12/12/2020 09:44:47

Coronavirus: dalla paura al negazionismo

La paura, specie in situazioni come quelle che stiamo vivendo, è un’amica, non un qualcosa da combattere. Lo spiega Giovanna Sasso, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, con cui Luceraweb ha cominciato una serie di incontri sugli effetti psicologici dell’emergenza Coronavirus. 
“Ansia e paura sono due facce diverse della stessa medaglia - dice la dottoressa Sasso - e, soprattutto in questo momento pandemico, è fondamentale attivare la paura. Trovo sbagliata la richiesta di rifuggerla da parte di alcuni esperti ospiti dei salotti televisivi, perché le si attribuisce un’accezione totalmente negativa. Invece è uno dei meccanismi di difesa dell’essere umano, è fisiologico. Attivare la paura significa mettersi in una situazione di protezione, in questo caso con l’assunzione di comportamenti di sicurezza”. 

Qual è la differenza sostanziale tra paura e ansia?
Mentre la paura viene attivata dalla presenza dell’oggetto che in quel momento crea questo stato emotivo, con l’ansia si teme di incontrare l’oggetto di cui abbiamo paura, ma che non c’è in quel momento; è semplicemente un pensiero. Quando questo pensiero diventa sempre più catastrofico, allora l’ansia si trasforma, passa su un piano negativo, fino addirittura a strabordare in quello che viene definito un vero e proprio attacco di panico. 

Come mai questi meccanismi sembrano non attivarsi nei negazionisti?
Come detto, la paura è necessaria e va attivata, cosa che i negazionisti non fanno: la loro non attivazione è una forma di protezione che stanno attuando. Il meccanismo è quello dell’attacco-fuga di cui
avevamo già parlato, noi fuggiamo evitando i contatti sociali, mentre il negazionista attacca. Processiamo lo stesso evento da angolazioni diverse: nel primo caso si scappa, nel secondo, quello dei negazionisti, si attacca il virus facendo assembramento, non indossando la mascherina, sfidando le autorità. 

Com’è possibile assumere un atteggiamento così diverso di fronte al pericolo? 
Tutto questo nasce purtroppo dal modo in cui io filtro la realtà. Noi diamo agli eventi una sorta di interpretazione attraverso il nostro apparato cognitivo, diamo un’attribuzione di significato. Per i negazionisti il significato è di attacco al virus e di negazione del problema stesso. Atteggiamento dannoso per se stessi e per la salute di tutti. 
I negazionisti non hanno fatto altro che lottare contro i propri pensieri, emozioni e sensazioni, e negandole hanno pensato di controllarle, cercando di eliminarle.

“Ansia e paura sono due facce diverse della stessa medaglia e, soprattutto in questo momento pandemico, è fondamentale attivare la paura”
Giovanna Sasso

Dunque avere paura ci fa bene anche contro il Coronavirus.
La paura è in questo momento il meccanismo più sano che noi possiamo attivare e schivare il pericolo; il Covid è un pericolo e la paura è il meccanismo più arcaico che possiamo attivare rispetto ad altri come, per esempio, l’attacco di panico, che non permette il giusto filtraggio degli elementi. Oppure si può cadere nell’infodemia, cioè l’ossessività della ricerca di notizie su un determinato argomento, spesso associato alla compulsione di determinate azioni, la ripetitività di determinati rituali come ripulire gli stessi posti, disinfettarli anche se non è necessario. Queste sono tutte forme d’ansia che nascono da pensieri catastrofici che dobbiamo imparare a gestire. 
Filtrare in maniera adeguata le informazioni ci impedisce di mettere in atto comportamenti disfunzionali. 

Comportamenti che forse ci fanno credere di avere la situazione sotto controllo, non è così?
Una caratteristica di chi è affetto da disturbo d’ansia è il controllo. La normalità non implica un controllo eccessivo: normalizzazione è porre un giusto tono alle cose senza dover stravolgere la realtà. 
Sono convinta che quando la situazione pandemica finirà avremo un innalzamento preoccupante dei casi di ansia perché stiamo educando i bambini e gli adolescenti ad un ipercontrollo associabile ad un disturbo d’ansia. 

Che cosa si dovrebbe fare in proposito?
Dobbiamo provare a lavorare molto all’interno della scuola con progetti mirati, per esempio, con la pet teraphy. Un animale permette un’elaborazione anche più facile per un bambino: identificandosi in esso può rielaborare questa situazione piuttosto complessa, può essere (e già lo è in altri casi) d’ausilio per spostare l’attenzione dal controllo da noi stessi a qualcun altro. È un’alternativa più sana.

Gli adulti invece come possono uscire da questa condizione mentale?
Spesso dico ai miei pazienti che abbiamo due manopole: l'ansia e l'attenzione. Mentre quella dell'ansia gira a vuoto, quella che possiamo gestire è la manopola dell'attenzione. Questo perché non ci possiamo imporre la calma né far sparire l'ansia, anzi l'ansia positiva fa bene e ci permette performance migliori, però possiamo decidere dove poter volgere la nostra attenzione. 
Sostengo che noi non siamo la nostra mente: percepisco il mondo perché lo filtro, quindi vivo il presente. Noi in realtà non viviamo mai il presente, ma cerchiamo sempre di vivere il futuro e soprattutto rimuginiamo sul passato. Al contrario, dobbiamo prendere il dolore, la sofferenza di questo periodo, e pulirlo, cioè lo prendiamo così com'è. Invece noi il dolore lo sporchiamo con questa lotta contro noi stessi, con i ricordi, con questo tornare per forza alla vecchia vita. Quello che ne verrà fuori sono una serie di sintomi, somatizzazioni che inevitabilmente ci portano a provare sensazioni sgradevoli. 
A questo punto, quello che possiamo fare è combatterle, che è ciò che hanno fatto i negazionisti, oppure accettarle, e in questo caso si metteranno in atto tutta una serie di reazioni, cioè quei comportamenti automatici di fuga o di lotta che abbiamo visto nella precedente intervista e che servono ad alleviare la sofferenza. Oppure, meglio ancora, quello che bisogna fare non è avere una reazione ma rispondere: io scelgo intenzionalmente la direzione da dare alla mia vita, che non deve essere naturalmente legata ai sintomi che io sporcando quel dolore mi sono procurato.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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