19/01/2021 09:31:21

Ospedale o Tribunale, la gara sul pronto soccorso

Da quando è stato chiuso due mesi e mezzo fa, il pronto soccorso di Lucera è rimasto costantemente nei pensieri e sulle tastiere di moltissimi cittadini, i quali hanno invocato a più riprese e con svariate modalità la veloce riapertura del presidio di emergenza urgenza dell'ospedale Lastaria. 
La pressione mediatica e sociale è stata sempre talmente alta che al Policlinico di Foggia è arrivata chiara, forte e diretta, senza alcun ricorso alla telemedicina. 
Tutto questo al netto delle immancabili manovre politiche e delle recenti novità giudiziarie, visto che la vicenda sarà quasi certamente affrontata anche dal Tar Puglia a cui si è rivolto il consigliere comunale Franco Ventrella, il quale ha impugnato il provvedimento di sospensione temporanea delle attività, disposto dal direttore generale Vitangelo Dattoli e da quello sanitario Franco Mezzadri. A patrocinare l'azione legale sono stati gli avvocati Mario e Paola Follieri. Il primo è anche segretario cittadino di Fratelli d'Italia, una delle formazioni politiche che, pur non avendo rappresentanti in Consiglio, fa parte del centrodestra che ha manifestato grande contrarietà, senza però aderire congiuntamente con altre firme sotto il ricorso. Il testo si poggia su varie censure, ma le principali restano il mancato adeguamento strutturale (creazione di ambienti specifici e percorsi separati) già previsto a luglio dalla Giunta regionale e non ancora effettuato, e la presunta violazione del DM.70/2015 (il cosiddetto Decreto Balduzzi) che prevede la presenza di un pronto soccorso a supporto di un ospedale in zone particolarmente disagiate, e quella di Lucera è l’unica indicata per la Puglia. Il risvolto politico della vicenda si allarga anche ai Monti dauni, visto che lo stesso Follieri ha fatto sapere di aver informato tutti i sindaci dei piccoli comuni vicini, praticamente invitati a costituirsi nel procedimento giudiziario.
“Sono state preferite esigenze di tipo burocratico-organizzativo e di natura emergenziale (evitare ulteriori contagi) – è un passaggio del ricorso - a discapito del diritto alla salute dei cittadini, visto che un atto di riorganizzazione di un servizio sanitario ha modificato l’offerta sanitaria su un territorio di un'area disagiata che non poteva esserne privata neanche in via provvisoria”.

In effetti, la decisione di interrompere il servizio è stata presa ufficialmente per ragioni di sicurezza sanitaria, ma solo dopo si è poi scoperto che il pronto soccorso di Lucera non avrebbe comunque il personale medico sufficiente per poter operare, visto che fino al 31 dicembre si avvaleva anche di specialisti esterni per assicurare prestazioni e turnazioni. Ora la convenzione con la Asl è quindi scaduta, e nel frattempo è stato emanato un nuovo bando per l’assunzione di medici che non è detto però possano rispondere: è ormai risaputo tra gli addetti ai lavori che ci sono sempre meno specialisti nella materia, e quelli esistenti non sempre sono disponibili a lavorare in presidi di grande difficoltà gestionale, tra rischi sanitari o pericoli per la propria incolumità fisica. Poi c’è tutto il fronte strutturale, anche se ancora non si è capito bene quali e quanti lavori edilizi siano necessari per adeguare quella porzione di edificio in fondo a Via Fiorelli. E’ realistico pensare che trascorreranno altri mesi, e nel frattempo la questione è sempre più addosso ai rappresentanti istituzionali locali. Il sindaco Giuseppe Pitta e il consigliere regionale Antonio Tutolo si sono apertamente schierati dalla parte delle ragioni del Policlinico, predicano calma e cercano di abbassare i toni, ricorrendo ad acrobazie lessicali per dire che il pronto soccorso “non è chiuso”, per poi affermare subito dopo che si tratta di una situazione temporanea. Ma di chiusura. 
E allora le proteste e le richieste di una data precisa di riapertura crescono di numero e di valore, anche perché le motivazioni legate direttamente all’andamento della pandemia sul territorio chiaramente non danno riferimenti precisi. Da qui nasce e cresce il sospetto che siano stati forniti elementi importanti ma non decisivi per portare a una tale grave sospensione del servizio, visto che, per esempio, i problemi di personale si registrano anche nella bolgia, non meno pericolosa, del pronto soccorso foggiano.

Riccardo Zingaro

A distanza di una settimana dalla chiusura, Luceraweb aveva già posto cinque domande alla direzione del Policlinico Riuniti. Finora sono rimaste senza risposta, per cui le riproponiamo:

    1. Al pronto soccorso di Lucera era svolto fino all'ultimo giorno il previsto pre-triage, così come avviene in qualunque altro ospedale italiano?
    2. È possibile avere una versione ufficiale e definitiva sulla probabile dinamica dei contagi registrati tra il personale del pronto soccorso e su quella di due giorni prima tra i pazienti della Lungodegenza?
    3. Perché il Lastaria il 2 novembre viene definito "Covid free" se è stata la stessa dirigenza a riferire di alcuni ricoveri Covid avvenuti il 25 ottobre, a seguito dell'emergenza riscontrata sia a Lucera che alle strutture Covid di Foggia in quelle ore?
    4. A prescindere dai deficit strutturali evidenziati per quello di Lucera, esiste in Italia un pronto soccorso in cui è possibile garantire la totale sicurezza dal contagio o altra infezione?
    5. Non è controproducente svilire e minimizzare l'attività svolta dal pronto soccorso del Lastaria, continuando a sottolineare la ridotta capacità, certamente non voluta da personale e popolazione?   

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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