07/06/2021 07:10:20

Meriti e valori dei volontari all’hub

La stragrande maggioranza dei lucerini maggiorennni negli ultimi due mesi è andata al palasport almeno una volta per il proprio vaccino. Dentro e fuori ha trovato persone vestite con colori sgargianti: rosso fuoco, verde brillante, giallo e arancio fluo. 
Eppure ai più sembrano invisibili, forse perché inconsciamente abituati a vederli operare in silenzio e con efficienza e discrezione. 
Ma non è un fatto scontato, basta chiedere cosa sia accaduto ieri a San Severo e sabato a Foggia dove pure è presente il personale della protezione civile, ma certe scene di delirio in Viale Canova non si sono praticamente mai viste. E non è una felice coincidenza, perché senza di loro la gestione delle attività sarebbe nel caos più totale, anche considerata la quantità variegata di persone che crede che tutto sia dovuto e che contribuisce ad aumentare le difficoltà fisiologiche di un’operazione che è semplicemente epocale. 
Avamposto fisico di un sistema che a regime funziona quasi sempre come un orologio, ad aggiungere meriti c’è il fatto che siano i primi ad accogliere e governare con grande sensibilità le tensioni di chi si avvicina al fatidico cancello verde, magari gestendo e risolvendo problemi che sarebbero da addebitare ad altri che non stanno nemmeno a Lucera, assieme al personale sanitario che da settimane vive più al palasport che a casa propria. Ma se medici e infermieri percepiscono il sacrosanto stipendo, i volontari no. Anzi non percepiscono proprio nulla, spesso neanche i ringraziamenti quanto mai doverosi per i sodalizi Guardie Ambientali, Radio Club “Cavalli”, Croce Rossa e Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta che, opportunamente turnati e organizzati, rimangono a disposizione per buona parte della giornata (festiva o feriale non fa più alcuna differenza) tra regolazione degli ingressi, conduzione dei percorsi, controlli e accessi a desk e box. 
Sono un patrimonio di protezione civile che la città possiede e di cui forse non si è ancora compreso il valore, tranne da parte di chi poi fa subito loro ricorso nelle situazioni di emergenza e difficoltà. Ricevendo sempre risposte positive e assicurazione di mezzi e capacità. Basti ricordare le settimane più dure della pandemia, con l'organizzazione degli aiuti alimentari e la consegna dei pacchi alle famiglie. E’ capitato che siano finiti anche nel tritacarne politico, ma se ci fossero delle risorse pubbliche da spendere in questo settore, sarebbero già state ampiamente ripagate. 

C'è un episodio per spiegare ancora meglio: qualche giorno fa hanno reagito senza batter ciglio anche alla richiesta di restituzione del frigorifero dove conservavano qualche bevanda fresca. Poi anche questo piccolo inconveniente è stato risolto, così come molti altri prima, a partire dal primo giorno di vaccinazioni quando sul parquet dell’impianto era più le cose che mancavano di quelle che la Asl aveva portato.

Anche in quella occasione la mobilitazione è scattata in pochi minuti ed è arrivato di tutto: computer, stampanti, carta, cancelleria, materiale di archivio, sedie, armadi, grazie all’efficace collaborazione tra un’istituzione pubblica (no, non era il Comune) e qualche privato cittadino, mostrando la differenza tra chi opera in anonimato ma con concretezza e chi ha utilizzato quello e altri luoghi come sfondo per fare selfie e/o rilasciare dichiarazioni di fuorviante onnipotenza. 

r.z.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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