14/04/2021 13:59:00

L’Usca non ha un numero di telefono

A distanza di oltre un anno dallo scoppio della pandemia, ormai è acclarato che la guerra al Coronavirus si combatte soprattutto sui territori. I tecnici e gli esperti danno le loro spiegazioni teoriche, ma è poi materialmente nelle abitazioni dove ci sono gli infetti in quarantena che bisogna intervenire. 
A Lucera la situazione è ancora drammatica, visto che oggi ci sono ancora 697 positivi costretti a casa. I dati ufficiali Asl dicono che solo lunedì scorso i contagiati erano 735, ma che nel frattempo si sono negativizzati in 106 e che ormai sono oltre 2.500 le persone che a Lucera hanno contratto il virus.
Nel frattempo ad assistere i contagiati sono i medici dell’Usca, tredici in tutto, che si devono occupare del monitoraggio telefonico e delle visite domiciliari dei pazienti più a rischio, di effettuare i tamponi molecolari e, spesso, si ritrovano a fornire pure supporto psicologico.
Entusiasmo e abnegazione da elogiare che non possono però sopperire alle carenze che tutto il resto dell’ambiente sanitario che li circonda alimenta quotidianamente. Se si interviene subito ed efficacemente attraverso il medico di famiglia si possono, nella maggior parte dei casi, evitare peggioramenti della malattia e ricoveri ospedalieri. 

Ma come in tutti gli ambiti, c’è chi si dedica alla cura dei pazienti con spirito di sacrificio, mettendo a rischio la propria vita (già deceduti in Italia oltre 350 medici per Covid) e offrendosi volontariamente per somministrare i vaccini, e poi c’è chi si imbosca, nascondendosi nelle pieghe burocratiche o dietro l’invio di una mail all’indirizzo sbagliato e l’ignoranza dei pazienti circa le procedure.
E così, a Lucera e sui Monti Dauni, qualche medico, una minoranza rispetto a quelli irreprensibili, svia i propri assistiti dicendo loro di contattare direttamente l’Usca. Una procedura inesistente, perché le Unità Speciali di Continuità Assistenziale si attivano solo su segnalazione del medico di base al Dipartimento di Prevenzione della Asl. Insomma, il cittadino non può chiamare l’Usca attraverso un numero fisso o mobile. 
Luceraweb solo nell’ultimo mese ha raccolto decine di appelli di cittadini che cercavano disperatamente il numero di telefono dell’Usca. Perché “così ha detto il dottore”.
Spesso chiedono visite a domicilio per situazioni che si sono aggravate all’improvviso, più raramente si tratta di solleciti per il primo o secondo tampone. Donne e uomini che con compostezza, educazione e voce carica di preoccupazione provano a seguire le indicazioni, sbagliate, dei propri medici di riferimento.
“Mi riferiscono di una situazione inaccettabile – ha dichiarato a Luceraweb il dottor Vito Cristiano, direttore del distretto sanitario di Lucera – perché i medici di famiglia sanno bene quale sia la procedura. Mi sono già preoccupato di riproporre comunque a tutti le norme precise, in modo che nessuno le cambi o disattenda”.

e.g.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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