12/11/2020 12:22:04

Tornano i morti di Covid a Lucera

Sono due i lucerini finora deceduti a causa del Coronavirus nella seconda ondata che ha investito la città. In pochi giorni è scomparsa una donna ricoverata al Riuniti di Foggia, mentre ieri è venuto a mancare un uomo che era stato in terapia intensiva.
Numeri senza volto e senza nome che finiscono nel calderone dei bollettini quotidiani che affollano i giornali da marzo scorso.
Famiglie e comunità disperate che quelle persone le hanno perse per sempre senza un saluto, senza potersi dire addio.
“Dopo una vita insieme – ha raccontato a Luceraweb la familiare di una delle vittime – proprio nel momento della morte ci siamo lasciate senza il conforto di una carezza se non rassicurante, almeno di vicinanza”.
Storie strazianti di lucerini che si sono salutati all’arrivo di ambulanza e che magari, dopo qualche video-chiamata confortante, sono caduti nel buco nero che inghiotte vite e affetti preziosi. 
Quella di Foggia è la provincia pugliese che sta registrando da tempo il più alto numero di decessi da Covid-19 sia in percentuali assolute che in rapporto alla sua popolazione. Un enigma che va avanti dalla prima ondata di contagi, da cui la Puglia, rispetto alle regioni del Nord, era stata appena sfiorata. Eppure anche allora a Lucera si registrarono altre 3 morti, troppe considerato il numero basso di infetti.
Cifre e non persone, a cui non è stato concesso nemmeno l’ultimo saluto con la celebrazione dei funerali. Trasferite direttamente al cimitero per la tumulazione. 
Questo è il vero volto del Covid.
Ma è anche il punto debole della sanità foggiana, che dal “tutto sotto controllo, siamo pronti” passa nel giro di pochissimi giorni al collasso.
I numeri del contagio a Lucera sono spaventosi: solo ieri in un laboratorio privato, su cento test effettuati, sono risultati in 25 positivi al tampone rapido. Mai così tanti. 
La famosa punta dell’iceberg di cui si parlava a ottobre, con centinaia di asintomatici che hanno portato in giro l’infezione e l’impennata di casi di Covid che si manifestano adesso che la situazione è fuori controllo.
Perché a fronte dei dati ufficiali, ci sono tutti quei lucerini lasciati “in attesa” che manifestano sintomi, ma di cui nessuno si occupa. È impossibile calcolare il numero esatto di chi ha fatto richiesta di tampone e lo aspetta da giorni, bloccato in casa, o di chi attende una telefonata o una visita da parte dei medici dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale, la famosa Usca. 
Certo è che dopo la sfuriata del consigliere regionale Antonio Tutolo, a distanza di settimane dall’Asl è partita una telefonata per accertarsi delle condizioni di chi sta in quarantena. Sarà un caso. Ma è certo che alcune delle persone raggiunte erano ormai senza più sintomi. 
In pratica, non lo si vuole ammettere, ma si sta pian piano replicando lo sfacelo di Milano e Bergamo, con la gente malata abbandonata a se stessa.
In piena seconda ondata ancora non si consente ai medici di famiglia di prenotare direttamente il tampone, non si è potenziata la cosiddetta medicina territoriale che dovrebbe offrire assistenza prima che le condizioni dei pazienti si aggravino e si renda necessario il ricovero in ospedale, dove ormai mancano i posti letto e le rianimazioni sono allo stremo. 
Infettarsi adesso significa andare incontro alla possibilità, se si sviluppa la malattia, che si arrivi in ospedale quando ormai è troppo tardi. 
Fanno perciò ancora più impressione i post pubblicati sui social da Giuseppe Bizzarri, che rivela in maniera asciutta ed efficace ciò che sta succedendo. A dieci giorni dall’infezione ha avuto bisogno di ossigeno, poi ha trascorso una giornata in pronto soccorso a Foggia sistemato su una sedia in attesa di ricovero. 
E la sua storia è simile a quella di altri lucerini che si sono ritrovati nella stessa situazione. C’è il caso di quell’uomo sistemato un letto precario del pronto soccorso del Riuniti, con quadro clinico da polmonite ma con diversi tamponi negativi, oppure quella donna arrivata a Foggia in condizioni serie dopo aver sofferto per molti giorni a casa senza assistenza. 
Con la maschera dell’ossigeno che gli impedisce di muoversi, Bizzarri ha invitato alla prudenza: “Ho solo tanto tempo per riflettere e mi chiedo: non è meglio restare in casa ad annoiarsi dietro la Tv per un po', anziché uscire e correre il rischio di finire così?. Direi proprio di sì”.
Eppure c’è ancora chi se ne va a zonzo, incurante delle tragedie che si consumano nelle case, forse nel proprio palazzo, sfidando il buonsenso e la sorte. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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