21/11/2020 08:56:38

Antonietta e Rosetta, una vita per gli altri

Sono andate via in punta di piedi, quasi con garbo. In coerenza con le loro esistenze operose ma silenziose. Rosina Coccia, nota a tutti come Rosetta, e Antonietta Rignanese sono scomparse a quattro giorni di distanza, la prima il 6 novembre e la seconda il 10.
Avevano entrambe raggiunti i 90 anni di età, ma erano ancora attive, specie in ciò che sapevano fare meglio: accogliere tutti con un sorriso o una parola buona. 
Erano cugine ed erano molto conosciute nel quartiere Porta Foggia, dove hanno vissuto fino agli ultimi giorni. Rosetta abitava proprio in Piazza San Giovanni, vicinissima alla chiesa, e Antonietta poco più in là, in Via Amendola. 
Una vita in famiglia, ma senza marito o figli, completamente dedicata ai propri cari, che fossero fratelli o nipoti, cresciuti come figli.
Due colonne della parrocchia San Giovanni. Giovanissime, furono tra le prime ad accogliere il nuovo parroco che arrivava da San Bartolomeo in Galdo, in provincia di Benevento. Era il 1961.
In quei giorni a San Giovanni l’aria era tesa: alcuni fedeli non vedevano di buon occhio l’insediamento di un nuovo sacerdote. Una fazione voleva che il vecchio parroco rimanesse e protestò anche con il vescovo. 
Ma poi quel giovane prete arrivò insieme a sua madre, due sorelle e un fratello più piccolo, anch’egli presbitero, e alla sua carica di allegria contagiosa. Era il prete che urlava il gioioso “Cristo regni!”, l’amato don Michele Ricci, e i malumori si trasformarono in un affetto durato oltre 40 anni. 
Loro, Antonietta e Rosetta, c’erano prima e ci sono state fino alla fine. Mani d’oro, si occupavano di tutto: dai fiori per abbellire l’altare (il nuovo parroco voleva che la chiesa ne avesse sempre di belli e profumati, e spesso li pagava personalmente) ai merletti e ai ricami che impreziosivano i paramenti sacri. Si dedicavano costantemente alla pulizia della chiesa e al catechismo. E quei bambini che le hanno avute come catechiste, ormai adulti e nonni, ancora oggi le ricordano con affetto. 
Intanto Antonietta e Rosetta crescevano nel vero servizio alla comunità, anche come ministri straordinari dell’Eucarestia, nella visita ai malati e con la propria spiritualità, frequentando tutte quelle occasioni di incontro catechetico che la parrocchia organizzava. 
Prime nel fare, ma non nel mettersi in mostra. C’erano ma la loro presenza non si notava. L’umiltà le ha infatti accompagnate ogni giorno della loro vita nutrita dalla preghiera. 
Se il bene che hanno compiuto nel segreto rimarrà tale, la luce che emanava il loro volto quando le si incontrava in chiesa o per strada a fare la spesa era inconfondibile segno della fede che le sosteneva. Mai un pettegolezzo, mai una parola fuori posto. Erano sempre le prime a chiedere: “Come stai?”, segno di attenzione per gli altri. 
L’ora et labora era davvero il loro motto, condito da virtù e qualità invidiabili, come per esempio, la maestria nel cucire, nel ricamare, nel cucinare e nel preparare dolci di incomparabile bontà e complessità. Capolavori non replicabili, perché fatti di amore ed esperienza. Ma i ricordi, i bei ricordi, quelli rimarranno. Come il profumo delle torte, le carezze date o il suono della loro voce. 
Lucera ha perduto due donne che hanno dato tanto in quella loro vita quotidiana straordinariamente normale. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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