15/04/2021 17:48:03

Cure e vaccini, morti e malati

Il numero di morti a causa del Covid in Puglia negli ultimi tre giorni ha raggiunto numero enormi: 132, ben oltre mille complessivamente in Italia. A Lucera c’è stata una nuova impennata con almeno quattro decessi, e il triste conteggio è arrivato a 70.
A 14 mesi dallo scoppio dell’emergenza pandemica il numero degli scomparsi è spaventoso. Nelle prime ondate veniva spiegato con il fatto che a morire erano soprattutto gli anziani con patologie pregresse, persone con un quadro clinico che a causa del Covid-19 si aggravavano precipitosamente e che c’era ben poco da fare per salvarle. 
Ma a oltre un anno di distanza da quella che è una crisi sanitaria più che pandemica non solo l’età dei deceduti si è abbassata ma il fiume di decessi non si arresta, come pure quello dei ricoveri in terapia intensiva e sub-intensiva. Perché?
Sono 115 mila ad oggi gli italiani scomparsi nel buco nero del virus. Dopo la prima ondata che ha investito la sanità italiana, impreparata ad affrontare una situazione emergenziale di tale portata, la seconda e terza ondata di Coronavirus hanno mostrato tutta la debolezza, l’improvvisazione, l’impreparazione del sistema sanitario e, a volte, la colpevole sottovalutazione dell’epidemia. 
Spesso i vaccini vengono somministrati col contagocce, nonostante i proclami, per celare colpevoli ritardi e pressapochismo organizzativo, e le scene registrate in molti hub regionali ne sono la testimonianza più diretta. 
Per fortuna a Lucera la situazione sta migliorando rispetto al sito di Via Ferrante, visto che al palasport le operazioni si svolgono, fatto salvo qualche momento di fisiologica esitazione, con compostezza ed efficienza praticamente fin dal primo giorno, anche grazie al fondamentale apporto dei volontari della Protezione civile che si avvicendano in veri e propri turni tra Croce Rossa, Guardie Ambientali, Radio Club Cavalli e Corpo Italiano di Soccorso dell'Ordine di Malta. Il ritmo è ormai a regime di 250 inoculazioni quotidiane, numero che comunque risente delle tante rinunce di persone al siero Astrazeneca che viene inoculato a tutti gli Over 60 in questi giorni. 

Dopo il caso dei medici di famiglia che non informano adeguatamente i propri pazienti, è evidente che il fronte delle cure domiciliari è ancora facilmente attaccabile. Anche se protocolli univoci tardano ad essere formulati in maniera definitiva, la somministrazione dei farmaci giusti al momento opportuno dovrebbero essere la regola. In questi giorni il Senato ha chiesto e votato l’arrivo di un nuovo protocollo unico nazionale per la gestione domiciliare dei pazienti Covid-19. Tuttavia non è solo questione di protocollo, ma anche di buona volontà, onestà e abnegazione che forse qualcuno ha dimenticato di dover mostrare.
Perchè l’avvio tempestivo delle terapie e il monitoraggio dei contagiati nei primi 7-10 giorni non solo possono arginare la diffusione del virus, ma possono salvare delle vite umane e allentare la pressione sul sistema sanitario, vero problema delle chiusure delle attività commerciali. Senza contare la ripresa delle cure e degli interventi sulle altre patologie, in parte o in tutto trascurate da oltre un anno a questa parte.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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