20/07/2021 10:49:01

Cadere in ufficio e bidello fannullone

Anche una banale caduta in ufficio deve essere indennizzata dall’Inail. L’occasione di lavoro che fa scattare la prestazione previdenziale in favore dell’assicurato sussiste in tutte le situazioni nelle quali è insito un rischio di danno per il lavoratore, compreso quello improprio, e dunque non connesso allo svolgimento delle mansioni. E dunque si configura anche nell’incidente occorso al prestatore d’opera che sta camminando nel luogo di lavoro. 
Lo hanno stabilito i giudici della sesta sezione civile della Cassazione con l’ordinanza 17336/21, pubblicata il 17 giugno. È stato accolto il ricorso della dipendente pubblica: sbaglia la Corte d’appello di Palermo a riformare la decisione del tribunale che dopo l’infortunio in ufficio le aveva riconosciuto l’indennizzo in conto capitale per un danno biologico pari al 7%. Secondo la ricostruzione dei fatti, l'impiegata a metà mattinata si alza dalla sua postazione per prendere i fascicoli dal tavolo dove li ha messi l’addetto per posarli sulla scrivania e apporre il visto di chiusura. Ma, forse per il peso, cade rovinosamente a terra riportando una distorsione. Per i giudici di secondo grado non emergono elementi probatori che consentono di accertare con certezza la dinamica dell’accaduto e la riconducibilità alla nozione di infortunio sul lavoro. Trova ora ingresso la censura che denuncia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto come l’articolo 2 del testo unico 1124/65: il collegamento fra il sinistro e l’attività di servizio non risulta contestato dal momento che l’evento pregiudizievole si verifica durante il turno di servizio. E anzi il nesso emerge dalle stesse conclusioni del Ctu. L’occasione di lavoro, in effetti, comprende anche le condizioni ambientali oltre socio-economiche in cui si svolge l’attività del prestatore: non conta, dunque, se il danno al lavoratore provenga dall’apparato produttivo oppure dipenda da terzi ovvero da fatti o situazioni proprie dell’infortunato; l’unico limite è il rischio elettivo, che nella specie non può essere ravvisato. Va indennizzato dall’Inail, quindi, anche l’infortunio che scaturisce dal rischio improprio, in quanto insito in attività che sono soltanto strumentali allo svolgimento delle mansioni, ma comunque ricollegabili al soddisfacimento delle esigenze lavorative. La dipendente, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è andata subito in pronto soccorso dove ha accuratamente raccontato cosa le era accaduto, quando e in che modalità. Da lì, come da prassi, è partita la segnalazione all'Inail mentre la donna ha denunciato l'infortunio al suo datore di lavoro. Questo precedente adesso farà diritto.

Inoltre, dopo la legge Madia si può licenziare un dipendente pubblico per scarso rendimento. Dunque è legittimo il recesso adottato per “persistente insufficiente rendimento” dall’amministrazione nei confronti dell’assistente scolastico che rifiuta di effettuare la pulizia delle aule. E ciò perché, secondo lui, spetterebbe agli appaltatori convenzionati con la Consip: si tratta di un’attività che compete invece al personale Ata in base al contratto collettivo nazionale e l’inadempimento finisce per penalizzare l’organizzazione del plesso. È quanto emerge dalla sentenza 17602/21, pubblicata il 21 giugno dalla sezione lavoro della Cassazione. Diventa definitivo il licenziamento disciplinare inflitto al bidello: il decreto legislativo 75/2017 annovera fra le cause di recesso dell’amministrazione il rendimento insufficiente dovuto alla reiterata violazione degli obblighi che riguardano la prestazione lavorativa. Non giova al dipendente chiedere la valutazione della performance in ciascuno degli ultimi tre anni per verificare se è negativa: è escluso che la previsione della riforma Madia si applichi ai rapporti a termine, regolati dai criteri generali della giusta causa. È lo stesso lavoratore, poi, ad ammettere di aver detto no ai superiori che gli chiedevano di spazzare il pavimento oltre che pulire e spolverare i banchi di quattro aule. Ma dopo le lamentele di professori e alunni, i rimproveri scritti non sortiscono effetto, anzi il lavoratore minaccia denunce per mobbing. E si convince ancor di più che le pulizie non sarebbero compito suo. Il tutto mentre la tabella A del profilo di area per il personale Ata le prevede in modo esplicito accanto alle funzioni di accoglienza e sorveglianza di alunni e pubblico, mentre la possibilità di ricorrere a contratti di fornitura non esonera i dipendenti dalle mansioni. Senza dimenticare che la legge di bilancio 2019 stabilisce che debbano essere soltanto i collaboratori scolastici a utilizzare scopa e spazzolone. Insomma: al bidello è contestata una violazione grave ed è escluso che per il fatto addebitato il Ccnl preveda una mera sanzione conservativa, mentre le censure di omessa pronuncia sono inammissibili perché il ricorrente non trascrive la parte decisiva dell’atto di reclamo. Le “pecore nere” vengono quindi individuate con più facilità rispetto al passato. Sempre secondo D'Agata, la decisione è stata drastica e ha detto senza mezzi termini che è consentito licenziare il dipendente pubblico fannullone, se non adempie ai propri compiti e commette mancanze gravi per un periodo di tempo prolungato. Ovviamente, c’è un preciso iter da compiere per arrivare a questo risultato, ma la strada è ormai tracciata.

c.s.

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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