07/04/2021 12:09:35

Lucera nel caos e sindaco sotto accusa

L’escalation di contagi, che come Luceraweb ha dimostrato con i dati ufficiali, piazza Lucera al vertice della classifica provinciale (e non solo) per numero di positivi in rapporto alla popolazione, ha avuto un solo effetto: scatenare un tutti contro tutti senza precedenti.
Nemmeno nelle campagne elettorali più agguerrite si era giunti a una tale produzione di post sui social, che confermano, qualora ce ne fosse bisogno, che quasi ogni lucerino con un account si sente, a proposito del Covid, un epidemiologo, un immunologo, un sanzionatore o un sindaco.
Tutti col ditino a cliccare o ad accusare, spesso rovesciando le proprie posizioni lasciate sulla propria bacheca appena 24 ore prima. 
Non sfugge all’analisi collettiva l’ultima ordinanza del vero primo cittadino, quel Giuseppe Pitta che prima viene accusato di tenere tutto chiuso e di non controllare abbastanza, poi di non blindare la città, ma guai a toccare certe categorie, e perciò viene additato come il colpevole di qualunque decisione, pure di quelle non prese.
In queste ore Pitta (che tuttavia è chiamato a smentire le voci insistenti di una festa, in piena zona rossa, in occasione del suo giuramento da avvocato e allestita nella campagna di un suo amico imprenditore) è letteralmente nel vortice delle critiche di una popolazione in preda alla rabbia e all’isteria del momento. In un contesto oggettivamente sempre più difficile. Perché i casi aumentano e le difficoltà di chi deve rimanere del tutto o quasi chiuso per altri 15 giorni sono serie.
Togliere, ad esempio, ai bar la possibilità dell’asporto è visto dai gestori come una mannaia. Ma anche la clientela dei supermercati si lamenta di assembramenti dovuti alla concentrazione di persone negli stessi orari o della impossibilità di fare la spesa per chi smonta dopo le 18.
Piccoli esempi di problemi economici ed anche pratici di cui la popolazione si duole con veemenza. 
Dall’altra parte ci sono famiglie che combattono con la positività al Sars-cov-2 o con i sintomi del Covid-19, ricoveri e mancanza di bombole di ossigeno. 
In mezzo ci sono i menefreghisti che si radunano nei garage o nelle zone più nascoste della città a fare baldoria, vanno in giro in gruppo e senza mascherina, quelli che non rispettano le distanze o che vanno a zonzo anche se in quarantena. Finora le forze dell’ordine ne hanno individuati sette, l’ultimo qualche giorno fa in un supermercato.   
Il problema è che se nel mondo virtuale con ferocia si condanna tutto, in quello reale c’è chi continua indifferente a svolgere la propria vita senza farsi troppi problemi. E così, si è capaci di appioppare quotidianamente i propri figli a una madre ultra settantenne non vaccinata, perché il lavoro viene prima di tutto, e nel contempo ci si fa prendere dal panico se si sospetta che il vicino di casa sia in isolamento e si avvia una caccia alle streghe sulle chat di gruppo. Sintomi di schizofrenia galoppante.
Sull’ultimo provvedimento firmato da Pitta si è già detto di tutto. Sicuramente alcune strette andavano imposte prima che si giungesse a numeri record di contagi. Non si può invitare le famiglie a non riunirsi per il pranzo domenicale e nel frattempo lasciare che si svolga il mercato, seppure solo alimentare. 
Non si possono, giustamente, rimproverare i gestori di alcuni supermercati per la disorganizzazione e la poca attenzione riservata al distanziamento e all’igiene delle mani e non verificare che tutti i locali siano, per disposizioni governative, realmente chiusi. 
Pare infatti che i frequentatori assidui di una saletta giochi, rimasta aperta che in zona rossa, siano stati falcidiati dal virus, con molti di essi finiti in rianimazione. Contagi che risalgono a due, se non tre, settimane fa.
Per questo andrebbero forniti dati sulla diffusione dell’infezione, tracciando e risalendo a luoghi e individui. 
In questo modo si potrebbe anche cominciare a dare un peso alle lamentele di tutte quelle persone colpite dal Covid che denunciano scarsa assistenza medica domiciliare. Fatto, quest’ultimo, che ha una grande incidenza sull’esito della malattia e che può fare la differenza tra la vita e la morte di molti pazienti. 

Enza Gagliardi  
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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