25/05/2021 10:48:44

Oggi è il ‘Dimission Day’

Chi segue la politica locale da almeno una ventina d’anni non si è affatto meravigliato di quello che sta accadendo da qualche settimana a questa parte a Palazzo Mozzagrugno, dove sono tornate le liturgie già viste, sperimentate e valutate con i sindaci Bonghi (bis), Labbate, Morlacco e Dotoli.
Chi invece ha posto il 2014 come proprio anno zero della partecipazione e attenzione, ancora non riesce a comprendere come sia stato possibile che dopo otto mesi mezza coalizione vittoriosa sia all’opposizione, e mezza minoranza sconfitta sia al governo della città. Gli esperti (di qualunque estrazione) hanno sempre considerato quei sei anni di Antonio Tutolo sindaco come una parentesi politicamente virtuosa (amministrativamente molto meno), vista la compattezza di una maggioranza che non ha mai mostrato crepe di alcun tipo. Sembravano un unico gruppo consiliare, tenuto assieme magari anche con piglio autoritario, ma da un leader  che “ricambiava” mettendoci faccia e spalle anche quando non aveva responsabilità dirette.

Per tornare all’attualità, naturalmente manca ancora l’ufficialità dei decreti e delle dichiarazioni, ma la presa di distanza degli Agricoltori (sebbene non unanime) è il segnale definitivo dell’ingresso del centro-destra a sostegno del sindaco Giuseppe Pitta, con l’atto concreto delle dimissioni del vice sindaco Nicola Di Battista.
Poi c’è quel Raffaele Iannantuoni che deve trovarsi una nuova casa (così come Pasquale Colucci che ha salutato gli Agricoltori), visto che “Italia in Comune” non ha appoggiato la sua decisione, data per scontata da almeno un mese.
Il Pd, invece, attraverso il segretario cittadino Ernesto Giannetta, ieri sera ha tenuto a confermare la sua posizione di minoranza, ma in realtà restano ancora dubbi sulle decisioni di almeno uno dei tre esponenti in Consiglio comunale, il quale peraltro avrebbe anche fatto trapelare una propria lista di “richieste”. Niente di nuovo, comunque, anche in questo caso per un partito che a Lucera non ha mai mostrato unità fin dalla sua fondazione, oltre a essere chiaramente sopravvalutato dal punto di vista elettorale.

Stamattina un altro passaggio atteso è arrivato con l’addolorata uscita di scena di Pierluigi Colomba, assessore che si è dimesso perché aderente alla linea politica del gruppo “Con”, quello di cui fa parte anche la collega Carmen Di Cesare che al momento resta al suo posto, ma solo per questioni tecniche. “Devo portare a termine un impegno che ho preso per quattro progetti in ambito urbanistico – ha riferito a Luceraweb – e non intendo lasciar cadere questa opportunità per la città. Solo dopo vedremo la situazione politica su cui è meglio non esprimermi al momento”.

Naturalmente è già partita la giostra dei pronostici per la formazione della nuova Giunta, sostenuta da una Amministrazione nuova, nel senso più puro della parola, tanto è cambiata rispetto all’assetto originario, più spostata a destra, così come sono le inclinazioni personali e di conseguenza gli auspici dello stesso Pitta già da alcuni mesi. 
E come un ritornello che spesso risuona a Palazzo Mozzagrugno, soltanto leggere i nomi di Antonio Buonavitacola, Giuseppe De Sabato e Franco Ventrella per molti porta a evocare un cognome che resta pur sempre nella storia amministrativa della città: Labbate. In effetti, e non a caso, i tre hanno agito con ruoli (ufficiali e d’ombra) di primissimo piano in quel quinquennio 2002-2007, concluso anche in quel caso con una maggioranza ben diversa da quella iniziale e con un percorso caratterizzato da ben otto cambi di Giunta.

A leggere le pagine social e a sentire gli umori dei cittadini, però, emerge un fatto pressochè univoco, e cioè la scarsa comprensione degli ultimi accadimenti, visto che non mancano le dichiarazioni, mentre manca (volutamente?) la chiarezza. Basta vedere il silenzio di molte bacheche personali per capire che è meglio non esporsi. E quindi la cosa più interessante dell’intera vicenda sarà cercare di capire quale storia sarà proposta alla città per convincerla che tutto questo viene fatto “per il suo bene”. Anche su questo, però, si intravedono segnali chiari già da giorni, con una piattaforma mediatica chiamata a entrare (anche fisicamente) nella narrazione post Covid.

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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