30/05/2021 20:56:45

Le doglianze dei sedotti e abbandonati

La conferenza stampa dei fuoriusciti dalla maggioranza ha esplicitato meglio, con qualche nome, cognome e retroscena in più, quanto dichiarato dieci giorni fa in Consiglio comunale, dove si è di fatto conclusa l’esperienza della coalizione di Piazza Pulita che governava Lucera da sette anni, visto che le distanze tra le parti sono ormai considerate incolmabili.
A parte Raffaele La Vecchia, e con Pierluigi Colomba assente, si sono avvicendati tutti, consiglieri e assessori, al microfono acceso davanti alla biblioteca di San Pasquale, luogo perfetto per assistere pure al disinteresse evidente dei passanti, e quindi dei cittadini che sono alle prese con ben altri problemi, e poco comprendono quanto sta accadendo a Palazzo Mozzagrugno.

Ha iniziato anche questa volta Vincenzo Checchia, parlando di un evidente risentimento verso Antonio Tutolo da parte del sindaco Pitta e del suo entourage, unito a una chiara “sete di poltrone, poi attuata attraverso la formazione di gruppi e gruppetti finalizzata a svuotare liste e a gestire gli incarichi senza collegialità e con criteri capotici, dopo aver già deciso da solo. Abbiamo assistito a una progressiva mancanza di rispetto, siamo stati insultati con epiteti pesanti. Insomma, siamo stati accompagnati all'uscita e in maniera subdola, con atteggiamenti che secondo noi arrivano da lontano. Piazza pulita è nata per sovvertire la politica dei ricatti e dei centri di potere, ed è finita suo malgrado commissariata da quella stessa politica che ha avversato e tenuto lontano da Palazzo Mozzagrugno. E’ stato sovvertito il voto dei cittadini che hanno preferito Pitta, siamo franchi, più per fiducia verso il Movimento che per carisma personale”. 

L’ex vice sindaco Nicola Di Battista, e non solo lui, ha fissato nella formazione del gruppo “Popolari per Emiliano” l’inizio della fine, definendo l’operazione “non condivisa. Abbiamo visto la consigliera Maria Barbaro non votare insieme a noi l’ipotesi di Bilancio Stabilmente Riequilibrato e poi improvvisamente diventare una fedelissima del sindaco. Abbiamo visto il consigliere Giampaolo Conte abbandonare la lista Pagnotta senza preavvisare e dopo un lungo periodo di mancata partecipazione, e poi aderire convintamente al nuovo gruppo. Abbiamo visto la nostra ex associata Rossella Travaglio fare altrettanto. Insomma, noi lavoravamo e altri sbrigavano faccende, barando. Anche nella minoranza, tanto che vorremmo proprio vedere quale reale controllo ha esercitato chi finora faceva opposizione, e ora si accorda con cene e metodi alla vecchia maniera. Si profila un progetto senza progetto, destinato all'estinzione. Questo modo di fare politica non ci appartiene e non potevamo rimanere fermi ed essere complici. Abbiamo chiesto invano una migliore redistribuzione delle deleghe degli assessori (alcuni con tante e gravose, altri con poche e scarsamente impegnative, ndr) e l’assegnazione di quelle detenute dal sindaco che è il regista di questi giochi politici. Abbiamo chiesto di esercitare un maggiore controllo sulle attività e sui crediti vantati nei confronti di Maia Rigenera, ed è stata lettera morta. Abbiamo perso l’occasione di ottenere nuove e migliori foto trappole contro l’abbandono di rifiuti, ma ogni volta l’inerzia era l’unica risposta”. 

Francesco Aquilano, presidente della Commissione Cultura, si è soffermato su alcuni aspetti amministrativi, come le occasioni e i ritardi denunciati per la gestione di dossier come un progetto a carattere educativo (Educare in Comune, ndr) per il quale sarebbe stato perso un finanziamento, oltre alla “superficialità” evidenziata per le proposte del Recovery Plan

L’assessore ai Lavori pubblici e Finanziamenti Carmen Di Cesare è l’unica ancora in carica, ha annunciato le dimissioni dopo il completamento tecnico-amministrativo di alcune iniziative a carattere urbanistico e l’avvio programmato di alcuni cantieri importanti. “Sono amareggiata per come sono andate le cose politicamente – ha detto – perché negli ultimi mesi al Comune c’era aria pesante, un clima tutt'altro che sereno e tranquillo. Abbiamo idee diverse dalla nuova maggioranza che si va formando, con un percorso non certo condiviso. Non siamo attaccati alla poltrona e lo stiamo dimostrando. 

La consigliera Francesco Niro è una delle presenze fisse nella coalizione fin dal 2014, ma solo nelle ultime settimane si sarebbe accorta della asserita inefficienza e parzialità dell’assessore Carolina Favilla (per esempio, sarebbe saltata l'unica data di Capitanata di Claudio Baglioni ipotizzata all'anfiteatro, a causa del reiterato disinteresse manifestato, ndr). Eppure queste doglianze arrivano dopo aver condiviso per cinque anni la conduzione e gestione del settore Cultura, Eventi e Spettacoli dell'ente, e dopo essere stata candidata e promotrice della stessa lista Polis Futura otto mesi fa. Emblematica la foto elettorale in coppia davanti al leone di Palazzo Mozzagrugno. 
Sabato pomeriggio l’insegnante ha ricordato che “Piazza Pulita non è una coalizione ma un modo di vedere la politica in maniera diversa e che ha fatto la storia di questa città. Giuseppe Pitta è un nostro amico, è stato scelto tra altri amici come la persona più adatta. Perciò sono arrabbiata per questo sogno durato sette anni, periodo in cui i problemi sono stati sempre superati in nome della città. Prima si decideva tutti insieme in riunioni settimanali, dopo le elezioni abbiamo visto la formazione di gruppi che operavano in maniera poco trasparente, pensando a costruire carriere personali. Siamo stati i primi a chiedere chiarimenti sulla presunta festa del sindaco, ma non sono arrivati. Secondo noi alla città andava spiegato cosa era successo e non continuare nel silenzio. Pitta ha tradito noi e il progetto, e se il treno cambia direzione, allora io scendo”.

Ha concluso Antonella Matera, unico esponente degli Agricoltori rimasto in Consiglio. “Questo progetto non più nostro, dopo aver dimostrato lealtà e di non essere telecomandati da nessuno. E invece abbiamo assistito a un diabolico gioco al massacro della nostra lista, in un clima di opaca diffidenza, concluso con la ‘manovra Travaglio’. Noi abbiamo rifiutato le ipotesi di nuovi ingressi dalla minoranza, con ipocriti matrimoni riparatori fatti con l’abito da funerale. Siamo stati insultati più volte, anche dopo aver già manifestato disagio sulla scarsa comunicazione dell'azione amministrativa”.

r.z. 
 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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