27/11/2020 08:45:36

La scienza del trading online

Per la maggior parte delle persone che non si sono mai cimentate con il mondo della finanza, il trading (specialmente se si tratta di trading online) somiglia a una sorta di disciplina esoterica, aperta solo a pochi iniziati e ricca di risvolti perlopiù incomprensibili. La realtà, ovviamente, è caratterizzata da molta meno enfasi, e il misticismo di cui spesso si ammantano i (reali o presunti) geni della finanza è frutto soprattutto di astute mistificazioni o di semplice abilità nell’autopromozione. Come tanti altri mestieri, la finanza è un insieme di talento, studio e fortuna, in cui la componente aleatoria gioca un ruolo tutt’altro che di secondo piano.

Proprio su quest’ultimo punto è necessario concentrarsi, per comprendere i margini di rischio (alti, al pari dei margini di guadagno in caso di successo) che il trading ad alto livello comporta. La generale instabilità dei mercati (sia quello borsistico che quello dei beni di consumo e delle materie prime) degli ultimi tempi ha soltanto enfatizzato un trend generale che rappresenta quasi una costante, ancorché in alcuni periodi più sommersa e invisibile. La pandemia da Covid-19 e alcuni eventi politici come le contestate elezioni americane non hanno fatto altro che riportare a galla con prepotenza tale “sommerso”, rivelandone tutta la capricciosa volubilità.

È ovvio che, di fronte a tali bradisismi, lo studio applicato non può fare altro che ammortizzare eventuali oscillazioni verso l’alto o verso il basso; tuttavia, rimane il fatto che prevedere ogni singolo movimento del mercato è impresa pressoché impossibile, anche per l’operatore più scaltro ed esperto. D’altronde, proprio questa consustanziale e inalienabile imprevedibilità rappresenta una delle chiavi del dinamismo della finanza internazionale, nonché uno dei fattori che rendono possibile un pur minimo turnover tra gli attori principali di tale scenario.

Ciò malgrado, esistono degli strumenti che consentono di individuare i trend del mercato e agire di conseguenza. Non sono strumenti a prova di errore, e come tutto ciò che riguarda l’ambito della finanza necessitano di analisti che siano in grado di interpretarli. Proprio qui entrano in scena lo studio, l’esperienza e la preparazione, ovvero tutto quel corollario di competenze che fungono da ammortizzatori nei confronti dell’alea. Grazie a essi, nessun analista si è mai trasformato in indovino, ma è chiaro che più l’analisi dei dati è approfondita e raffinata e più si riduce il margine di rischio di un investimento.

Tra i tanti indicatori di tendenze utilizzati abitualmente sui mercati finanziari, la media mobile è al tempo stesso il più semplice da utilizzare e il più affidabile. Come tutti gli indicatori seri, essa non fa delle previsioni, ma effettua delle inferenze: vale a dire, cerca di desumere dai dati già in possesso degli operatori i trend prossimi venturi. Questa è la sua maggiore virtù (si lavora solo su dati certi, verificati e archiviati), ma anche il suo limite: la media mobile analizza il passato, seppur recente, per formulare una o più ipotesi di futuro, in termini di oscillazioni del mercato. Pertanto è sempre un passo indietro rispetto a ciò che succede sulla piattaforma globale a livello di scambi e transazioni.

Come suggerisce il nome, la media mobile non è altro che una media matematica sui prezzi di mercato, generalmente circoscritta a un determinato settore e a un periodo di tempo limitato: una settimana, dieci giorni, fino a un mese, difficile che si prendano in esame periodi più lunghi salvo esigenze specifiche. Può essere applicata secondo parametri differenti: ad esempio, la media mobile semplice prende in esame tutti i prezzi di chiusura, mentre la media mobile esponenziale e quella ponderata si concentrano solo sui titoli e i beni che offrono nel breve periodo le performance migliori in termini di prezzo; infine la media mobile adattiva – forse la più utilizzata – non fa altro che prendere la media mobile semplice e depurarla dalle oscillazioni più vistose, considerate come anomalie e dunque non indicative di un trend.

Ciascuna di queste offre una risposta più o meno veloce alle oscillazioni del mercato ma anche un margine di errore differente: ad esempio, l’esponenziale e la ponderata sono caratterizzate da un timing molto più preciso, ma sono anche maggiormente soggette al rischio di errori. Saper utilizzare questi strumenti, scegliendo di volta in volta la formula più adatta a leggere le tendenze latenti, è una delle chiavi per diventare un trader di successo.

f.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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