02/06/2021 18:55:15

La gestione della crisi nel Pd

Il Partito Democratico di Lucera non perde occasione per dimostrare di essere, se non altro, un luogo dove l’unità e la chiarezza non sono protagoniste. E’ successo nel passato, più o meno recente, sta succedendo anche nel corso dell’attuale crisi politica che dovrebbe vederlo ai margini, almeno a giudicare dalle ripetute dichiarazioni di distanza su cui però vanno analizzati i termini e i tempi.
In Piazzetta Del Vecchio si dolgono di una cosa che non esiste, ma siccome a casa Luceraweb le parole hanno un peso, un valore e una precisione, allora vale la pena ricordare che nessuno ha scritto che siano state "fatte" delle richieste dirette al sindaco per entrare in maggioranza, ma piuttosto che siano state fatte "trapelare". La frase si ferma lì, senza indicare a chi, poi ognuno è sempre libero di metterci le proprie interpretazioni suggestive, specie se cerca pretesti. I fatti invece sono che siano state poste, sì, delle richieste in modo da verificare la posizione interna del partito, e poi magari successivamente valutare quella esterna. Del resto non è uno scoop, visto che questo retroscena non è stato riportato solo da Luceraweb, successivamente anche da altri. Ma siccome la direzione interna del partito ancora oggi è misurata da una banderuola e non da una bussola, forse si cerca qualcuno su cui scaricare eventuali responsabilità su un atteggiamento tutt'altro che granitico, registrato fino a due giorni fa. 

L'occasione è infatti ottima per ricostruire con maggiori dettagli cosa è successo a partire dalla sera di venerdì 21 maggio, quando il direttivo locale si è riunito per decidere la linea da tenere nei confronti dell’Amministrazione Pitta. In quella occasione la larga maggioranza degli intervenuti si è espressa per una conferma all’opposizione, condivisa dai consiglieri comunali Fabrizio Abate e Davide Colucci ma contestata dal collega (e capogruppo) Antonio Dell’Aquila e dal primo dei non eletti Felice Trincone
Tutte opinioni rispettabili, ma al termine dell’incontro, come da prassi evidentemente non consolidata, era atteso un comunicato ufficiale che avrebbe dovuto manifestare l’atteggiamento assunto sulla questione. Non è stato inviato neanche il sabato, né tanto meno la domenica, ma soltanto il lunedì sera, 24 maggio, da parte del segretario cittadino Ernesto Giannetta. 
Tre giorni interi, quindi, che in una crisi del genere sono paragonibili a tre secoli, se è vero che le novità registrate si stanno susseguendo con una cadenza quasi oraria, tra dichiarazioni, incontri, accordi e verifiche di ogni tipo. Il tempo trascorso, non a caso, ha consentito agli “aperturisti” di continuare a proporre le proprie tesi nelle chat di messaggistica, cercando di convincere o far ripensare ai colleghi e compagni di partito e di coalizione. La giornata di domenica, in particolare, è stata caratterizzata da dialoghi serrati e infuocati tra le due fazioni in conflitto su una decisione che in realtà era stata già presa, ma non ufficializzata, con un ritardo nella comunicazione che quindi diventa elemento determinante nella valutazione della vicenda. 
Le ipotesi sono tante, mentre le certezze sono poche, fissate però in file vocali e post scritti in cui vengono ancora strenuamente suggerite strategie di avvicinamento agli ambienti civici sostenitori del sindaco Giuseppe Pitta, ai quali porre delle vere e proprie condizioni per il proprio ingresso in maggioranza, come l’adesione formale al centro-sinistra, il blocco delle autorizzazioni ambientali, l’istituzione del Comune di Lucera come agenzia di lavoro, la creazione di una fondazione con scopi turistici e la costituzione delle associazioni antiracket e antiusura. Tutte situazioni legittime, ma che poi qualcuno evidentemente cerca di rinnegare.
E invece questo succedeva il pomeriggio di domenica 23 maggio, sugli schermi degli smartphone di consiglieri comunali e dirigenti Pd, compreso il segretario cittadino che ora sta provando a chiedere a Luceraweb, solo a Luceraweb, di scrivere che nulla di tutto questo sia mai accaduto. Dice che ne va del "buon nome del partito", quello che fino a due giorni fa non aveva ancora i tre consiglieri tutti dalla stessa parte. Circostanza risaputa pure dall'ultimo dei galoppini di qualunque schieramento. Magari chiederà di smentire pure questo, ma prima avrebbero dovuto informarlo.

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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