21/11/2020 23:12:05

La pandemia dei numeri senza persone

Vangelo (Mt 25,31-46)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Il commento di Michele Cuttano, diacono
Chissà quante volte ci siamo fatti questa domanda, magari nel silenzio delle nostre anime, magari in un momento di grande paura riguardo alla vita…  
Volete conoscere la domanda?
Non ve la dico, ho la speranza anzi, la certezza, che il Vangelo che la Chiesa ci dona nella Domenica di Cristo Re dell’universo vi apra il cuore alla grande domanda del cristiano.
I nostri quotidiani, sempre loro, così importanti perché dietro le nostre piccole storie di tutti i giorni poi si sviluppa la storia dell’umanità.
A me capita di soffermarmi a riflettere sul mio agire della giornata, è una cosa che faccio fin da bambino, questa sorta di “salvataggio” del quotidiano oggi potremmo chiamarlo “back up” della giornata.
Sono certo che capiti anche a voi, ve lo auguro.
Rivedere tutte le azioni quotidiane e arrivare spesso alla conclusione che non è semplice vivere, che vuoi fare del bene, pensi di farlo, ma poi ti accorgi che hai ricercato un bene a senso unico, solo rivolto verso di te, pubblicamente ben mascherato d’altruismo;
altre volte viene fuori proprio quella parte di te che vorresti dimenticare, la parte gretta, aggressiva, meschina.
Ora che sto scrivendo me ne viene in mente una mia, fresca fresca.
E quando mai, nella mia vita c’è ne sempre una fresca fresca… 
Non appartengo alla categoria di quelli che si autogiustificano, che scusano le proprie bassezze accusando le meschinità del prossimo, per cui sento in me l’amarezza del mio peccato, sento pure che devo rimediare!
E, come dice una vecchia canzone, mi soffermo a pensare che non bisogna farsi “cadere le braccia”!
Embè, il Vangelo non ci lascia mai soli.
Sì, il Vangelo di questa Domenica è veramente serio, senza difficoltà di comprensione, senza problemi di interpretazione.
Ci dice papale papale quello che fa il cristiano nei suoi giorni terreni.
E’ un Vangelo che mi stupisce, sempre: 
il Figlio di Dio che si identifica in persone un po’ “particolari”, tipo affamati, assetati, forestieri, malati e carcerati.
Che strano, i grandi di questo mondo, almeno quelli che sono oggi in circolazione, non lo fanno mai, non si identificano mai negli ultimi. 
Poi per non parlare di questi tempi dove la cosa più importante sono i “numeri”…
Numeri di tamponi, numeri di positivi, numeri di ricoveri e numeri di morti. Siamo diventati dei numeri che, moltiplicati fra noi possiamo o non possiamo raggiungere quella quota che serve a farci uscire dalla pandemia del Covid.
E dimentichiamo che dietro ad ogni numero c’è un volto, un’esistenza, degli affetti, dei desideri di vita.
Ma e se poi ti accorgi di essere un numero che non conta nulla?
Che cosa mai ti accade? Come ti combina questa società che io e te abbiamo costruito?
Già, quanta gente dice che non ha costruito questo mondo, che non ha colpa di tutto quello che accade.
Ed invece, sai ci sono costruzioni che si alzano anche e solo tacendo o battendo le mani come un “pupo” o andando solo a cercare il piacere al potente di turno, cristiano o non cristiano che sia!
Diciamo la Verita’, ammettiamolo, questo è il mondo che abbiamo costruito e anche fortemente voluto.
E ogni giorno questo mondo ci presenta un conto sempre più salato da pagare.
E molti di quelli che pensavano l’avrebbero “fatta franca” ora si trovano coinvolti e si chiedono “come faremo ad uscirne?” 
Sai che ti e mi dico?
Ascoltiamo il Vangelo!  
E allora sai, devo continuare ad essere “scomodo” e dire che Dio sceglie di “nascondersi” in categorie umane che chiameremmo “a rischio”.
Noi che cerchiamo di incontrare il nostro Dio in tanti posti “gloriosi” e Dio che si propone di incontrarci in persone così emarginate.
Per l’uomo globalizzato, super accessoriato, informatizzato, per l’uomo che si è “scrollato di dosso” un Dio antiquato che è morto in croce, il Vangelo diventa all’improvviso l’unica via di incontro tra l’uomo e “l’altro uomo”.
Ci stiamo rendendo conto, in questi ultimi anni, come le diverse culture, le diverse religioni possono alzare delle barriere nell’umanità.
E drammaticamente ci siamo resi conto che quando l’uomo moderno abbatte delle barriere è perché vuole più spazio per sé, per accresce la sua egemonia;
è il “metro” del mondo. 
Gesù abbatte le divisioni ed usa un metro diverso, che nessuno conosce: il metro dell’amore.
Il Vangelo ci dice con estrema chiarezza che ci sarà un giudizio compiuto in base al comando dell’amore, non c’è altra distinzione fra gli uomini.
Davanti a Dio ci sono gli uomini che amano e gli uomini che non amano, una via di mezzo non c’è!
E allora, caro fratello, il nostro vissuto quotidiano come lo viviamo?
Come stiamo combinati ad amore, quell’amore che porta ad essere accettati da Dio per la vita eterna? 
In questo Vangelo, seppure sottinteso, ritorna ancora il concetto di tempo, il tempo della conversione è quello presente, non ci saranno i “tempi supplementari” o “manovre correttive di bilancio”!

Sarà inutile dopo, quando ci troveremo faccia a faccia con Cristo, dire le  parole:
“Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?”.
Quante volte di fronte alla richiesta di un qualsiasi essere umano abbiamo delegato ad altri, abbiamo fatto spallucce, scosso la testa e magari, che ne so, se quell’essere  umano era  Gesù?
Fratelli, non so voi, ma io mi sento tremendamente  male, chiamato in causa perché passano nella mia mente decine di volti in cui avrei potuto incontrare e servire Gesù e invece ho pensato a me, al mio tempo che non basta mai, alle mie cose, alla mia famiglia, alle mie comodità, al mio cuore nel borsellino, alla paura dell’invadenza altrui.
Quante scuse e sani consigli sappiamo dare quando incontriamo determinati prossimi: 
che vadano al centro di accoglienza, che vadano alla caritas, che vadano dai sacerdoti, che vadano dai ricchi, che vadano dal sindaco, che vadano dai frati, che vadano nella loro nazione, che vadano nei loro tuguri, che vadano in un campo di concentramento, che vadano all’inferno ed infine di questi tempi c’è il Covid!
Quando una società considera l’uomo come un numero che fisiologicamente nella società deve soffrire la fame, l’abbandono dalla società, la mancanza di dignità, il non poter pensare a metter su una propria famiglia, il vivere il non diritto al lavoro:
è una società senza Dio, perversa, progenie di Caino.
Già, i modelli economici di questo mondo che ci promettevano benessere…            
Non posso e non riesco a dirvi (e a dirmi) altro che: 
“In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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