04/03/2021 10:23:18

Davide Colucci e i movimenti sul Pronto soccorso

La questione non è mai stata se, ma soprattutto quando e ancora di più come. Attorno al pronto soccorso di Lucera negli ultimi mesi di parole ne sono state dette tante, qualcuno ne ha scritte fin troppe sui social, ma di atti concreti ne sono stati visti pochi, anzi praticamente nessuno. 
Quelli che hanno contatto diretto con i vertici del Policlinico di Foggia rassicurano che a breve verrà resa nota la data di riapertura, ma ogni giorno che passa senza un pronunciamento o un annuncio, è uno in più con una ridotta assistenza sanitaria alla popolazione e anche uno tolto alla credibilità di certi protagonsti di questa vicenda. 
In attesa dei tanto sospirati lavori di adeguamento ancora non iniziati, e con una situazione epidemiologica molto meno grave rispetto a quattro mesi fa quando si sono chiuse le porte in Viale Lastaria, c’è sempre tempo per fare qualcosa. 
Non tocca però ai cittadini che stanno protestando, nemmeno al personale sanitario che in questo momento non è neanche in organico, ma alla classe politica locale e del resto del territorio dei Monti dauni. Se il ricorso al Tar da parte di un singolo consigliere comunale per il momento ha solo dato un piccolo scossone alla vicenda, il resto, sindaci in testa, si sono rivelati tutti spettatori, quasi sedati dalle indicazioni della direzione del Riuniti che finora tace e non acconsente a contestazioni e rimostranze.
Bisogna ammettere che la fornitura di servizi sanitari è materia complessa, è roba da tecnici, giuristi e studiosi del settore, e quindi non tutti sono in grado di cimentarcisi. Questo però non esenta alcuno dall’accrescere le proprie competenze, specie se ha chiesto i voti ai cittadini.

Luceraweb ne ha parlato con Davide Colucci, consigliere comunale di minoranza, eletto nel PD, che è tra quelli che non si è ancora espresso pubblicamente, ma che nelle ultime settimane sta lavorando per una risoluzione efficace. 
“Io ravviso una mancanza di visione su questa vicenda - spiega - perché ancora una volta tutti parlano e pochi studiano e si documentano. Senza voler fare troppa dietrologia, credo che sia uno dei mali della politica degli ultimi anni. E lo dicono i pochi risultati ottenuti e i tanti discorsi inutili fatti. Poi ci sono quelli che si muovono per interessi personali, ma questo è un aspetto che deve essere sottoposto al giudizio degli elettori. E quindi non mi permetto di infierire”. 

Perché parla di visione?
“Ho sentito solo generiche richieste di riapertura, magari spesso animate dalle migliori intenzioni, ma penso che questo fosse un tema su cui si poteva e si doveva alzare l’asticella della qualità del dibattito politico. Può darsi che mi sia distratto, ma non ho sentito nessuno chiedere invece il concreto miglioramento dei servizi da offrire nel presidio, perché sappiamo tutti, e non certo da ieri, che di ‘pronto soccorso’ lì dentro era rimasto poco. Basta già solo considerare quali sono i requisiti strutturali, impiantistici e le risorse sia tecnologiche sia strumentali che lo identificano per comprendere che, per avere un riscontro positivo del nostro, bisognerebbe vedere le basi di radiologia e laboratorio analisi disponibili molte ore al giorno, per non dire h24, bisognerebbe assistere a una implementazione strumentale e tecnologica adeguata ai tempi e alle esigenze, farsi accogliere da specialisti di varie branche. Ci siamo chiesti, se arriva un traumatizzato, cosa ce ne facciamo di un contenitore ‘aperto’ se non abbiamo medici preparati all’emergenza-urgenza e coadiuvati dagli specialisti? Ferme restando le insindacabili ragioni strettamente sanitarie poste alla base della sospensione temporanea di oltre quattro mesi fa, è però censurabile che il Policlinico non abbia agito in una prospettiva di integrazione collaborativa con la Asl, visto che si è sostituito completamente al settore pubblico. E’ bene ricordare che la Asl, da protocollo d’intesa, utilizza in comodato d’uso i locali del Lastaria e ha mantenuto sul territorio l’assistenza distrettuale. A mio avviso c'è pure l’aggravante che entrambe le parti non abbiano dato la benché minima adeguata informazione all’utenza. Sono certo che se ci avessero detto: ‘Abbiate qualche mese di pazienza ma lo rivoltiamo come un calzino’, pochi avrebbero protestato. Era l’occasione giusta per rilanciare e mostrare una Lucera meno provinciale nelle sue esternazioni”. 

Veramente da Foggia, attraverso qualche comunicato, è stato anticipato il potenziamento della struttura. 
Credo che la tanto attesa realizzazione di un’area coperta di accesso diretto al Pronto soccorso - la cosiddetta camera calda - non sia in fondo solo una delle misure urgenti messe in campo per rafforzare il servizio sanitario in ambito ospedaliero a causa dell’emergenza pandemica in atto, ma sia il preludio a quella famosa ‘porta di accesso’ ai servizi territoriali di assistenza che mette il cittadino al centro di un sistema integrato, funzionalmente al Riuniti. Del resto, nell’accorpamento al Policlinico, la Giunta regionale ad aprile 2019 aveva già considerato i “bisogni di salute della popolazione residente e di quanto necessario ai fini della rete di emergenza urgenza, tempo dipendenti, assistenza post acuzie e attività di didattica e ricerca”. E francamente credo in generale sia molto riduttivo pensare, in un moderno sistema sanitario, che i Riuniti di Foggia abbiano acquisito la proprietà del Lastaria senza avere una programmazione di più ampio respiro. Verrebbe meno il principio della graduazione delle cure, della qualità e della loro sicurezza in spregio agli obiettivi che il Decreto Balduzzi ha posto alla base di una diversa politica sanitaria
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“Visione e ricerca per una maggiore appropriatezza delle cure”
Davide Colucci
Davide Colucci

Con questo scenario come pensa saranno gli sviluppi? 
“Io guardo la realtà dei fatti. Mancano ancora i lavori annunciati e le attività ospedaliere sono in regime parziale vista l’assenza di prestazioni da pronto soccorso. E’ ovvio che tutto questo non consente ai cittadini di fruire pienamente di quei servizi che conducono alla migliore cura possibile. Tuttavia credo comunque che questo sia il momento giusto per cercare di andare oltre i ‘codici bianchi e verdi’ che oggi vengono indicati come una limitazione. E qui è fondamentale il ruolo della politica.

Quindi lei ritiene che in questa vicenda il Policlinico sia solo una delle parti in causa?
Non lo dico io, ma le norme e le disposizioni vigenti. La Regione, dal punto di vista politico e sanitario, è pienamente coinvolta anche attraverso al Asl, come pure gli stessi enti locali dei comuni limitrofi al nostro.

Lei prima ha toccato il tasto del personale, notoriamente uno dei problemi principali. Come valuta questa circostanza? 
“Da quello che mi risulta, sarebbero allo studio nuove soluzioni anche in accordo con l’Asl vista la scarsa risposta di personale alla specifica manifestazione di interesse emanata da oltre un mese. Questa evenienza non è tuttavia rassicurante, anche dal punto di vista professionale, perché un pronto soccorso deve essere presidiato, come da norma, da medici dedicati all’emergenza-urgenza, quindi formati in maniera specifica, e non essere visto come spesso accade, una zona di transizione prima dell’agognata collocazione in un reparto, aspirazione comunque legittima del professionista, sia chiaro.

Se avesse la possibilità di fare una proposta sul Lastaria, cosa chiederebbe?
“L’appropriatezza delle cure, e lo abbiamo visto ancora di più in questo periodo, passa soprattutto dalla ricerca. Mi risulta che il Policlinico sia inserito, in collaborazione con grandi istituti nazionali, in un circuito di studi in materia di malattie infettive e non solo. E allora perché non riservare al nostro ospedale un ruolo attivo su questo filone, o magari avere particolare riguardo all’Oncologia per esempio, che già dopo poco più di un anno dall’avvio ha conseguito risultati all’evidenza eccellenti. Non è certamente un’idea nuova, ma sicuramente c’è la contingenza giusta per poter farla maturare adeguatamente. Non si tratta di qualcosa da avviare la settimana prossima, ma una traccia di lavoro da sviluppare in prospettiva. Intanto iniziamo a vedere cosa fare, quando c’è volonta politica e sanitaria il come verrà di conseguenza. Ma qui torniamo alla necessità di avere una visione e al rischio di non vedere direttamente i risultati della propria opera programmatica.  

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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