28/03/2021 20:30:12

Tutolo: ‘Mi incateno a Bari per Pasqua’

Si sente preso in giro il consigliere regionale del gruppo “Con” Antonio Tutolo e per questo ieri sera ha annunciato di voler ricorrere a un gesto clamoroso per farsi ascoltare. In pieno stile tutoliano, come ormai i suoi concittadini conoscono bene, e il resto d’Italia ha conosciuto nel periodo del lockdown, l’ex sindaco di Lucera ha annunciato in diretta Facebook che il giorno di Pasqua si incatenerà davanti alla sede della Consiglio regionale della Puglia.
Lo scopo dichiarato è attirare l’attenzione mediatica su una proposta che ha avanzato da settimane in un suo intervento, rivolgendosi in particolare all’assessore alla sanità Pier Luigi Lopalco, e poi alla maggioranza di cui fa parte, sfruttando tutti i canali, anche le chat, ma per la quale finora avrebbe ricevuto solo risposte vaghe.
La questione è quella di cui Luceraweb ha dato conto a febbraio scorso e cioè la richiesta di uno specifico protocollo che consenta ai parenti dei ricoverati per Covid di poter vedere dal vivo i propri cari, con tutte le procedure e la sicurezza possibili.
“È provato dalla scienza che vedere un volto familiare aiuti la guarigione – ha spiegato Tutolo – tant’è che in alcuni ospedali italiani stanno già attuando questa terapia che io definisco ‘dell’amore’. Perché, purtroppo, ci sono tante persone ricoverate che si sentono abbandonate e si lasciano andare invece di reagire”.
Commosso, ha letto la lettera inviatagli dal barese da quattro fratelli che appunto raccontavano del dramma del loro padre Peppino, di 82 anni, finito in ospedale per Covid e della madre, Rosa, affetta da altre patologie e che avrebbe voluto rivedere il marito col quale ha vissuto per una vita intera. I figli, consapevoli di “stare perdendo entrambi” in un solo momento, erano disposti a comprare i Dpi necessari affinché la signora Rosa - anche solo una volta - potesse vedere il marito, assumendosi rischi e responsabilità. 
“Alla fine Peppino è morto, ma Rosa è riuscita a vederlo un’ultima volta”, ha raccontato Tutolo, che ha aggiunto quanto sia disumano il trattamento a cui le persone siano ormai sottoposte da tempo. “Non è più accettabile che a distanza di anno non si sia ancora studiato un sistema per consentire a un solo familiare di farsi vedere dal malato – ha urlato – tanto più che in altre regioni si fa”.
Ma la battaglia del consigliere per l’umanizzazione delle procedure e che “mettano insieme sicurezza e affetti” include anche la possibilità di dire addio ai morti di Covid prima che “vengano chiusi in buste nere come quelle per l’immondizia”.
“Non è più sopportabile che non si possa utilizzare un lenzuolo opportunamente trattato, né che a una famiglia venga sottratto un caro e poi riconsegnato in una bara chiusa, senza che si possa vedere la persona amata e perfino con il dubbio che non ci sia lei in quella busta. Perché scambi di salme ci sono già stati, con effetti devastanti per le persone”. 
Da qui la decisione di incatenarsi in Via Gentile, “anche se mi pesa stare lontano dalla mia famiglia in un giorno di festa, ma penso alle tante famiglie che in questo momento hanno un loro membro ricoverato in terapia intensiva”.

e.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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