23/04/2021 08:25:14

La realtà politica lucerina tutt’altro che virtuale

Ferme restando le legittime contrapposizioni, chi finora ha provato a seguire (se ci è riuscito) i lavori del Consiglio comunale di Lucera, in streaming prima e in video conferenza le ultime volte, è finito comunque in un acquario in cui i protagonisti rappresentano uno scenario condito di grottesco, farsa e tragedia
Il mezzo tecnologico, e quello scelto in funzione anti Covid si è rivelato chiaramente non adeguato, non agevola la doverosa discussione su temi di un certa importanza, ma paradossalmente ha aiutato a mostrare il livello dell’attuale classe politica (maggioranza e minoranza, ovviamente) incaricata di amministrare la città in uno dei momenti più difficili della sua storia recente. 
Basta riprendere il campionario di parole, concetti ed espressioni ascoltate durante le sedute per avere conferma di quanto il ruolo e in contesto istituzione siano arrivati ai minimi termini, con l’aggravante che tutto questo accade senza nemmeno averne consapevolezza.  
Senza voler fare operazioni amarcord, nelle ultime occasioni c’è chi è saltato dalla sedia davanti al monitor, al solo pensiero di raffrontare i ricordi di dibattiti registrati a Palazzo Mozzagrugno con quanto è andato on line negli ultimi mesi, e quanto è stato ascoltato negli ultimi anni. Chissà che oggi non vada diversamente.
Naturalmente non è tanto una questione di “lessico” (ma non si era mai arrivati a “presidente non ci cagare il c….”, per giunta in dialetto) e neppure di “dress code” (tuttavia resta memorabile il giuramento di Antonio Tutolo nel 2019 con camicia gialla stropicciata), ma è evidente che sono in pochi a ricordare che in certi contesti la forma è anche sostanza, le parole hanno maggior valore e significato, e pesano ulteriormente quando vengono pronunciate in nome e per conto della cittadinanza. 
E così succede che la cosiddetta “classe politica”, solo quando vuole, riesce a tacere persino su incompatibilità conclamate, decadenze maturate o regole violate, e quando non vuole riesce a tenere bene a mente contrapposizioni incrostate e vendette non ancora consumate, con il risultato che gli avversari diventano nemici e l’onestà intellettuale resta fuori dalla porta. E ultimamente pure dagli schermi.
Vita facile, al cospetto di una una città che ha dimostrato di avere poca memoria, con la popolazione ormai abituata a non turbarsi, a non pretendere e a non invocare miglioramenti. 
Attende inerte solo la prossima “attenzione” elettorale, si reca al seggio e torna a casa narcotizzata. E si vede tutto benissimo, anche fuori dal monitor.  

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.