25/02/2021 11:35:27

Lite in piazza: cresce solo l'indignazione

Ogni tanto ci si sveglia. Peccato che poi lo stato di veglia duri poco, il tempo di qualche commento indignato sui social, e lì pronti a rimboccarsi le coperte del “tutto va bene”, Covid permettendo.
E così, nel dormiveglia generale, dovrebbe far riflettere il post che Giuseppe Pitta, sindaco di Lucera, ha lasciato su Facebook, subito dopo il litigio tra due persone avvenuto ieri sera in Piazza Duomo, ripreso pure da qualche smatphone.
“La nostra Città non può tollerare simili atti di violenza. L'episodio di questa sera in Piazza Duomo è solo l'ultimo di una lunga serie e ci dimostra la necessità della presenza dello Stato sui territori. Domani chiederò che venga convocato il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza e che vengano assegnate alla nostra Città più forze dell'ordine. La tutela della legalità non ha colore politico. La Città nella sua interezza chiederà con forza un aumento dei presidi di legalità”, ha scritto il primo cittadino. E sembra che anche il consigliere regionale Antonio Tutolo si sia mosso nella stessa direzione.
Ora, che la scena sia stata violenta non c’è dubbio, ma che si innesti nella lunga serie (di atti criminali?) avvenuti negli ultimi anni in città è illogico, poiché si tratta di un episodio a sé stante. Una lite, appunto, sfociata in un’aggressione. 
Fatto, dunque, ben diverso dai regolamenti di conti, gli accoltellamenti e i pestaggi che nascevano da un contesto ben definito e al quale, nonostante le sollecitazioni della popolazione e dei media, l’amministrazione tutoliana nel 2019 seppe rispondere con un Daspo cittadino, di fatto mai attuato verso qualcuno. 
Invocare la presenza dello Stato quando per anni si è stati quasi immobili di fronte al lento declino della città sa di beffa.
Sono anni che Luceraweb chiede che istituzioni, rappresentati dello Stato e forze dell’ordine siedano allo stesso tavolo per affrontare la situazione di gran lunga più grave e preoccupante di un litigio finito nel ricorso alle mani. C’è stato perfino qualche esponente forzista che provò a far passare come sua la proposta del tavolo sulla sicurezza. Ma nulla è cambiato. 
C’è una domanda che sorge ogni volta che si è di fronte a un fatto criminoso, illegale e incivile: di chi è la città?
Un grido di rabbia e di dolore che da anni si leva dai lucerini che non ne possono più di violenza, abusi e soprusi di chi si ritiene il padrone indisturbato del territorio, partendo dalle campagne e finendo al Codice della strada.
Dagli spacciatori alle bande di ragazzini che aggrediscono passanti e tirano sassi alle auto, ai motociclisti e agli automobilisti che imperterriti usano le strade per le loro scorribande, dallo sparo di fuochi d’artificio a ogni ora del giorno e della notte in tipico Gomorra style a forme di abusivismo che gridano vendetta da tempo e a cui non si è mai posto seriamente rimedio.
Ci sono i cittadini e ci sono gli “intoccabili”, delinquenti che possono permettersi tutto, altrimenti passi un guaio. 
Ben vengano le iniziative di Pitta e di altri politici e rappresentanti delle istituzioni a contrasto dei fenomeni criminali e mafiosi, ma serve di più. Serve cominciare a vedere dov’è che il meccanismo di contrapposizione alla criminalità si inceppa, dov’è che scatta la “copertura” a fronte del “tutti sanno”. Che si tratti di traffico di droga, di armi o di furti d’auto, è necessario individuare l’anello debole della catena e sostituirlo. Prima che si spezzi. 

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

Condividi con:

0,0156s.