15/01/2021 09:06:01

Covid: aiutare psicologicamente gli anziani

Sono considerate persone fragili, specie in questa situazione di pandemia che le vede vittime silenziose. Gli anziani un tempo erano ritenuti un patrimonio di saggezza e di esperienza, una risorsa da trattare con rispetto e delicatezza, ma il Coronavirus li ha declassati nel giro di pochi mesi da categoria da “proteggere” a problema economico e sanitario.
In realtà l’emergenza Covid ha solo acuito il distanziamento tra generazioni in atto da anni, ben prima che venisse il virus a imporre quello sociale e fisico.
In questa situazione gli anziani sono a rischio non solo direttamente per l’infezione da Sars-cov-2, ma anche indirettamente per le gravi conseguenze psicologiche che la situazione pandemica sta determinando. 
Il Comune di Lucera si sta attrezzando per formare una nuova équipe di professionisti che, a titolo gratuito, offrono supporto e assistenza alle persone in età. Tra essi Giovanna Sasso, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, che aveva fatto parte anche della prima task forse partita a marzo scorso.

Dottoressa, in una precedente intervista ha detto che in questo periodo gli anziani sono ancora più rischio depressione, quali i meccanismi che la innescano?
L’anziano è portato a pensare sempre al proprio passato o ai dolori che avverte e a lamentarsi molto. Con la pandemia sono stati messi in un contesto di protezione e questa situazione accresce questa sorta di rimuginio o la concentrazione sul proprio malessere fisico, il che alimenta lo stato depressivo. 

In questa seconda ondata è stato messo in discussione persino il valore dell’anziano. 
Adesso si sta sviluppando in loro anche una forma di rabbia perché abbiamo avuto nei loro confronti in generale un atteggiamento quasi di squalificazione, abbiamo sminuito la loro importanza e molti sono risentiti, specie quelli che conservano livelli cognitivi adeguati.

Come potranno essere aiutati da questo nuovo servizio attivato a Lucera e in generale?
Cercheremo di spostare la loro attenzione dalla loro condizione verso argomenti più positivi: faremo pensare loro a qualcosa che fa li star bene personalmente; sarà una positività molto soggettiva. 
Mentre il giovane può fare da solo questo tipo di lavoro, vale a dire spostare l’attenzione dal polo negativo a quello positivo, l’anziano ha bisogno di un’altra persona che possa farlo per lui. Con la pandemia vengono a mancare i contatti fisici con i parenti e le altre persone che possano agevolare questo lavoro e dunque cercheremo di aiutarli noi
.

La dottoressa Giovanna Sasso

Immaginate gli anziani i cui parenti sono risultati positivi e non possono più occuparsi di loro, assisterli o fare la spesa. Con questo servizio se ne attivano anche altri, in modo che si crei attorno all’anziano una rete sociale – seppur nata per solidarietà – che fa loro bene anche a livello psicologico. 
Personalmente lavorerò molto sul narrativo, chiederò di cosa hanno bisogno e mi piacerebbe riprendere il mio ruolo da ponte, com’è stato da marzo ad aprile, che collega queste persone con delle richieste ben specifiche e rendere loro il superamento di questo periodo più semplice e veloce possibile. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0273s.