti letto e di ambulanze – spiega a Luceraweb - non vogliamo tanto… vorremmo solo riuscire ad assicurarci un servizio sanitario”.  
La paura di perdere quanto riconquistato con anni di lotte e mediazioni non lascia alcuna chance alle promesse di riapertura dopo il "potenziamento" e la messa in sicurezza di un luogo che, a quanto ha riferito Tutolo, è stato definito "la porta di accesso del Coronavirus", con contagi che si sarebbero verificati tra infermieri, operatori sanitari, medici e ricoverati.
Ed è proprio da questo che bisogna partire. Tutolo e Pitta riferiscono, poiché così è stato loro raccontato, che gli ultimi contagi sono avvenuti all'interno del pronto soccorso a causa della presenza quasi contemporanea di quattro persone infette e con sintomi. Ma com'è possibile siano riuscite ad entrare? C'è stata una falla nel pre-triage? 
Inoltre, posto che quello di Lucera è un ospedale Covid-free, come viene sottolineato dalla direzione sanitaria, non è chiaro come sia effettivamente potuto avvenire il contagio tra il personale, dato che - in teoria - ci si dovrebbe saper difendere anche da un eventuale paziente asintomatico.
Luce andrebbe fatta anche sulla circostanza che avrebbe visto salire il virus nel reparto di Lungodegenza. La versione che circola è quella di un paziente accompagnato in radiologia da personale infetto. Ma c’è anche quella che vorrebbe che a portarlo sia stato qualche parente, dunque un esterno.
Insomma, esiste un collegamento tra il pronto soccorso e il focolaio scoppiato a fine ottobre in Lungodegenza che ha visto una decina di contagiati tra ricoverati e personale del reparto, tant'è che si provvide alla chiusura degli accessi all'utenza per 24 ore?
Il flusso di informazioni sulle condizioni dei contagiati tra ricoverati e personale si è interrotto e dunque non si sa né quali siano le loro condizioni né se il numero degli infetti è salito. 
Che cosa non è stato previsto o è andato storto? 
Gli interrogativi su ciò che è accaduto fino al 2 novembre scorso si allargano a macchia d'olio, e non c’è bisogno di essere esperti per fare alcuni semplici ragionamenti ormai possibili anche tra i semplici cittadini.   
E i dubbi sulla sorte del pronto soccorso attanagliano la popolazione che va ben oltre quella di Lucera, ma abbraccia buona parte dei Monti Dauni. Perché quell'auspicato abbassamento dell'Rt in città, condizione stabilita per una riapertura in sicurezza del pronto soccorso, sembra un obiettivo molto lontano, considerato che i registra una recrudescenza dei casi di infezione da Sars-cov-2. 
E le notizie del Riuniti in affanno e con problemi di accessi e ricoveri non confortano affatto.

Enza Gagliardi

In considerazione della situazione attuale, quindi, queste sono le cinque domande che Luceraweb rivolge alla direzione del Policlinico Riuniti:

    1. Al pronto soccorso di Lucera era svolto fino all'ultimo giorno il previsto pre-triage, così come avviene in qualunque altro ospedale italiano?
    2. È possibile avere una versione ufficiale e definitiva sulla probabile dinamica dei contagi registrati tra il personale del pronto soccorso e su quella di due giorni prima tra i pazienti della Lungodegenza?
    3. Perché il Lastaria viene definito "Covid free" se è stata la stessa dirigenza a riferire di alcuni ricoveri Covid avvenuti lo scorso 25 ottobre, a seguito dell'emergenza riscontrata sia a Lucera che alle strutture Covid di Foggia in quelle ore?
    4. A prescindere dai deficit strutturali evidenziati per quello di Lucera, esiste un pronto soccorso in cui è possibile garantire la totale sicurezza dal contagio o altra infezione?
    5. Non è controproducente svilire e minimizzare l'attività svolta dal pronto soccorso del Lastaria, continuando a sottolineare la ridotta capacità, certamente non voluta da personale e popolazione?   
   

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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