22/12/2020 10:08:45

Come l'Asl ha affrontato la pandemia

L’appuntamento di consuntivo di fine anno per la Asl Foggia quest’anno si è tenuta a porte chiuse e trasmesso in streaming su vari canali.
L’azienda responsabile della sanità in Capitanata ha messo naturalmente la pandemia al centro del proprio resoconto, con la dirigenza che non ha fatto alcun cenno a problematiche evidenziate in questi mesi, ma più che altro ha manifestato dinamiche e decisioni prese a contrasto della diffusione del Coronavirus. 
Si è parlato di organizzazione di strutture, di flessibilità di percorsi e procedure, di integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale, e anche di questioni legate al personale, ritenuto l’unico vero ostacolo “iniziale” nell’affrontare la seconda ondata della pandemia che ha portato i contagi negli ultimi tre mesi a 18.000 casi, contro i 1.400 della primavera ed estate scorse.
Nelle ultime settimane sono aumentati anche i canali di richiesta di tampone e le postazioni per l’effettuazione sia dei test molecolari che di quelli antigenici rapidi, oltre al personale che si occupa del contact tracing.
Gli ospedali di competenza (Manfredonia, San Severo e Cerignola) sono stati riconvertiti in presidi Covid, oltre al sostegno assicurato a una trentina di strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, tra Rsa e case di riposo, in cui erano scoppiati focolai con contagi che, in alcuni casi, hanno riguardato la totalità degli ospiti.

A giudicare dalle dichiarazioni dei vertici della Asl, starebbe andando tutto abbastanza bene, anche sulla base dei report riferiti dai vari responsabili aziendali dei servizi coinvolti nella rete di gestione dell’emergenza: Rita Acquaviva, direttore Area Tecnica; Romilda Carlucci, dirigente Ufficio Concorsi; Dario Galante, direttore Dipartimento multidisciplinare chirurgico; Matteo Cannarozzi De Grazia, direttore Distretto socio-sanitario di Vico del Gargano; Carla Lara D’Errico, coordinatrice infermieristica del Distretto socio-sanitario di San Marco in Lamis; Maria Cassanelli, coordinatrice U.S.C.A.; Pasquale Conoscitore, responsabile Ufficio di coordinamento dei pediatri; Pierluigi De Paolis, responsabile Ufficio di coordinamento Medici di base; Tommaso Petrosillo, dirigente responsabile dei sistemi informativi; Massimo Lombardi, coordinatore del Centro orientamento Oncologico; Alessandro D’Afiero, direttore Dipartimento multidisciplinare materno infantile; Luigi Urbano, direttore Dipartimento di Prevenzione; Giovanni Iannucci, direttore servizio di Igiene pubblica; Vincenza Rainone, coordinatrice operativa della Rete di supporto sociale per le persone in quarantena e per le persone in stato di fragilità; Anna Rita Stoppiello, responsabile Servizio civile.
Ognuno ha illustrato il ruolo svolto dal proprio servizio nel sistema allestito in provincia, ricostruendo l’intera e complessa filiera della presa in carico delle persone, dalla diagnosi di positività alla guarigione. 

“Contro la pandemia – ha iniziato il direttore generale Vito Piazzolla – la Puglia è certamente una delle Regioni che maggiormente ha saputo rispondere in maniera più aderente e congrua ai bisogni della popolazione, dopo averli monitorati, analizzati e posti come obiettivo imprescindibile per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza. Una delle esperienze più rilevanti, ma anche più positive fatte in questo periodo di stress, è stata la constatazione di come l’intero sistema, nella nostra regione, sia stato in grado di riorganizzarsi in maniera immediata e puntuale”.
 
“Abbiamo riorganizzato i percorsi assistenziali – ha spiegato il direttore sanitario Antonio Nigri - incrementando l’assistenza territoriale e agevolando la sua integrazione con quella ospedaliera. Diagnosi e cura non bastano, la crisi sanitaria in atto lo ha reso ancor più evidente. L’assistenza territoriale ha assunto un ruolo centrale insieme al coordinamento tra i vari setting assistenziali, alle formule di assistenza multidisciplinare e alla definizione dei percorsi di sicurezza, aspetto, quest’ultimo, che si è rivelato strategico in questi mesi. Si tratta di un rinnovamento generale che, resosi necessario per fronteggiare la pandemia, dovrà diventare strutturale”. 

“Stiamo portando a compimento - ha aggiunto il direttore amministrativo Ivan Viggiano – un percorso di digitalizzazione aziendale a cui abbiamo dedicato importanti investimenti sia nel 2020 che per il prossimo anno. Tecnologie, quindi, ma anche risorse umane, grazie alla internalizzazione del personale tecnico del sistema informativo e all’assunzione di nuove unità, a partire da 9 ingegneri elettronici e gestionali che, aggiunti al personale già in servizio, governano e supportano il processo. Sono state avviate anche le procedure per l’assunzione di 44 collaboratori amministrativi e 18 dirigenti amministrativi”.

Ha chiuso l’appuntamento la testimonianza del dottor Angelo Benvenuto, già primario a Lucera, direttore del Dipartimento multidisciplinare di Medicina interna che ha raccontato la sua vicenda di medico schierato sul campo: “Con il Covid non abbiamo esperienza, leggiamo gli articoli, ci aggiorniamo, ma è difficile prevedere cosa accadrà. E così ci ritroviamo di fronte a mille copie della stessa malattia con l'arduo compito di prevedere chi migliorerà e chi peggiorerà. Fare previsioni è già difficile con le malattie conosciute perché ogni persona è unica. Ma lo è ancora di più con questa malattia di cui si conosce poco. È per questo che tutti i reparti danno una mano, quasi sospesi anche noi in isolamento, bardati con strati e strati di dispositivi di sicurezza a cui non eravamo abituati. Comunicare con i familiari è diventata la cosa più difficile perché dobbiamo farlo al telefono e con la consapevolezza di non essere in grado di dare l'unica vera risposta che tutti vorrebbero sentire… e cioè se il loro caro si salverà”.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0313s.