10/02/2021 09:07:37

Cento giorni senza pronto soccorso

Sono trascorsi cento giorni da quando è stato chiuso in maniera “temporanea e provvisoria” il pronto soccorso dell’ospedale Lastaria di Lucera. La ricorrenza cade in maniera singolarmente profetica nella vigilia della Giornata mondiale del Malato, festa della Madonna di Lourdes alla quale sarà il caso di rivolgersi. In effetti sono stati attraversati quattro mesi in cui è successo poco o niente di concreto, perché non possono bastare un bando per i medici e l'inizio dei lavori negli ambienti che avrebbero già dovuto ristrutturare. Per la riapertura in effetti non c’è ancora una data precisa, mentre in città le manifestazioni di dissenso si sono moltiplicate con svariate modalità. Tra i protagonisti della protesta figura un gruppo di cittadini che si è organizzato tramite i social, portando avanti discussioni e dibattiti, non sono mancate le sollecitazioni politiche fuori e dentro il Consiglio comunale, non è stato tralasciato il risvolto giudiziario con un ricorso al Tar presentato da Franco Ventrella, nella triplice veste di cittadino, consigliere comunale di minoranza e infermiere operante nella struttura, ma sotto la dipendenza della Asl. 

Dalla parte della maggioranza, invece, il sindaco Giuseppe Pitta e il consigliere regionale Antonio Tutolo hanno cercato più volte di spiegare che poco si può fare davanti a ragioni di sicurezza avanzate dalla direzione del Policlinico, argomentazioni che a molti sono sembrate insufficienti e piuttosto appiattite su quanto disposto a Foggia.
Tutolo più recentemente ha rinnovato le rassicurazioni sulla riapertura, garantendo anche sul potenziamento del presidio di emergenza urgenza sul quale invece la politica cittadina ha perso l’occasione di mostrare maggiore qualità e adeguata visione, rilanciando sul tema e facendo un reale servizio alla popolazione del territorio, l’unico pugliese definito ufficialmente “area disagiata” e quindi con le necessità di avere un proprio soccorso. 
Nessuno ha pubblicamente impostato la protesta pretendendo (e non solo chiedendo) che la promessa nuova versione della struttura sia realmente tale, con una dotazione di strumentazione (radiologia e laboratorio analisi prima di tutto), personale (specialisti di varie branche) e risorse economiche (disponibilità orarie quanto più ampie possibili) degna di tal nome. 
Perché sarebbe anche peggio assistere alla ripresa della attività ma con la stessa parvenza, tanto da dover ancora di più mal sopportare lo sberleffo riportato nella disposizione di chiusura, quando è stata evidenziata la svilente possibilità di accogliere solo codici bianchi e verdi. Considerate le potenzialità precedenti, più di quello non si poteva fare, ma le circa 10 mila persone accorse in un anno sono pur sempre pazienti, e nella sanità non dovrebbero esserci classifiche di importanza quando si tratta di erogare servizi.  

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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