12/02/2021 09:57:04

Scuola: assenze, autocertificazioni e dubbi

Lo spartiacque sono state le vacanze natalizie. Dopo di che, le scuole in Puglia hanno ricominciato a riaccogliere gradualmente gli alunni in presenza, fatte salve le scelte dei genitori e le limitazioni per le superiori in base alle varie ordinanze del presidente della Regione. Nel frattempo, però, sono cambiate alcune delle disposizioni per il rientro in classe dopo un'assenza.
In attesa del 20 febbraio, quando lo scenario normativo che interessa la scuola potrebbe cambiare o essere riconfermato, attualmente la situazione è di apparente vigilanza e sicurezza. Sarà così?
Perché se l’obiettivo da raggiungere è sempre quello del contenimento del contagio, qualcosa nelle nuove disposizioni non torna.
Per avere un quadro chiaro della attuale procedura da seguire in caso di assenza si devono tenere presenti alcuni sostanziali cambiamenti nelle direttive che vanno da ottobre 2020 a gennaio 2021 e passano per una quantità infinita di rimandi a dispositivi e allegati dell’ultimo Dpcm, di normative regionali (gennaio 2021) e di valutazioni effettuate dai vari responsabili Covid di scuole, Asl e Dipartimenti di prevenzione. 
Il tutto siglato in nome e per conto del più efficiente e sicuro contrasto alla diffusione del virus.
Tra le novità introdotte già da novembre scorso e poi riprese in parte all’inizio di quest’anno c’è “l’autocertificazione per il rientro in classe”, classificata come allegato 1 degli “Indirizzi operativi per la riapertura in sicurezza delle scuole nella regione Puglia” contenuti nella deliberazione della giunta regionale n.131 del 27 gennaio 2021.
In definitiva, se l’assenza dura oltre 10 giorni (3 solo per la scuola d’infanzia) serve il certificato del medico che però deve necessariamente basarsi sull’esito di un tampone. Altrimenti si compila autonomamente il famigerato modulo “per motivi di salute no Covid-19”. 
Ed è qui che la situazione si fa critica, poiché nella categoria possono rientrare anche raffreddori o altre sintomatologie che potrebbero ricondurre al Covid, ma vengono declassate per alcuni parametri introdotti in questi mesi. 
Si parla infatti di “caso sospetto” nei bambini quando per oltre 48 ore ci sono contemporaneamente almeno due tra: febbre (superiore a 37,5°C), vomito o diarrea importanti (non un singolo episodio), tosse e rinite intense e persistenti (non sporadiche), mal di testa intenso.
Senza, il pediatra non può nemmeno richiedere il tampone. Se qualcuno vuole, può sempre farlo privatamente. Ma a proprie spese. 
In sostanza, se un bambino con raffreddore nell’era pre-Covid dopo 5 giorni di assenza doveva presentare il certificato medico, oggi, alla fine della seconda ondata e possibile inizio della terza con varianti, può presentare una semplice autocertificazione, in cui si attesta di aver “informato” il proprio pediatra della sintomatologia, addirittura fino al decimo giorno di assenza.
Nel giro di raffreddori e malesseri vari, che hanno portato all’assenza in classe di più alunni contemporaneamente, è finita una classe primaria di Lucera che, tra tamponi rapidi, autocertificazioni a lunga gittata e preoccupazione dei genitori, finora ha registrato un caso positivo. È evidente che nell’allargarsi post natalizio delle maglie della cosiddetta prevenzione e sorveglianza dei contagi qualcosa è sfuggito. E non per inadempienze di scuola, genitori, pediatri o responsabili sanitari, ma piuttosto a causa delle nuove regole meno restrittive delle precedenti, che probabilmente erano considerate troppo stringenti. Chissà, forse più efficaci. 
La scuola in presenza per quei bambini in isolamento era ripresa da soli 17 giorni, con la situazione epidemiologica in città in apparente calo: attualmente a Lucera si contano 183 positivi. Tuttavia, con numeri inferiori, circa un anno fa si era in lockdown. Praticamente un’epidemia fa.

Enza Gagliardi 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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