20/11/2020 17:33:13

Il buco nero del pronto soccorso

Il dramma nel dramma che stanno vivendo centinaia di famiglie della provincia di Foggia è ormai raccontato quotidianamente dai media e dai social da metà ottobre, da quando cioè lo tsunami seconda ondata di Coronavirus ha investito i presidi sanitari.
In molti si domandano che cosa sia stato fatto in vista del prevedibile ritorno in autunno del virus, che cosa sia stato migliorato o potenziato. Le file di ambulanze davanti al pronto soccorso di Foggia e le ore di attesa per una prestazione o un ricovero danno la risposta.
Le testimonianze, anche di lucerini, finiti nel buco nero dell’attesa della visita in questi giorni si ripetono con situazioni sempre più al limite del rispetto della dignità umana. 
È il caso di un uomo rimasto al presidio di emergenza del Policlinico Riuniti per 4 interminabili giorni, perché non si sapeva dove collocarlo. Mentre i suoi familiari a Lucera erano in ansia, il personale medico si trovava di fronte al dilemma di dove sistemare quel paziente che manifestava i sintomi del Covid-19, ma il tampone dava esito negativo. Ricoverarlo dunque nel reparto Covid o in uno no-Covid? Intanto l’uomo è rimasto in bilico finché qualcuno non se n’è preso carico se non dopo le proteste dei familiari che hanno dovuto fare la voce grossa. 
Situazione in cui, purtroppo, si sono ritrovati anche altri concittadini, tra cui un’anziana spostata di reparto: prima in Covid, dopo no-Covid, per poi morire di Covid. Famiglia è disperata e arrabbiata perché in questa confusione di comunicazione e di trattamento medico, non si è capito cosa sia realmente successo alla donna. Il funerale è stato negato, ma è probabile che la vicenda finisca in Procura. 
È di ieri sera l’ultimo caso, quello di una signora con frattura scomposta del femore, che dalle 11 del mattino era su una barella spinale nel pronto soccorso di Foggia, in attesa di entrare in reparto. Dopo 8 ore di attesa e il tampone dall’esito negativo, era ancora da sistemare, piazzata su quella barella e coperta solo dal suo cappotto e per cuscino la sua vestaglia. 
“Il Covid ha solo messo in evidenza le inefficienze della sanità regionale”, ha scritto arrabbiato su Facebook il figlio Angelo durante quei momenti snervanti, aggiungendo: “Anche prima del Covid era un'avventura andare al pronto soccorso... Adesso è un girone dantesco. Ma tenere una 88enne con serie patologie e con una frattura del femore su una barella spinale per 7 ore è semplicemente vergognoso. Vergogna vergogna. Per non morire di Covid si muore di altro. Tutto questo è inumano, oltre che oltraggioso della dignità. Non esiste solo il Covid-19: la salute va tutelata sempre”.
A fronte dell’abnegazione di tanti medici, infermieri, operatori sanitari e del 118, che stanno affrontando allo stremo delle forze una situazione ormai fuori controllo, emerge tuttavia la disorganizzazione che affligge il pronto soccorso foggiano, dove già nell’era pre-Covid si lamentavano carenza di personale e lunghe ore di attesa, ma senza mai un’ammissione da parte della dirigenza.

La mamma del signor Angelo in una collocazione precaria in pronto soccorso

 
Un servizio perennemente sotto pressione e con un bacino di utenza che comprende Foggia e Monti Dauni, tra cui Lucera, pure quando aveva il proprio pronto soccorso attivo, anche se sottopotenziato. 
Adesso, con l’emergenza Covid, le carenze si sono sono soltanto acuite, nonostante i proclami entusiastici di poche settimane fa da parte della direzione, ormai travolta dalle critiche di chi riscontra nella dura realtà ciò che sta accadendo. 

e.g.

Vedi anche: Le doverose domande su Lastaria e pronto soccorso

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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